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Felice De
Cusatis (1968) ha conseguito il Dottorato di Ricerca in
Studi Americani presso la Terza Università degli Studi di
Roma nel 2003.
I suoi interessi sono rivolti in particolare alle
letterature delle minoranze etniche degli Stati Uniti e agli
sviluppi contemporanei degli studi americani. Ha pubblicato
saggi su Gloria Anzaldúa, Maxine Hong Kingston, Susan
Sontag, Philip Roth e sui nuovi approcci allo studio della
letteratura statunitense. È socio dell’AISNA (Associazione
Italiana di Studi Nord Americani) ed è docente di Lingua e
Civiltà Inglese nelle scuole superiori.
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Voci ibride
dagli Stati Uniti si prefigge lo scopo di indicare,
attraverso l’analisi dei testi di due scrittrici
contemporanee quali la cinese americana Maxine Hong Kingston
e la chicana Gloria Anzaldúa, alcuni dei temi e delle
strategie testuali che sembrano proporsi con una certa
frequenza nelle scritture provenienti da quella realtà
complessa e altamente differenziata al suo interno
rappresentata dalla letteratura contemporanea delle
minoranze etniche degli Stati Uniti. Una realtà eterogenea e
plurivocale in cui la cultura dominante e quella “etnica” si
toccano e interagiscono, entrano in contatto e soprattutto
in frizione reciproca e dunque, dialetticamente, si
mescolano e si trasformano a vicenda, pur senza mai perdere
di vista gli specifici posizionamenti e senza mai legare
tale trasformazione al concetto di “assimilazione”. Il libro
si sofferma su alcune parti significative, ancorché non
esaustive, di questo patchwork vasto e complesso che
è calato in un contesto storico e sociale segnato dal flusso
globale delle conoscenze, dal continuo incrociarsi delle
identità e dal vero e proprio meticciato culturale che ne
deriva. In tale contesto, i testi delle due autrici si
caratterizzano per un processo d’incorporazione e di
ibridazione che non si configura come “traduzione”, intesa
quale spola fra due realtà linguistiche e culturali distinte
e distanti, bensì come esperienza nella quale le diverse
componenti culturali, ai “confini” delle quali emergono le
voci ibride delle due scrittrici, si confrontano e
s’intrecciano in modo spesso inestricabile dando vita ad un
“terzo spazio”, analizzabile ma sempre provvisorio e da
reinventare continuamente, ad un interim che è lo
spazio della ricerca letteraria e insieme quello
dell’indagine della realtà contemporanea.
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