|
|
 |
 |
 |
i libri
|
|
Tommaso Lisa, Luca Paci,
Adriano Padua, Massimo Palme,
Gabriele Pepe, Daniela
Raimondi
Poesia del dissenso II
A cura di Erminia Passannanti

2006
ISBN 88-7536-107-X
pp. 98
cm 13x20,5
€ 13,00
|

|
Gli
autori
I
testi
Recensioni
Riconoscimenti
Dello stesso autore
Acquista on line su:
r

r

|
|
|
|
|
 |
Gli autori |
|
|
|
TOMMASO LISA (Firenze, 1977). Esordisce
nell’antologia Ottavo quaderno di poesia italiana
contemporanea (a cura di Franco Buffoni, Milano, Marcos y
Marcos, 2004), pubblicando poi, in volume, Pornopoemi
(Arezzo, Zona, 2004 con allegato CD del gruppo fonografico Rapsodi) e rebis.periferiche
(Pordenone, Old Europa Cafe, 2005, con allegato CD Reset) realizzato in
collaborazione con l’ingegnere del suono Bad Sector. Dopo
aver coordinato la rivista letteraria
“L’Apostrofo” (Firenze, Chegai,
2001-2004) dirige adesso, assieme ad Alessandro Raveggi, il progetto
multimediale “Re;” (www.revista.org). Dottore di
ricerca in lettere con una tesi dal titolo La poetica
dell’oggetto da Anceschi ai Novissimi. Tra le sue
pubblicazioni critiche Scritture del riconoscimento. Su Ora
serrata retinae di Valerio Magrelli (Roma,
Bulzoni, 2004); Poetiche contemporanee. Colloqui con dieci
poeti (Arezzo, Zona, 2006); Pretesti ecfrastici.
Edoardo Sanguineti e alcuni artisti italiani. Con
un’intervista inedita (a cura di Tommaso Lisa,
Firenze, SEF, 2004). Altri suoi saggi sono uscite su alcune riviste
(“Nuovi Argomenti”, “il
verri”).
LUCA PACI (Novara, 1970) si è laureato in Filosofia presso
l’Università di Pavia e ha conseguito un Ph.D.
sulla teoria della storia in Croce all’università
di Swansea (Galles). La sua tesi di dottorato è in via di
pubblicazione. Ha vinto il premio internazionale di poesia di
Giulianova Terme nel 1994 e pubblicato una raccolta di poesie in
inglese, dal titolo The Fine Line (Chanticleer
Press, 2005). Ha tradotto e curato l’edizione inglese de La
Ragazza Carla di Elio Pagliarani (Troubador, 2006). Sta
collaborando ad un film sull’architettura urbana per la
Biennale di Venezia. Vive e insegna a Londra.
ADRIANO PADUA (Ragusa, 1978). Studia scienze della Comunicazione presso
l’Università di Siena e si occupa di poesia,
informazione ed organizzazione di eventi culturali. È
co-gestore del blog collettivo Absolute Poetry e collabora con la
redazione on-line de
“L’Unità”. Suoi articoli e
testi poetici sono apparsi su riviste e siti web.
MASSIMO PALME (Trieste, 1976). Ha conseguito la laurea in Ingegneria
dei Materiali nel 2003 con la discussione della tesi Il tocco
del visibile. Alla carriera accademica ha intrecciato quella
artistica come poeta, attore e fotografo. Presidente
dell’Associazione Culturale “Gli
Ammutinati”, ha organizzato e preso parte a numerosi
“Poetry readings”. Sue poesie sono state pubblicate
nelle antologie: Gli ammutinati (Italo Svevo,
2000); Poeti per Sim-patia (LietoColle, Como 2001);
E il naufragar m’è
dolce in questa radio (Il Filo, 2002), European
poetry (Hammerle, 2004). Si è occupato di cinema e
fotografia per Fucine Mute. La mostra fotografica
“L’architettura trasformerà le
agonie?” del 2003 ha sottolineato la sua attenzione alle
tematiche architettoniche. Attualmente vive a Barcellona, dove lavora
alla sua tesi dottorale presso la facoltà di Architettura.
