Dispense filosofiche

L’autore

Emil Cioran, secondogenito di Emilian Cioran e Elvira (Comaniciu) Cioran, nasce l’8 aprile 1911 a Resinár – all’epoca cittadina austro-ungarica e oggi conosciuta come Rășinari –, ubicata nel distretto di Sibiu nella regione storica della Transilvania.
Il padre era il prete ortodosso del villaggio e suo nonno, Șerban Cioran, svolgeva l’incarico di economo sempre all’interno della chiesa. La madre Elvira proveniva da un ambiente sociale benestante: era figlia di un notaio pubblico al quale l’impero austro-ungarico aveva conferito il titolo di barone.
Durante la prima guerra mondiale, i genitori di Emil, come molti intellettuali di origine romena, furono confinati dalle autorità austro-ungariche; il padre a Sopron (Ödenburg) e la madre a Cluj (Klausenburg), lasciando i figli alle cure della nonna a Rășinari.
Dopo gli studi classici compiuti al liceo Gheorghe Lazăr di Sibiu, all’età di diciassette anni Cioran iniziò a studiare filosofia presso l’Università di Bucarest. Frequentando l’università, ebbe modo di fare conoscenza con Eugène Ionesco e Mircea Eliade, con cui rimase in buoni rapporti di amicizia per tutta la vita. Altri amici stretti furono il filosofo Constantin Noica e il pensatore “socratico” Petre Țuțea (noto poi come militante ortodosso antisemita e dissidente anticomunista), influenzati anch’essi dal controverso maître à penser Nae Ionescu.
Avendo un’ottima conoscenza della lingua tedesca, i suoi primi studi s’incentrarono prevalentemente su filosofi quali Immanuel Kant, Arthur Schopenhauer e, soprattutto, Friedrich Nietzsche.
Prima di pubblicare il suo primo libro, Pe culmile disperării (1934), ottenne una borsa di studio presso la fondazione Humboldt, grazie alla quale si trasferì a Berlino nel 1933, dove entrò in contatto con Nicolai Hartmann e Ludwig Klages, poi a Dresda e a Monaco di Baviera, dove assisté all’instaurazione della dittatura hitleriana e alla sua definitiva presa di potere nella notte dei lunghi coltelli (1934).
Pur professando il suo scetticismo> verso tutti gli idealismi e dichiarandosi persecutore dell’utopia, in quegli anni si entusiasmò di fronte al vitalismo e al misticismo dei nazisti.
Al suo rientro in Romania, nel 1935, ebbe rapporti, fino alla vigilia della seconda guerra mondiale, con il locale movimento fascista della Guardia di Ferro, senza però aderirvi effettivamente.
Avvenne in questi anni, tra il 1936 ed il 1937, la pubblicazione dei successivi tre libri di Cioran in romeno, tra cui Schimbarea la față a României (Trasfigurazione della Romania), pubblicato alla fine del 1936, che gli valse l’etichetta di anti-semita (sebbene, nonostante alcuni accenti xenofobi, il libro sia principalmente l’espressione di un paradossale “regolamento di conti” con la società romena).
Dal 1937 Cioran è in Francia, dove assiste con preoccupazione allo scoppio della seconda guerra mondiale, e da dove, dal 1941, non si muoverà più. Dal 1940 in poi, e ancora di più nel dopoguerra, cambiò radicalmente idea anche sugli ebrei, definendo ognuno di loro come suo “fratello nel dolore”, e ciò ancor prima che venisse fatta piena luce sullo sterminio avvenuto per mano nazista. Già all’epoca dell’invasione tedesca della Francia, egli aveva maturato una fortissima avversione per le sue precedenti idee, rinnegando il suo pamphlet del 1936.
Nel 1937 si trasferì come detto in Francia con una borsa di studio dell’istituto francese di Bucarest per fare una tesi di dottorato. Continuò a scrivere gli ultimi testi in romeno, la maggior parte rimasti inediti, fino alla fine della guerra. Nel 1946 il governo rumeno installato dai sovietici, con la monarchia disciolta definitivamente nel 1947, e a guida comunista con primo ministro Petru Groza, gli vietò il ritorno come ex “simpatizzante legionario”. Cioran non rientrerà più in Romania, neanche dopo la rivoluzione romena del 1989, a causa di problemi di salute che lo colpiranno in età avanzata. Dal dopoguerra al 1989, quando il regime comunista rumeno lo privò della cittadinanza e divenne apolide, Cioran visse poi con lo status di rifugiato a Parigi, non chiedendo mai la naturalizzazione francese.
Colto dalla malattia di Alzheimer intorno agli anni novanta, morì a Parigi il 20 giugno 1995 all’età di 84 anni.

