Vigilia al castello
L’autore
Michele Croese, nato a Sanremo nel 1970, si è diplomato in Pianoforte, Organo e composizione organistica e Clavicembalo presso il Conservatorio “Paganini” di Genova, e in Musica corale e direzione di coro presso il Conservatorio “Ghedini” di Cuneo. Ha conseguito un Postgraduate Diploma in Pianoforte presso l’Accademia “Chopin” di Varsavia e successivamente una Laurea in Lettere e un PhD in Letterature comparate presso l’Università di Genova. Concertista, operatore culturale e didatta in ambito musicale, ha pubblicato due CD per organo e tromba in duo con la moglie Izabela Szlachetko (Musica Instrumentalis. Sonate per tromba e organo nel secolo di Gio. Domenico Cassini, Intersound 2001; Il giardino di Armida, Ars Sonora, 2015), due monografie (La Commedia come partitura bachiana, ETS, Pisa 2001; “E guerra e morte”. Monteverdi traduttore del Tasso, ECIG, Genova 2007), varî saggi di comparatistica e musicologia, trascrizioni e ricostruzioni di opere di Vivaldi (“Tal che gioia apporte”. Le Stagioni di Vivaldi in una trascrizione per organo, Qu.A.S.A.R., Milano 2012) e Mozart (Two little sonatas for Nannerl, Da Vinci Publishing, Osaka 2020), nonché una raccolta di inediti attribuiti a Callimaco Manfredini (Fragmenta, Da Vinci Publishing, Osaka 2021).
È titolare di cattedra di Teoria dell’Armonia e Analisi presso il Conservatorio “Tomadini” di Udine.
I testi
La sera del 24 Dicembre del 1779 l’astronomo Jerôme Lalande arriva a Perinaldo (borgo medievale del ponente ligure), ospite del collega Giovanni Domenico Maraldi che, con la sua famiglia, lo accoglie nel proprio palazzo. Lo studioso francese deve portare segretamente a termine una delicata missione per conto di César-François Cassini, direttore dell’Observatoire di Parigi e nipote del già celeberrimo Giovanni Domenico Cassini.
In occasione della vigilia di Natale, dopo una cerimonia religiosa, i Maraldi organizzano nella loro casa una sontuosa cena cui partecipa anche don Michele Angelo Chianea, intraprendente e loquace prevosto di Perinaldo che racconta le vicende recenti e passate del paese.
Successivamente, nella biblioteca e nella specola del palazzo, Maraldi e Lalande si confrontano su varie questioni professionali, su tematiche riferite a religione e politica nonché sulle insidie della carriera; nel loro fitto dialogo, che si struttura come un commento erudito di libri scelti a caso, le storie delle famiglie Cassini e Maraldi e la storia stessa dell’astronomia e della cartografia si intrecciano, lasciando intravedere alcune delle scoperte più significative delle due discipline tra Seicento e Settecento.
All’alba del mattino seguente l’incontro fra questi due uomini così diversi porterà a un epilogo nel quale le loro personalità inconciliabili emergeranno a tutto tondo, nelle loro luci e (soprattutto) ombre.
Un romanzo storico accuratamente modellato su avvenimenti reali, che racconta in modo avvincente anche l’evoluzione delle scienze.
Michele Croese
Vigilia al castello
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ISBN-13: 978887536582-0
2025
pp. 136
cm 13 x 20,5
€ 15,00
La biblioteca dei Maraldi
Partito il prevosto Maraldi invitò il suo collega a seguirlo: «venga, Lalande, andiamo nella mia specola, che è anche il mio studio; avremo modo di parlare con calma».
«Prima, però, potremmo passare dalla biblioteca» intervenne il fratello dell’astronomo: «sono sicuro che Monsieur Lalande, da uomo di cultura e studioso di vasti interessi, apprezzerà la nostra singolare raccolta di libri di cui, forse, avrà già sentito parlare».
«Mi sembra un’ottima idea; se consentite mi aggrego volentieri anch’io» fu il commento entusiasta di Giacomo Filippo.
«Sta bene» annuì l’astronomo, con un’occhiata di disappunto; avrebbe evitato volentieri di prolungare l’attesa del colloquio con il suo collega, ma un diniego da parte sua, dopo il cortesissimo invito del fratello, sarebbe stato quantomai inopportuno.