GABRIELE PEPE (Roma, 1957). Ha pubblicato Parking Luna
(Arpanet, Milano, 2002); Di corpi franti e scampoli
d’amore (LietoColle, Como 2004); è
presente nelle seguenti antologie: Ogni parola ha un suono
che inventa mondi (Arpanet, Milano, 2002);
Fotoscritture (LietoColle, Como, 2005); Il segreto
delle fragole (LietoColle, Como, 2005). Suoi scritti sono
apparsi su “L’Avvenire”,
“Tuttolibri”, “Il Segnale”,
“Il Segnalibro”, “Spiragli”,
“Storie”, “Il Foglio
Letterario”, “Tam Tam”,
“Stradafacendo”, “La
clessidra”, “Poiesis”,
“Tirature ’03”.
DANIELA RAIMONDI vive a Londra dove insegna italiano. Collabora alla
rivista “Zeta”. Ha ottenuto numerosi premi e
riconoscimenti a concorsi letterari, fra cui il Premio Montale Europa
Edizione 2004. Ha pubblicato racconti e poesie in riviste letterarie:
“La Luna di Traverso”,
“Origini”, “Il Foglio
Letterario”, “Il Circolo Pickwick”,
“Poesia”, “Punto di Vista”,
“Le Voci della Luna” e “Gradiva - The
International Journal of Italian Poetry” della Stony Brook
University di New York. Tra le sue raccolte: Ellissi
(Ed. Raffaelli, Rimini, 2005); Premi Caput Gauri, Antica Badia di San
Badino, Renzo Sertoli Salis per Opera Prima; Inanna
(Mobydick, Faenza, 2006); Via Sant’Elia
(Edizioni Clandestine, Massa Carrara) in via di pubblicazione.
0
|
 |
I testi |
|
|
|
Dissenso significa rifiutare una concezione
apparentemente democratica della cultura che invece è, sia
pure in modo surrettizio e non immediato, violenta e totalitaria.
Sembra un gesto poco saggio da parte della poesia, non è
pessimismo snobistico affermarlo, quello di chiedere accoglienza ai
margini di un sistema che la condanna aprioristicamente a non essere
mai presa sul serio.
Il dissenso comincia ribaltando questa ironica forma di apartheid
con un atto di fede nella parola. Non v'è
necessità di rinunciare al dubbio, alla coscienza infelice,
alle domande di sempre: al contrario, servono risposte che
non cessino di interrogare. Mi auguro che gli autori del
dissenso qui antologizzati possano ritrovarsi in questa difficile
speranza. Gli elementi a sostegno di un simile auspicio, per fortuna,
non mancano.
Dall’Introduzione di Giampiero Marano
* * *
Tommaso Lisa
[Ultime]
a Paolo Maccari
C’è poco da ridire,
nel tempo di sparire
così, senza motivo,
non essere più vivo,
non lasciare alcun’orma,
demolire la forma
senza nessuna asprezza,
ma esatta nitidezza
come non esser stato,
corpo non ritrovato
e, con esso, ogni cosa,
né un pianto, né una rosa,
soltanto indifferenza
per l’immanente assenza,
che non rimane niente,
comunque, nella mente,
né i ricordi, menzogne,
e né le umane rogne,
vano indugio, ogni istante
nello scorrere incessante
del continuo mutare
di atomi e energia, chiare
sagome di fantasmi,
di sensi stretti in chiasmi,
siamo stati già soli
come pianeti, o soli
persi in distanze astrali,
tra le illusioni, i mali
che durano una vita,
per la gioia infinita
o le struggenti attese
mollate e poi riprese,
connessi ma divisi
da ipocriti sorrisi,
tra gli ideali e i concreti
di problemi indiscreti
su consolle da play station
quasi missing in action,
parti, atomi del tutto
in quotidiano lutto
o in gioia, fa lo stesso,
con la faccia del fesso
che osanna o che ci crede,
non c’è nessuna fede
se non in questa carne
da non saper che farne
che è vuota già abbastanza
ma è l’unica sostanza
che si può concepire,
che fa essere, capire,
prenderla come viene
col sangue nelle vene,
catene tese intorno,
la storia di ogni giorno
che è vita, e del resto
c’è solo buio pesto
di fuori dal sentirsi
sentire, percepirsi
macchine o dei pensanti
replicanti, estenuanti,
pazienti, nel perdono
di darsi almeno un tono,
uguali, nella gloria,
ognuno, di una storia,
recitando una parte
o restando in disparte
e, colto o no l’istante
trascorso, tra le tante
andrà in secondo piano
non essere più umano.
* * *
Luca Paci
Cayenne
Dove, per quali plaghe, monti – morti
Rive si calca il piede greve
Dove la neve, il vischio del rischio
Dove il fischio dove
Dove il battello e la nave e l’altrove
E dove l’africano, l’albanese a Lampedusa
E dove la chiusa stringe il flusso del fiume
Con quale ragione, dove?
