La contingenza

L’autrice

Alicia Genovese è nata a Buenos Aires, in Argentina, nel 1953. Ha pubblicato più di 15 libri di poesia. La sua opera completa, La línea del desierto (2018), raccoglie la sua produzione poetica fino a quella data, con titoli di spicco quali Puentes, Aguas, La hybris e La contingencia. Più recentemente sono stati pubblicati Oro en la lejanía (2021) e La invención del equilibrio (2024), oltre a un racconto autobiografico intitolato Ahí lejos todavía (2019).
La sua attività di saggista comprende titoli quali Leer poesía. Lo leve, lo grave, lo opaco (FCE, terza edizione 2025) e Poesía y errancia (Entropía, 2025).
Vive a Buenos Aires e trascorre lunghi periodi sulle isole del Delta del Paraná. Ha vissuto negli Stati Uniti per diversi anni, dove ha frequentato corsi di specializzazione. Si è laureata in Lettere presso l’Università di Buenos Aires.
Ha ricevuto riconoscimenti quali la borsa di studio John Simon Guggenheim, il Premio Sor Juana Inés de la Cruz con La contingencia (Méssico 2015), il Premio Municipale del Governo della città di Buenos Aires e il Premio Nazionale di Poesia.
Le sue poesie sono state pubblicate in Canada, La ville des Pontes (antologia bilingue francese-spagnolo, 2001), in Messico, La contingencia (2015), negli Stati Uniti Bridges (2024) e in Cile con Ligeros equilibrios. Antología (2026).
Attualmente è docente titolare presso il corso di laurea in Arti della Scrittura dell’Università Nazionale delle Arti di Buenos Aires.

Alicia Genovese

La contingenza

Cura e traduzione dallo spagnolo di Monica Liberatore

ISBN-13: 9788875366094

2026

pp. 126

cm 13 x 20,5

€ 16,00

I testi

Alcune cose si danno per scontate finché, all’improvviso, vengono a mancare, si assentano, smettono di presentarsi all’appuntamento fisso e fanno balbettare la grammatica del prevedibile. Un intero mondo crolla in quei momenti di pura fragilità in cui il bozzolo dell’io rimane in balia dell’aperto. Alicia Genovese conosce fin troppo bene quelle fratture nel ritmo del tempo; è in esse che trova lo spunto per la poesia, anche se poi ne dissolve la coloritura e si offre, radiosa, a nuovi intoppi.
«Dietro una poesia c’è una contingenza», afferma la poetessa. E infatti il dolore e l’imprevedibile a volte mettono in scacco le nostre vite. Il mondo sembra perdere il suo giusto binario. Davanti a queste circostanze, Quando tutto sembra svanire, Alicia Genovese si reinventa, affina l’ascolto, tende lo sguardo, si lascia abbracciare dall’improvvisa irruzione di un altro ordine che trasforma, con squisito stupore, il mondo che la circonda. La contingenza esistenziale viene lucidamente registrata e messa in atto mediante una scrittura poetica complessa e traboccante di significato. La poetessa argentina sa che «le circostanze mutano / i luoghi cambiano / ma a volte accade». Per questo è ora di «Aprire gli occhi e passare, / è tempo, // la possibilità / può sfuggire».

* * *

 

Due camelie

 

Ho tagliato due camelie, due luci
nel verde scuro
del primo mattino,
dal gelo di luglio
appena dissipato.

Dal freddo del giardino
le ho portate,
bianche,
un tessuto antico, un amido
d’infanzia, per scaldare la tavola.

In un petalo un segno
rossastro, un’imperfezione
come una ferita
tra il bianco denso
e le sue perfette ombre neutre.

In ogni camelia
una linea incarnata,
un tocco di pugnale
come tutta la bellezza
che genera la vita
e devia.

In ogni fiore schiuso
il suo bianco,
un centro nuovo, indomabile
per l’occhio sonnolento
accecato dall’eterna ripetizione.

Camelie,
acqua fredda sul viso
del risveglio.

 

* * *

 

La contingenza

 

La poetessa va a insegnare
in Florida, ironizza nel suo taccuino
e allontana,
l’arrivo a una realtà
piena di uccelli
e di rami assoluti.
Nuove chiavi
per una nuova casa,
affacciata sul bosco,
sospesa su un burrone,
a metà strada
tra gli alberi più grandi,
dove gli stessi polmoni
respirano, in quella confusione
di ossigeno e fotosintesi.
Una casa nel bosco di Florida
dove prepara programmi:
poesia e paesaggio,
poesia e violenza,
mentre il suolo boschivo assorbe
nel suo tempo incommensurabile
il secco e il fermentato,
mentre alla finestra
i cardinali
in secondi inafferrabili
appaiono e si nascondono,
rossi
come non era più possibile
pensare degli uccelli.
Le sue note dicono
che i verbi nelle poesie
si coniugano solo al presente
anche se il tira e molla del passato
li ritarda,
anche se l’irrealtà
del congiuntivo li sommerge,
tutto si alza e respira
nell’inafferrabile contingenza.
Ecco la sua contingenza:
quell’essere precario di mobili
prestati e cassetti semivuoti,
un paesaggio d’aria
che pulisce il cuore
da vini aspri e sguardo feroce,
che spinge con la sua brezza
un esodo
di popoli migranti.
Ecco la sua contingenza:
il cambiamento insistente di scena
l’alzarsi in volo
dei cardinali, vermigli
e ocra delle femmine,
che nella realtà riportano
l’imprevisto.
Un cielo leggero, una nota minore
per lasciare aperto
ciò che non si chiude e guardarli:

uccelli alla finestra,
e nelle poesie
del leggero equilibrio.

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