Come il ginepro, la mia gente
Favole, schizzi e miniature per raccontare la Finlandia
L’autore
Juhani Aho, pseudonimo di Johannes Brofeldt (1861-1921), è considerato uno dei fondatori della narrativa moderna finlandese. Nato a Lapinlahti e formatosi all’Università di Helsinki, fu protagonista di una stagione decisiva per l’affermazione del finlandese come lingua letteraria. La sua opera si distingue per la fine analisi psicologica dei personaggi e per la rappresentazione intensa della vita rurale, colta nel momento di transizione tra tradizione e modernità. Esordì con Rautatie (La ferrovia, 1884), testo innovativo per la sua prosa impressionistica, seguito da altre opere fondamentali come Papin tytär (La figlia del pastore, 1885) e Papin rouva (La moglie del pastore, 1893). In Juha (1911), ambientato in Carelia, Aho raggiunge una tragica intensità narrativa. Autore prolifico anche di articoli, racconti e bozzetti, è proprio nella prosa breve, come quella qui presentata, che il suo stile storico, narrativo e a tratti poetico trova la sua espressione più alta e compiuta.
I testi
In questo volume si è fatto riferimento alla corposa edizione del 1921 di Katajainen kansani (Come il ginepro, la mia gente; prima edizione finlandese 1899), che contiene 44 testi di vario genere, a cui si è pensato di aggiungere sei Lastuja (Trucioli; prima edizione finlandese 1881) nell’edizione del 1920, per fornire un quadro più completo possibile del commento letterario dell’autore agli eventi sociali e politici dell’epoca. Le forme in cui si manifesta il talento di Aho come storico della contemporaneità sono soltanto all’apparenza “leggere”; vi si trovano allegorie naturalistiche, favole, scene dialogiche, racconti realistici, meditazioni liriche, satire e prose di viaggio. Questi testi rappresentano un documento letterario di straordinaria rilevanza storica, innanzi tutto per la loro immediatezza temporale. Aho non scrive con il distacco retrospettivo dello storico, ma nel vivo degli eventi: la maggior parte dei testi porta la data del 1899, l’anno stesso del Manifesto di Febbraio, un decreto che di fatto subordinava la legislazione finlandese agli interessi dell’Impero russo, minando l’autonomia che la Finlandia aveva gelosamente preservato per quasi un secolo. Questa contemporaneità conferisce ai racconti un’urgenza e un’autenticità che nessuna ricostruzione posteriore potrebbe eguagliare. Aho registra le reazioni a caldo, lo sgomento iniziale, la rabbia, poi la riorganizzazione della resistenza, trasformando la letteratura in cronaca emotiva di una nazione sotto assedio. Il lettore moderno può così accedere non solo ai fatti storici, ma al clima psicologico di quei mesi cruciali, alle speranze e ai timori che animavano i finlandesi mentre si decideva del loro destino.
Juhani Ago
Come il ginepro,
la mia gente
Favole, schizzi e miniature
per raccontare la Finlandia
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ISBN-13: 97888753661-8
2026
pp. 170
cm 13 x 20,5
€ 16,00
Pubblicato con il contributo di

Bandiera blu e bianca della Finlandia, non sventolerai più in cima ai pennoni nei giorni di festa, non ci darai più il benvenuto alle celebrazioni patriottiche.
Il tuo pennone è spoglio, le corde allentate schioccano contro l’asta senza tregua, sferzate dal vento.
Fu la raffica impetuosa dell’odio a lacerarne la tela, fu l’uragano della gelosia a trascinarla via.
Ma a che giovano ormai le bandiere che si gonfiano al vento e i vessilli che ci salutavano?
Sventolano comunque, benché sia proibito innalzarle; le vediamo, benché sia loro vietato apparire.
Un tempo ne notavamo appena l’esistenza. Passavamo indifferenti dinanzi a esse; ora il loro fulgore ci colpisce da lontano, con la luce della loro assenza.
Un tempo si confondevano tra fiori e festoni; oggi, fra tutti gli addobbi delle piazze in festa, sono i soli ornamenti che ci stiano a cuore… Gli sguardi salgono tutti alla sommità delle aste nude, ed è adesso soltanto che le vediamo agitarsi nella brezza. Le vediamo dispiegarsi e salutarci come non fecero mai prima. Ci pare di scorgere bandiere sulla cresta di ogni tetto, ne intravediamo sulle cime degli abeti, ne notiamo sui rami delle betulle, e ancora ci salutano dall’alto dei pennoni. Le vediamo perché vogliamo vederle.
Credevano dunque di averle rapite per sempre? Credevano che avremmo potuto morire senza rivederle, dimenticando i nostri colori per adottare quelli d’altri?
Non sanno forse che la bandiera di Finlandia si dispiega ogni volta che una nuvola estiva, dalle curve candide, veleggia sul cielo azzurro; che i nostri colori risplendono dovunque le cime innevate si stagliano all’orizzonte; che il nostro vessillo pare sventolare laggiù, sull’immensità dei laghi, al passaggio di una vela bianca?
Potranno forse proibire alle nuvole di errare sotto la volta celeste? Alla neve di brillare del suo candore intatto, ai nostri laghi di scintillare immensamente azzurri, come un tempo?
Costringeranno il cielo a mutare colore, la neve a ingrigirsi? Impediranno al sole di illuminare le vele coi suoi raggi?
Le loro mani giungeranno mai a quelle bandiere? Riusciranno mai a strapparle?
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