Lalande era un bibliofilo: avrebbe accolto la proposta con entusiasmo già in una situazione normale. Gettò di nuovo uno sguardo rapidissimo sul pendolo: da lì al momento in cui aveva pianificato di portare a termine la propria missione mancavano circa sette ore. La prospettiva di intrattenersi a parlare amabilmente di libri con colleghi eruditi, dopo gli interminabili resoconti storici e artistici del prevosto gli sembrò, di primo acchito, il modo migliore per svagarsi e ingannare il tempo. Subito dopo, però, si chiese se non sarebbe stato meglio, per lui, ritirarsi quanto prima in solitudine, anziché continuare a esporsi in compagnia: la possibilità di un dialogo con i Maraldi gli offriva certamente maggiori occasioni di distrazione, ma la consapevolezza di dover svolgere l’incarico che gli era stato assegnato da César-Francois senza tradirsi, tenendo rigorosamente all’oscuro i padroni di casa, incombeva ogni momento e su ogni suo gesto, rendendo sempre più difficile, con la stanchezza, lo sforzo di assumere all’apparenza un comportamento il più naturale possibile. “In ogni caso” pensò, “devi ancora affrontarlo a quattr’occhi. Non resta che fare buon viso a cattivo gioco”. «Très bien!» disse a voce alta, «andiamo dunque a visitare questa vostra biblioteca».
«Noi ci ritireremo» disse a questo punto Chiara Maria: «Angela Caterina mi sembra provata ed è meglio che non si affatichi».
«Sì, non vorrei compromettere la mia convalescenza, già che comincio proprio ora a stare un po’ meglio… buonanotte Monsieur».
«Buonanotte a voi, Madames, e grazie per la vostra gentile compagnia» disse, con evidente soddisfazione, Lalande, ben contento di liberarsi della presenza imbarazzante ed ostile di Chiara Maria che, uscendo, lo squadrò un’ultima volta con fare sprezzante.
Partite anche le Signore, i quattro gentiluomini s’indirizzarono verso il lato nord della casa.
Giunsero in alcune stanze stracolme di libri. Lalande fu colto da un sincero moto di stupore: «splendida biblioteca, Monsieur. Complimenti vivissimi. Parbleu, ma quanti libri avete?».
«Diverse migliaia… li sto appunto catalogando. Mio fratello ha, come me, la passione per i libri» disse laconicamente l’astronomo.
Giacomo Francesco, invece, tratteneva a stento il suo orgoglio: «abbiamo il piacere e certamente anche il privilegio di custodire, in casa nostra, un piccolo tesoro che vorremmo tramandare alle generazioni future e che fa di Perinaldo, in questa prospettiva, un paese più unico che raro, nei paraggi; mi auguro solo che i nostri discendenti», e qui volse uno sguardo speranzoso verso il figlio, «sappiano preservarlo e valorizzarlo come merita».
«Siete stati voi a raccogliere qui questi volumi?».
«In parte. La formazione di questa biblioteca risale almeno alla seconda metà del Seicento, e fu probabilmente opera di nostro nonno Francesco. Abbiamo notizia di un furto da lui subito nel 1672, probabilmente in occasione del sacco di Perinaldo. Gli fu sottratto un pregevole libro di architettura di Lucio Vitruvio Pullione del valore di sei ducati, ch’egli recuperò poi anni dopo, nel 1686, a Breglio».
«Ah!».
«Non è questo l’unico genere di sottrazioni indebite che ha subito nel corso degli anni» intervenne prontamente l’astronomo. «Tre anni prima che ritornassi a Perinaldo il nostro caro e simpatico prevosto ci ha reso il gentile servizio di “mondarla” dalla nefasta presenza di varî libri proibiti, tra i quali il Decamerone, il Pastor fido e l’Aminta. Che passi ancora per il Decamerone, ma il Pastor fido e l’Aminta cosa abbiano da essere censurati lo sa solo lui, che magari adesso se li legge la sera prima di andarsene a dor…».
«A partire dal 1770» disse Giacomo Francesco, interrompendo bruscamente il fratello, «abbiamo acquistato a Torino le opere di Metastasio in dodici volumi, un’enciclopedia e molti altri libri. La sezione scientifica è ovviamente la più nutrita. Ma nel complesso la biblioteca riunisce testimonianze significative delle varie discipline che caratterizzano lo scibile umano».
«Addirittura?» commentò Lalande, con una punta di scetticismo.
«Sì, le sembrerà strano, ma è la verità; e forse, almeno per me, non è nemmeno questo l’aspetto più importante. Vede, mano a mano che passa il tempo io tendo a considerare sempre di più i libri di questa biblioteca come altrettanti fil rouge che legano saldamente le storie delle nostre casate, quella dei Maraldi e quella dei Cassini».
«Che intende dire?».
«Mio fratello intende dire» precisò un po’ piccato l’astronomo, «che ogni libro, per qualche verso, riflette gli interessi di un nostro parente o antenato (a partire dal nostro illustre prozio, o, come lo chiama lei, “il gran Cassinì”), tracciando in parte il suo orizzonte culturale e il suo profilo intellettuale in un determinato contesto e momento della sua vita, cui idealmente si riallaccia». […]
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