Controvento
Dall'Albania a Bruxelles: diario di un'Europa possibile
L’autore
Eriseld “Seldi” Zeneli è nato in Albania nel 1992 e cresciuto a Bologna, dove si sono radicati in lui il valore dell’incontro tra culture diverse e l’idea di un’Europa unita. Oggi vive in Lussemburgo e lavora nelle istituzioni europee, dopo aver completato gli studi in Management presso la Luiss Business School. Da sempre impegnato nell’attivismo e nel volontariato, dedica le sue energie alla promozione dell’inclusione e dell’uguaglianza, e al sostegno delle persone più fragili. Controvento è il suo esordio editoriale.
I testi
Da una piccola cittadina albanese agli uffici di Bruxelles, passando per le aule di una scuola di provincia italiana: Controvento è il racconto di un viaggio che è insieme fuga e rinascita.
Con una voce limpida e intensa, l’autore ripercorre il proprio passato per parlare di tutte le storie di chi cresce tra due mondi, di chi cerca un posto da chiamare “casa” e il coraggio di restare sé stesso anche quando il vento spinge altrove. Un libro che unisce memoria e speranza e che trasforma l’esperienza personale in un messaggio universale sull’identità, la libertà e sull’Europa che, giorno dopo giorno, possiamo ancora scegliere di costruire – più giusta, più umana, più nostra.
Eriseld “Seldi” Zeneli
Controvento
Dall’Albania a Bruxelles:
diario di un’Europa possibile
Prefazione di Brando Benifei
I FuoriCollana
ISBN-13: 978887536587-5
2025
pp. 74
cm 13×21
€ 13
Chi guarda l’Europa dall’esterno la immagina spesso come un grande cantiere sempre in fermento, dove leader e funzionari costruiscono compromessi tra Paesi diversi. Dall’interno, la prospettiva cambia: scopri che è una macchina vasta e meticolosa, fatta di regole, procedure e passaggi che si incastrano come ingranaggi.
Questo sistema garantisce trasparenza e condivisione, ma procede con la prudenza di chi deve mettere d’accordo 27 Paesi, ognuno con le proprie priorità.
Ricordo una riunione in cui un progetto di formazione interna, a cui avevo lavorato per settimane, venne rinviato “a data da destinarsi” per questioni di budget.
Uno dei colleghi sospirò: «Peccato, era un’idea che avrebbe fatto la differenza».
E io, cercando di smorzare l’amarezza, risposi con un sorriso: «L’Europa ci mette tempo… ma quando decide, lo fa bene».
Non era solo una frase di circostanza: era un promemoria per me stesso.
La lentezza, per chi ha voglia di vedere i progetti crescere rapidamente, può essere frustrante. A volte le proposte si arenano per mancanza di fondi, per visioni troppo prudenti o semplicemente per la difficoltà di trovare un compromesso.
È il lato meno entusiasmante del lavoro, ma è parte della sua natura.
Eppure, la “bolla UE” non è un mondo freddo o distante. Dietro le scrivanie ci sono vite normali: genitori che corrono via per prendere i figli a scuola, colleghi che discutono di dove trovare i migliori croissant, stagisti che organizzano partite di calcetto il venerdì sera. È in questi gesti che si ricorda come l’Europa non sia fatta solo di trattati, ma di persone.
A volte il clima politico sembra inghiottire tutto, lasciando in ombra la vita reale dei cittadini. Ma basta poco – una decisione importante, la visita di un gruppo di cittadini, una testimonianza diretta – per riportare l’attenzione a terra.
La vera sfida dell’Unione non è avviare progetti rapidi, ma trovare accordi solidi in mezzo a differenze enormi. È un esercizio di pazienza che, quando riesce, produce risultati che nessun Paese potrebbe ottenere da solo.
Per questo, quando le cose rallentano, non lo vedo sempre come un difetto. È il prezzo – e il valore – di decidere insieme. Perché unire richiede più tempo che dividere, ma il legame che ne nasce è sempre più forte.
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