Memorie da una casa di riposo

L’autore

Nato nel 1952, Gian Maria Panizza vive in provincia di Alessandria. Ha conseguito la laurea in Estetica all’Università di Torino con una tesi su Stephen King e la letteratura horror americana.
Impiegato presso l’Archivio di Stato di Alessandria (Istituto del Ministero per i Beni Culturali) dal 1983 al 2017, dapprima come documentalista, in seguito come funzionario archivista e da ultimo (dal 1999) in qualità di direttore.
Ha svolto ricerche nell’àmbito della storia dei processi per stregoneria (dal 1988); ha pubblicato documenti inediti, redatto la voce “Sabba” per il Dizionario storico dell’Inquisizione (Scuola Normale Superiore di Pisa) ed organizzato convegni su questi temi.
Si è sempre occupato di letteratura fantastica, scrivendo racconti.
Per Edizioni Joker ha pubblicato: Parvenze, visioni, presagi. Soprannaturale in versi (2022) e Ombre, spiriti, spettri. Seconda raccolta di soprannaturale in versi (2025), due antologie di traduzioni di poesie; I frammenti dello specchio. Divagazioni intorno al Sacro, all’Indicibile, all’Immaginario (2025), testo di saggistica; La luce breve (2023), un racconto lungo.

I testi

Scena: una vetusta Casa di Riposo, celata fra gli alberi di un parco e la campagna circostante. Personaggi principali: gli Ospiti novantenni o più, in maggioranza donne, gli infermieri, gli Operatori Sociosanitari, il Presidente, i Direttivi… Tra una festa di compleanno, un risotto, una torta, la tombola ed il karaoke, qualche Anziana discretamente si congeda da una vita di clausura bene organizzata. Ma l’aria che si respira, piena del rancore e della disperazione delle ricoverate, smemorate e dementi, o interpreti volenti o nolenti di una calcolata rivolta, potrebbe essere quella di un romanzo di Dame Agatha o del King Of Horror: livida di notti insonni e di tentate evasioni. Invece si tratta di una dolente partecipazione, “dall’interno”, dell’autore ai frammenti disgraziati e dispersi di vite che finiscono in sedia a rotelle e alle quotidiane fatiche misericordiose degli OSS per nutrire, accudire e sostenere persone che non sarebbero più in grado di vivere sole e private di dignità ed autonomia (ma non di un sorprendente senso dell’umorismo…). Un messaggio di dedizione e fraternità, prodigate a chi è giunto ad imbarcarsi per l’ultimo, prossimo viaggio.

Memorie da una casa di riposo

1.

                                                                       Perché gridi così?

                                                                       – Non lo so, ma non posso farne a meno.

Ottobre. Mr. Parkinson mi reclama. È ora di smettere di tergiversare. Una camera mi attende in una Struttura a poca distanza dalla città, dove iniziano le colline.
Nell’oscurità si intuiscono le sagome degli alberi. La Struttura è situata in un parco. Ci arrivo come un fagotto, con l’auto di amici provvidenziali.
Suoniamo.
Si apre il cancello.
Vengo immediatamente installato in una sedia a rotelle.
Sarà la mia compagna per il tempo a venire.
Questi sono suoi familiari?
No, sono amici. Non ho più parenti, né moglie, né figli.
Firmo alcune carte. Le vacanze sono finite. Do il consenso al mio internamento.
Percorrendo un lungo corridoio si fanno sentire urla, sempre più vicine. Oltre una porta di sicurezza.
L’Oss che spinge la carrozzella, una signora dal viso benevolo e la divisa bianca , mi rassicura: Sì, sembra che squartiamo qualcuno, ma vedrà, tutti i giorni è così… ci si abitua… alcuni ospiti, malgrado le terapie…
Saliamo in un ascensore foderato di metallo luccicante.
Sbuchiamo al primo piano. Tutto intorno è scrupolosamente pulito e lucidato, il pavimento grigio, le pareti verzoline e gialle. Estintori rossi. Tutto ben illuminato. Grandi finestre senza tende.
Oltre i vetri, il buio è in agguato.

4.

                                                                       E danzano i defunti in cima al colle


Ecco Ines. Era simpatica, di notevoli proporzioni e con un vivo senso dell’umorismo. Da un po’ piangeva e piangeva. E si lamentava: Ohi, ohi, ohimè, me: non mangio, lasciatemi stare, portatemi a dormire… E chiedeva: Ma chi mi sta dietro la schiena? Chi mi sta alle spalle?Ahi, ahi, c’è qualcuno…
Stanotte ci ha lasciati. L’Angelo Sterminatore era venuto per lei. E l’ha aspettata.
Certe volte questo posto mi sembra una Casa dell’eterno riposo: ieri è morta un’ospite, oggi un’altra; dei decessi le Oss parlano con sommesso e sommario rispetto.
Guardano alla Nera Signora con la dignità frugale di chi, senza tante storie, si prende cura dei corpi abbandonati da רוח, Ruach, il Soffio vitale, e li lava, e li veste. Rossana mi disse che, una volta, aveva tenuto la mano ad un poveraccio cui toccava faticare ad andarsene.

Gian Maria Panizza 

Memorie
da una casa di riposo

ISBN-13: 978887536603-2

2026

pp. 162

cm 15×21

€ 14,00

Contattaci

Edizioni Joker
Via Crosa della Maccarina, 28/B
15067 Novi Ligure (AL)
Tel/fax 0143.322383
e-mail: info@edizionijoker.com