Cinque giorni a Teheran
L’autrice
Elena Mobasser si è laureata in Medicina e Chirurgia all’Università di Palermo e ha ottenuto la specializzazione in Psichiatria presso l’Università di Napoli.
Svolge attività di libera professione nel proprio studio privato, in qualità di psicoanalista e psicoterapeuta sia individuale che di gruppo.
Insegna “Fondamenti di Psicoanalisi” e “Psicoanalisi di Gruppo” presso la Scuola di Specializzazione per medici e psicologi dell’Istituto Italiano di Psicoanalisi di Gruppo fondata da Francesco Corrao a Palermo.
Per diversi anni è stata docente a contratto di Psicologia Clinica presso l’Università di Palermo.
Ha al suo attivo numerose pubblicazioni scientifiche.
Cinque giorni a Teheran è il suo esordio in letteratura.
I testi
È un racconto costruito per “tracce” (“tracce mnestiche”, giustamente), in cui l’io cerca di ricostruire attraverso frammenti di memoria la vita e il passato, sforzandosi di dare un volto, oltre che alla propria inquietudine, alla propria esperienza fatta di impressioni e ricordi, che possono essere ricondotti tutti a un bisogno essenziale, quello che Lacan chiama “una domanda d’amore” (amore di sé e dell’Altro).
Il risultato è quanto mai interessante: la narrazione, anche grazie al suo andamento formale e strutturale, diventa progressivamente più avvincente man mano che si avvicina verso la fine, verso quel “qualcosa di nuovo”, che costituisce l’obiettivo della ricerca dell’autrice, ossia la figura del Padre, che incarna più che un principio di autorità il riconoscimento di sé, cui fa da contraltare il progressivo delinearsi del profilo del fantasma della Madre (l’autrice lo chiama la “presenza-assenza”).
È nel sovrapporsi e fondersi di queste due figure fondanti dell’Immaginario, che si svolge la peripezia della protagonista, il viaggio a Teheran, alla “ricerca di un senso” quale antidoto al trauma della solitudine immergendosi nella memoria, nel presente del passato, uscendo dall’irreltà attraverso un flusso di parole, il “racconto”, per avvicinarsi a una “verità possibile” di ciò che è stata la sua vita.
Ed è proprio nel “racconto” e grazie al “racconto” che la figura del Padre, intesa come prima si è detto, acquista realtà e dà spessore all’identità stessa della Figlia, fino all’estremo, fino alla sua scomparsa, da cui inizia un vero e proprio processo di elaborazione del suo messaggio e del suo significato.
Tutto questo porta l’io della protagonista a riconoscersi tra “deviazioni e correzioni di rotta” in un processo in cui si sente “parlata di un sapere che non sapeva di sapere”, che è il “sapere” della propria libertà di scelte, secondando le “onde del mare” dei propri intimi bisogni.
Vincenzo Guarracino
Elena Mobasser
Cinque giorni a Teheran
Prefazione di Giuseppe Nicolaci
Con illustrazioni di Claudio Granaroli
I FuoriCollana
ISBN-13: 978887536576-9
2025
pp. 74
cm 15×21
€ 14,00
Il ritorno in Italia
Giungemmo all’aeroporto di Roma; un taxi ci portò in albergo, situato sulla sommità della Scalinata di Trinità dei Monti, con vista su Piazza di Spagna. Un albergo magnifico. Ma io avevo paura, paura di mio marito, della frattura che sentivo, della notte dell’anima. Nulla sarebbe più potuto essere come prima.
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