i libri

Felice De Cusatis

 

Voci ibride

dagli Stati Uniti

 

Etnicità, memoria

e letteratura

in Gloria Anzaldúa

e Maxine Hong Kingston

 

2010

ISBN-13: 978-88-7536-250-8

pp. 110

cm 13x20,5

€ 14,00

 

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L'autore

Felice De Cusatis (1968) ha conseguito il Dottorato di Ricerca in Studi Americani presso la Terza Università degli Studi di Roma nel 2003.
I suoi interessi sono rivolti in particolare alle letterature delle minoranze etniche degli Stati Uniti e agli sviluppi contemporanei degli studi americani. Ha pubblicato saggi su Gloria Anzaldúa, Maxine Hong Kingston, Susan Sontag, Philip Roth e sui nuovi approcci allo studio della letteratura statunitense. È socio dell’AISNA (Associazione Italiana di Studi Nord Americani) ed è docente di Lingua e Civiltà Inglese nelle scuole superiori.

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I testi

Voci ibride dagli Stati Uniti si prefigge lo scopo di indicare, attraverso l’analisi dei testi di due scrittrici contemporanee quali la cinese americana Maxine Hong Kingston e la chicana Gloria Anzaldúa, alcuni dei temi e delle strategie testuali che sembrano proporsi con una certa frequenza nelle scritture provenienti da quella realtà complessa e altamente differenziata al suo interno rappresentata dalla letteratura contemporanea delle minoranze etniche degli Stati Uniti. Una realtà eterogenea e plurivocale in cui la cultura dominante e quella “etnica” si toccano e interagiscono, entrano in contatto e soprattutto in frizione reciproca e dunque, dialetticamente, si mescolano e si trasformano a vicenda, pur senza mai perdere di vista gli specifici posizionamenti e senza mai legare tale trasformazione al concetto di “assimilazione”. Il libro si sofferma su alcune parti significative, ancorché non esaustive, di questo patchwork vasto e complesso che è calato in un contesto storico e sociale segnato dal flusso globale delle conoscenze, dal continuo incrociarsi delle identità e dal vero e proprio meticciato culturale che ne deriva. In tale contesto, i testi delle due autrici si caratterizzano per un processo d’incorporazione e di ibridazione che non si configura come “traduzione”, intesa quale spola fra due realtà linguistiche e culturali distinte e distanti, bensì come esperienza nella quale le diverse componenti culturali, ai “confini” delle quali emergono le voci ibride delle due scrittrici, si confrontano e s’intrecciano in modo spesso inestricabile dando vita ad un “terzo spazio”, analizzabile ma sempre provvisorio e da reinventare continuamente, ad un interim che è lo spazio della ricerca letteraria e insieme quello dell’indagine della realtà contemporanea.

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