I testi

Il presente volume raccoglie parte delle dispense di Emil Cioran redatte tra il 1928 e il 1931, negli anni della sua formazione universitaria a Bucarest. Si tratta di materiali eterogenei – appunti di corso, riassunti, analisi critiche, brevi saggi e frammenti tematici – che documentano in modo diretto il laboratorio intellettuale del giovane pensatore. Queste carte non furono concepite come testi destinati alla pubblicazione, ma come strumenti di studio, esercizi di assimilazione dottrinale e prime prove di elaborazione concettuale. La seconda parte del lavoro includerà le cosiddette Dispense letterarie, dove Cioran si confronta con i maggiori scrittori e pittori della tradizione occidentale.
La scelta delle dispense incluse nel presente volume si basa su un criterio tematico volto a mettere in luce tre assi fondamentali della formazione cioraniana: Filosofia, Religione-Antropologia e Tragico. Tale suddivisione non impone un ordine artificiale ai materiali, ma consente di cogliere le linee di forza che attraversano l’intero corpus: l’assimilazione critica dei sistemi filosofici; l’interesse per una descrizione dell’uomo che intreccia antropologia e religione; e l’emergere precoce di una concezione tragica dell’esistenza che anticipa la cifra espressiva delle opere mature.
Le dispense provengono dal fondo dei manoscritti romeni di Cioran resi noti in occasione dell’asta parigina del 2011, durante la quale furono recuperati numerosi documenti del periodo 1927-1947. L’intero lotto venne acquistato dal collezionista romeno George Brăiloiu, che ne dispose successivamente la donazione alla Biblioteca Academiei Române, oggi responsabile della loro conservazione.
Tra gli 82 lotti messi all’asta all’Hotel Drouot Richelieu di Parigi figurano, tra le tante carte, “Il tragico quotidiano”, “L’adolescenza”, “Max Stirner”, “L’intuizionismo contemporaneo”, “Considerazioni sul problema della conoscenza in Kant”, Il libro delle lusinghe, Lacrime e santi – oltre a cartoline e lettere indirizzate a genitori e altri parenti, fotografie, la laurea in filosofia e lettere datata 23 giugno 1932 e documenti.
Le Dispense sono incluse nell’edizione istituzionale delle Opere, vol. II (Academia Română / Fundația Națională pentru Știință și Artă), che integra i documenti giovanili sotto la sezione dedicata ai Manuscrise. Pertanto, la presente raccolta si basa sulle stesse tracce documentarie indicate dall’edizione istituzionale.
Le fonti pubbliche documentano inoltre l’avvio di un progetto istituzionale volto alla digitalizzazione e alla catalogazione dei manoscritti, affinché possano essere messi progressivamente a disposizione della ricerca; al momento della redazione di questa nota, tuttavia, l’accesso pubblico e la catalogazione dettagliata (inventari completi con titoli, datazioni e descrizioni puntuali di ogni fascicolo) possono risultare parziali o in fase di completamento.


