Un pallido puntino
L’autore
Paolo Montanari è nato nel 1953 a Sacile, in Friuli, e vive ormai da molti anni in Toscana, ad Arezzo. Sposato con un figlio, pensionato, è alla sua quinta raccolta di aforismi. Il volume precedente, Ingannare l’infinito (Joker, Novi Ligure 2023) ha vinto il premio “Torino in Sintesi” 2024.
I testi
Senza alcuna svicolante indulgenza, anche se con una buona dose di pietas, l’autore inanella una serie di osservazioni pacate per quanto inequivocabili, nette nel rispetto di alcuni punti fermi ma capaci di adattarsi alle cavità e convessità dell’essere umano inteso come moltitudine di singolarità, forse di eccezioni.
Ci viene ricordato che il nostro mondo e il nostro esistere probabilmente non li possiamo capire, almeno in assoluto, ma possiamo scegliere l’altezza da cui osservarli; e che ogni comprensione, se non genera trasformazione e miglioramento per sé e per tutti, è sterile. A livello profondo possiamo misurare ma non capire nelle sue molte implicazioni l’altezza del nostro volo, però possiamo conoscere la felicità delle nostre ali, in una consapevolezza che fa dialogare individuo e cosmo. Occorre amare e curare il percorso ma ricordare che esso non è la meta (“Tutti vedono che il Re è nudo, nessuno sa rivestirlo”), e mantenere uno sguardo ampio consapevole che perseguire la propria centralità significa spesso condannarsi all’isolamento, e prendere le distanze da qualcosa significa sempre avvicinarsi a qualcos’altro.
Sandro Montalto
Paolo Montanari
Un pallido puntino
ISBN-13: 978 88 7536590-5
2025
pp. 80
cm 15 x 21
€ 14,00
Non possiamo capire il mondo però possiamo scegliere l’altezza da cui guardarlo.
L’identità biologica evolve per conservarsi e muore; la coscienza si fa immobile per dissolversi e trova l’eternità.
Gli aforismi sono chiodi di una arrampicata solitaria.
Non è razionale confinarsi nella ragione.
Comprendere il limite del proprio capire è quanto di più illimitato si possa capire.
Armonia: integrare la molteplicità senza disintegrare l’identità.
Invidiare Dio perché sa o perché può?
Dio è la risposta più abusata al mistero del bisogno di trascendenza.
La purezza del bambino dura finché il mondo non entra in lui; la purezza del vecchio inizia quando espelle il mondo da sé.
Costrette nella semantica le parole appassiscono.
Il dialogo è spesso un alternarsi di monologhi.
La creatività è per sua natura irresponsabile.
Ci sono persone così sensibili che per non soffrire ignorano la sofferenza altrui.
Senza reciprocità la libertà diventa sopraffazione.
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