Lo stesso flusso della razza, della religione
Del credo del colore della pelle delle palle
Dei capelli delle stelle
Del passaporto aborto
Dove il sorriso cieco del doganiere
Coi baffi e la pistola e il lazo
E la moviola registra il filmino con
L’extra – extra – extra
Comunitario bambino ladro
Sozzo venuto dalla schiuma del barcone
Timoniere Palinuro lasciato cadere
Dallo scafista fascista dove l’aria puzza ma
Dove la forza incendiaria del ragazzo dove il
Sangue langue la ragione, dove?
* * *
Adriano Padua
Manuale distruzione
siamo soltanto dei fantasmi idioti
insituabili se non altrove
estranei corpi in questo luogo dove
non ci è vietato quello che è permesso
si basa tutto in fondo su un equivoco
per cui legittimando la presente
reale situazione terminale
morire è diventare qualcos’altro
le cinque dita muovere per ore
procedere per accumulazione
saldare la tenuta dei legami
e dopo manovrare l’inversione
di rotta e ribaltandosi spezzare
l’automatismo che riforma il vuoto
e in segno ignoto incidere di nuovo
l’inalfabeto a forma di poesia
* * *
Massimo Palme
da Il tritacarne (I-XXX)
IV
il tritacarne è
nuovo oggetto di desiderio
tra tutte le liste eleggo la cucina
come regno dell’effimero
fuori spari forse sangue
qui tutto brucia e rubano per strada
poco oltre rovinano i poeti antichi
soffocati dalle memorie
le memorie sono il coperchio che ci schiaccia
assieme ai nostri padri
ai preoccupati delle loro preoccupazioni
così la catena continua
il nastro trasportatore fila all’infinito e che è
un piacere
che ricordo?
Un film di Kurosawa o piuttosto un soffione per il carico di merci?
Intanto guardo al mare del mio quartiere
* * *
Gabriele Pepe
Il tratto è dato
Non muoio a sangue pisto ed ossa rotte
ma a cauti vezzi e vizi di rimpallo
che gaia incuria e vaga strategia
di lampi prodigiosi disadorno
luce inferno nell’occhio mi strabordo
fomento e supponenza di eresia
dei miei santi non valgo il piedistallo
ma drago di mulino e donchisciotte
sui campi di battaglia faccio il morto
ramengo oziando in quieta frenesia
lesto sonnecchio e bradipo sfarfallo
tra simboli fuggenti e lune estorte
tra ombre e luci al chiuso riprodotte
burba tempesta in bolla di cristallo
di vento e di bufera scheggio via
che scorpione mi scodo e capricorno
mi strappo delle corna e a muso inerme
tra le corazze e gli armamenti vago
carcassa appesa al morso della fiera
eunuco consumato a fiamma casta
dal dogma mi distacco per scissione
e sguardo al cielo e membra tra le ortiche
a fior di pelle sbocciano vesciche
all’occhio s’addolora la visione
pupilla allucinata che sovrasta
sovranità dell’iride frontiera:
prisma dell’essere coscienza-imago
che tutto scinde e carne mi prosterne
* * *
Daniela Raimondi
Per una donna
Come passarle la mano sulla bocca,
capire gli eccessi di un cuore
che le grida nel petto.
Come chiedere fervore nuovo
a un corpo tanto solo.
Un ordine giusto, intatto
al suo corpo tagliato.
Il suo corpo che batte
che trema, un corpo che suda e respira.
Solo una carezza che esorcizzi la paura.
Una carezza sulla tua fronte per annullare la pena.
Dio, inginocchiati al suo fianco.
Chiedile tu il perdono,
chiedile tu l’assoluzione per il sangue ferito
e la pioggia che cade,
e l’assenza di Mozart nell’aria della sera.
Tu che le neghi il profumo dei giacinti,
la fragranza di vaniglia sulla bocca dei bambini.
E i colori che colano dai tetti ogni mattina,
la seta rossa per un vestito nuovo.
Che lei ti assolva per l’assenza dei glicini nel viale,
per il ricordo dei piedi nudi sulla riva del mare.
Mentre si lascia dietro la gioia di un bacio,
quando tu le rubi anche l’ultimo momento d’amore.
0
|
 |
Recensioni |
|
|
|
|
 |
Riconoscimenti |
|
|
|
|
 |
Dello stesso autore |
|
|
|
|
 |
0 |
|
|
|
 |
|