i libri

Laura Incalcaterra McLoughlin

La macchina dell'estasi

Note sulla poesia

di Erminia Passannanti

2006

ISBN 88-7536-105-3

pp. 80

cm 13x20,5

€ 11,00

 

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L'autore

LAURA INCALCATERRA MCLOUGHLIN (Dott. Lingue, Ph.D.) ha conseguito un dottorato di ricerca in letteratura italiana presso la National University of Ireland, Galway, con una tesi su L’immagine lirica della città nelle interpretazioni letterarie del Novecento italiano. Attualmente insegna presso il Dipartimento di Italiano della National University of Ireland, Galway. Tra le pubblicazioni piú recenti, Uno slancio positivo oltre il soggettivismo lirico: la poesia di Biagia Marniti, in “Punto di vista. Rassegna di arti e letteratura” (no. 41, luglio-settembre 2004); La città come dinamismo nella poesia sperimentale italiana, in From Eugenio Montale to Amelia Rosselli. Italian poetry in the Sixties and Seventies (Troubador, Leicester, 2004), ed Erminia Passannanti nella lirica del dis-senso, in Poesia del dissenso (Troubador, Leicester, 2004). Di recente pubblicazione, la silloge Spazio e spazialità poetica (Troubador, Leicester, 2005).

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I testi

INTRODUZIONE


Il genio non è il genio
di una sola mente.
Erminia Passannanti
1

In “Eresia” (Mistici, 2003) Erminia Passannanti introduce un poeta inginocchiato a terra come in preghiera: “chino e proteso come in estasi”. O così sembrerebbe. In realtà è possibile formulare almeno tre ipotesi sulla sua condizione: il poeta è morto, ucciso da un proiettile alla tempia, come a seguito di un assassinio settario: “un foro di pallottola visibile / al lato della tempia”. Oppure, il poeta, colto da un momento d’ipercoscienza, consapevole della propria marginalità (“percorsi di solitudine / disperazione e morte”) si sconfessa, negandosi, al contempo celebrando la propria vicenda artistica e storica col suicidio, come già fecero Sylvia Plath e Amelia Rosselli, due referenti della poesia della Passannanti. Ma esiste l’ulteriore eventualità che il poeta non sia affatto morto, e regga una posa retorica per esaltare la performance (“medita il Dialogo / tra Saggezza Muliebre / e Virile Incertezza”). In sintesi, la posa del poeta colto tra estasi, morte e finzione, altro non è che la rappresentazione simbolica dell’esperienza poetica del limite, con il potere espressivo che le è proprio.
Se la poesia lirica o confessionale s’impegna a esprimere una verità percepita in modo diretto, al contrario nella logica del testo teatrale come lo intende Passannanti troviamo parodia e riscrittura del corpo poematico tradizionale, che viene presentato come affetto da disordine e nonsense.
La performance è ideata a sottolineare l’intertesto dei referenti citati. È proprio questa pulsione performativa e comunicativa a costituire il linguaggio, ovvero l’ingranaggio, la macchina della materia poetica che s’intende prendere in esame. È forse da qui che si può partire per ricostruire il percorso scritturale di questa poetessa che, nel segno di una soluzione di continuità anche generazionale, ha tante affinità appunto con Rosselli e Plath. Questa poesia sembrerebbe indicare una via per la regolazione dei livelli dell’emozione nei processi artistici di imitazione espressiva e comportamentale, ponendo un limite performativo all’immedesimazione empatica di cui Rosselli, nei confronti del suicidio di Plath, è chiaramente un esempio sfavorevole. Nei versi di Passannanti, posti ad esergo, allora, è lo sviluppo di una forma d’empatia artistica che assume le caratteristiche di un’intertestualità cognitiva sulla condizione del poeta nella sua complessa rete di modelli, linguaggi e tradizioni.
Sono passati poco più di una decina d’anni tra la pubblicazione dei primi trenta testi poetici della giovane Passannanti – estratti da Noi altri (1993) e apparsi nell’antologia I cinque poeti del premio Laura Nobile – e l’ultima raccolta, Il Torsolo del Ventre ed altre Fandonie del 2006. In quest’arco di tempo sono state pubblicate le raccolte Macchina (2000), Exstasis (2003), Mistici (2003), La Realtà (2004) e Il Roveto (2005), oltre a undici liriche antologizzate in Poesia del dissenso (2004).
Per la poesia di Passannanti si è parlato di “concretezza [...] mediterranea”,2 di “logica fantastica”,3 di “effetto [...] surreale, mediato da una predilezione per il mondo onirico”;4 di “linguaggio di matrice religiosa”.5 Romano Luperini, nella sua introduzione a Macchina, è stato il primo ad indicare un’affinità stilistica e tematica tra i versi di Passannanti e quelli di Plath e Rosselli;6 tuttavia, a nostro avviso, sono rinvenibili – soprattutto nelle liriche di Mistici, Il Roveto, Il Torsolo del Ventre ed altre Fandonie – echi di vari autori stranieri delle correnti surrealista e assurdista, da Alfred Jarry, Eugene Ionesco, Antonin Artaud,7 a Samuel Beckett,8 mentre sul piano teorico, si rivela l’influsso del Bataille di Théorie de la Religion, del post-strutturalismo francese, e soprattutto della Kristeva di Soleil Noir. Dépression et Mélancolie.

[...]

 

 

1 Erminia Passannanti, “Eresia”, Mistici, p. 28.

2 Romano Luperini, “Prefazione” a Macchina, p. 8. “Lo spazio di queste poesie è fra Sylvia Plath e Amelia Rosselli, ma con in più una concretezza (talora una luminosità) tutta mediterranea.”
3 Guido Guglielmi, nota introduttiva ad Exstasis: “Nella poesia di Erminia Passannanti una logica fantastica provvede a legare gli spezzoni narrativi. La mimesi è sottoposta a un’intenzione antimimetica. Ne deriva un’instabilità di oggetti. Tutto è presentato in stato di metamorfosi.”
4 Pietro Cataldi, dalla “Presentazione” di Mistici, 2003, p. 7. “L’ordine della metafora sovrappone oggetti diversi e inconciliabili, mette dentro il recinto delle proporzioni e delle categorie presenze improprie e sconcertanti. È un effetto a volte perfino surreale, mediato da una predilezione per il mondo onirico”.
5 Luca Lenzini, “L’ironia delle rose”, introduzione a Mistici, p. 11. “[La] ‘logica fantastica’ (così Guido Guglielmi) [...] si manifesta attraverso la costante contaminazione di elementi eterogenei e non di rado contraddittori[...]; la presenza di linguaggio di origine religiosa unito a schegge di registro tecnico-protocollare o d’inglese; fino al complessivo configurarsi di una lingua ibrida e meticcia, senza più una patria.”
6 R. Luperini, cit., p. 8.

7 Laura Incalcaterra McLoughlin, “Erminia Passannanti nella lirica del dis-senso”, in Poesia del dissenso, pp. 79-81.
8 L. Lenzini, cit., p. 13.

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