SUL CRISTIANESIMO

Il cristianesimo racchiude in sé molti elementi fatalistico-deterministici; il suo stesso fondamento metafisico si basa sull’affermazione del determinismo, un determinismo che però differisce molto da quello antico, materialista e scettico.
Per il paganesimo, l’uomo è determinato da una forza esterna, da una fatalità implacabile; tuttavia, la determinazione non avviene nel senso di un’ascensione al divino. Cioè, la determinazione dell’individuo non è rivolta verso il divino e l’a-cosmico, come nel cristianesimo, ma al cosmico e all’umano. Nel cristianesimo, il determinismo è finalizzato al divino. Il determinismo metafisico cristiano può essere stabilito senza il rischio di oltrepassare il rigore intrinseco di questo sistema religioso.
L’uomo individualizzato si è separato dall’unità originaria nella quale conservava un’armonia del tutto incorruttibile. La sua visione non era andata oltre il regno delle manifestazioni paradisiache perché, oltre al Paradiso, non esisteva alcuna realtà, se non quella priva del brivido vitale.
La separazione dall’unità originaria è la causa della caduta dell’uomo. In che modo l’uomo si è staccato da questa armoniosa felicità iniziale? A causa della nostalgia della conoscenza e di questo slancio volto a rivelare ciò che, alla fin fine, costituisce l’inafferrabile e l’inconoscibile.
Scopro, in questa prima manifestazione del cristianesimo, una viva accentuazione di un pessimismo che non è stato ancora esaminato. Infatti, se la nostalgia primordiale della conoscenza manifestata dall’uomo, se il primo slancio verso l’affermazione della propria individualità distinta dall’amorfismo dell’ambiente è stato punito, dimostra che il persistere nel vuoto dell’individuo – immesso in questa unità totale e iniziale, privo di una propria percezione e coscienza – potrebbe condurre l’uomo alla felicità? La vanità dell’esistenza individuale, con tutta la sua processione di nostalgie per la conoscenza, con tutto il suo slancio verso l’ascesa alla perfezione è una semplice illusione? Evidentemente è così. Ma allora, il processo dell’esistenza umana si formulerebbe nel tormento tragico e disperato di alcuni condannati, l’esistenza umana si proietterebbe cupamente come il calvario di una crocifissione sul Golgota di tutte le disillusioni; alla fine di tutte le nostre illusioni siederebbe il fantasma ripugnante e scoraggiante del primo essere che ha assaporato la conoscenza. Dall’assoluto e dal metafisico arriviamo all’etica; dalla realtà trascendente della primordiale caduta nel peccato approdiamo alla realtà etica dell’essere scoraggiato che si sente implicato nell’ineluttabile fila di uomini condannati.
Il cristianesimo si avvicina alla perfezione irreprensibile di un sistema grazie agli argomenti che fornisce per salvare la propria unità strutturale e ideologica. Sì, è vero che l’uomo è stato condannato; ma nonostante ciò, non gli è stato negato l’ideale. Sarà redento. La sua esistenza perde i lineamenti della tragedia, oltrepassa l’ambito del dramma misterioso e fatalista; alla sua fine troveremmo, [contornato] di azzurro e sereno, la magnificenza della felicità primordiale. In che cosa consiste tale magnificenza? Nella realizzazione spirituale del divino.
In che modo? Fondendosi con l’unità divina originaria, che è Dio stesso. L’uomo, potrà realizzare tutto ciò solo grazie alla nostalgia, eternamente nutrita, del divino, solo attraverso la realizzazione interiore di un ideale etico. In questo senso, il cristianesimo si differenzia dal paganesimo. Il determinismo di quest’ultimo si realizza in ambito puramente cosmico, privo del divino.
La metafisica del determinismo pagano non finalizzava l’attività dell’uomo nella fusione con il divino, ma solo con il cosmico; da qui la sua struttura eminentemente materialista. L’uomo, forma della materia, è guidato da una forza esterna; ma la finalità della sua esistenza non è la trascendenza della materia, bensì la sua unione con la sua totalità. Come un’onda nell’increspatura del mare, l’uomo è una forma transitoria e deperibile della materia. La sua esistenza è un’effimera autocoscienza della materia che ritorna nel nulla dell’incoscienza totale. Negando un sostegno, una guida metafisica all’oscillazione dell’esistenza, l’antichità elevò le sue pietose preghiere agli dei. Tuttavia, lo scopo dell’uomo non è la divinità: questa rimane la forma indivisa nel tragico tormento cosmico.
Il cristianesimo ha salvato la tragicità pessimistica della caduta nel peccato grazie alla realizzazione, storica e spirituale, del divino.
Il cristianesimo, privo di un proprio orientamento metafisico nei confronti del divino, sarebbe la più scoraggiante concezione di vita che, in questo caso, assumerebbe l’aspetto di una tragedia da attuare con il suicidio. L’ascesa verso il divino, realizzata storicamente, avvia il cristianesimo verso una filosofia della storia impregnata di tanta metafisica. Berdjaev aveva sintetizzato questa filosofia storica cristiana nel processo di divinizzazione dell’umanità; l’umano tornato alla propria realtà originaria: il divino.

20 febbraio 1929

Emil Cioran 

Dispense filosofiche

A cura di Arlindo Hank Toska

Traduzioni di Magda Arhip

Postfazione di Giovanni Rotiroti

ISBN-13: 978887536596-7

2026

pp. 172

cm 12×22,5

€ 16,00

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