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LAURA INCALCATERRA MCLOUGHLIN (Dott. Lingue, Ph.D.)
ha conseguito un dottorato di ricerca in letteratura italiana presso la
National University of Ireland, Galway, con una tesi su L’immagine
lirica della città nelle interpretazioni letterarie del
Novecento italiano. Attualmente insegna presso il
Dipartimento di Italiano della National University of Ireland, Galway.
Tra le pubblicazioni piú recenti, Uno slancio
positivo oltre il soggettivismo lirico: la poesia di Biagia Marniti,
in “Punto di vista. Rassegna di arti e letteratura”
(no. 41, luglio-settembre 2004); La città come
dinamismo nella poesia sperimentale italiana, in From
Eugenio Montale to Amelia Rosselli. Italian poetry in the Sixties and
Seventies (Troubador, Leicester, 2004), ed Erminia
Passannanti nella lirica del dis-senso, in Poesia
del dissenso (Troubador, Leicester, 2004). Di recente
pubblicazione, la silloge Spazio e spazialità
poetica (Troubador, Leicester, 2005).
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INTRODUZIONE
Il genio non
è il genio
di una sola mente.
Erminia Passannanti1
In “Eresia” (Mistici,
2003) Erminia Passannanti introduce un poeta inginocchiato a terra come
in preghiera: “chino e proteso come in estasi”. O
così sembrerebbe. In realtà è
possibile formulare almeno tre ipotesi sulla sua condizione: il poeta
è morto, ucciso da un proiettile alla tempia, come a seguito
di un assassinio settario: “un foro di pallottola visibile /
al lato della tempia”. Oppure, il poeta, colto da un momento
d’ipercoscienza, consapevole della propria
marginalità (“percorsi di solitudine /
disperazione e morte”) si sconfessa, negandosi, al contempo
celebrando la propria vicenda artistica e storica col suicidio, come
già fecero Sylvia Plath e Amelia Rosselli, due referenti
della poesia della Passannanti. Ma esiste l’ulteriore
eventualità che il poeta non sia affatto morto, e regga una
posa retorica per esaltare la performance
(“medita il Dialogo / tra Saggezza Muliebre / e Virile
Incertezza”). In sintesi, la posa del poeta colto tra estasi,
morte e finzione, altro non è che la rappresentazione
simbolica dell’esperienza poetica del limite, con il potere
espressivo che le è proprio.
Se la poesia lirica o confessionale s’impegna a esprimere una
verità percepita in modo diretto, al contrario nella logica
del testo teatrale come lo intende Passannanti troviamo parodia e
riscrittura del corpo poematico tradizionale, che viene presentato come
affetto da disordine e nonsense.
La performance è ideata a sottolineare
l’intertesto dei referenti citati. È proprio
questa pulsione performativa e comunicativa a costituire il linguaggio,
ovvero l’ingranaggio, la macchina della materia poetica che
s’intende prendere in esame. È forse da qui che si
può partire per ricostruire il percorso scritturale di
questa poetessa che, nel segno di una soluzione di
continuità anche generazionale, ha tante affinità
appunto con Rosselli e Plath. Questa poesia sembrerebbe indicare una
via per la regolazione dei livelli dell’emozione nei processi
artistici di imitazione espressiva e comportamentale, ponendo un limite
performativo all’immedesimazione empatica di cui Rosselli,
nei confronti del suicidio di Plath, è chiaramente un
esempio sfavorevole. Nei versi di Passannanti, posti ad esergo, allora,
è lo sviluppo di una forma d’empatia artistica che
assume le caratteristiche di un’intertestualità
cognitiva sulla condizione del poeta nella sua complessa rete di
modelli, linguaggi e tradizioni.
Sono passati poco più di una decina d’anni tra la
pubblicazione dei primi trenta testi poetici della giovane Passannanti
– estratti da Noi altri (1993) e apparsi
nell’antologia I cinque poeti del premio Laura Nobile
– e l’ultima raccolta, Il Torsolo del
Ventre ed altre Fandonie del 2006. In quest’arco di
tempo sono state pubblicate le raccolte Macchina
(2000), Exstasis (2003), Mistici
(2003), La Realtà (2004) e Il
Roveto (2005), oltre a undici liriche antologizzate in Poesia
del dissenso (2004).
Per la poesia di Passannanti si è parlato di
“concretezza [...] mediterranea”,2
di “logica fantastica”,3 di
“effetto [...] surreale, mediato da una predilezione per il
mondo onirico”;4 di
“linguaggio di matrice religiosa”.5
Romano Luperini, nella sua introduzione a Macchina,
è stato il primo ad indicare
un’affinità stilistica e tematica tra i versi di
Passannanti e quelli di Plath e Rosselli;6
tuttavia, a nostro avviso, sono rinvenibili – soprattutto
nelle liriche di Mistici, Il Roveto,
Il Torsolo del Ventre ed altre Fandonie
– echi di vari autori stranieri delle correnti surrealista e
assurdista, da Alfred Jarry, Eugene Ionesco, Antonin Artaud,7
a Samuel Beckett,8 mentre sul piano teorico, si
rivela l’influsso del Bataille di Théorie
de la Religion, del post-strutturalismo francese, e
soprattutto della Kristeva di Soleil Noir.
Dépression et Mélancolie.
[...]
1
Erminia Passannanti, “Eresia”, Mistici,
p. 28.
2
Romano Luperini, “Prefazione” a Macchina,
p. 8. “Lo spazio di queste poesie è fra Sylvia
Plath e Amelia Rosselli, ma con in più una concretezza
(talora una luminosità) tutta mediterranea.”
3 Guido Guglielmi, nota introduttiva ad Exstasis:
“Nella poesia di Erminia Passannanti una logica fantastica
provvede a legare gli spezzoni narrativi. La mimesi è
sottoposta a un’intenzione antimimetica. Ne deriva
un’instabilità di oggetti. Tutto è
presentato in stato di metamorfosi.”
4 Pietro Cataldi, dalla
“Presentazione” di Mistici,
2003, p. 7. “L’ordine della metafora sovrappone
oggetti diversi e inconciliabili, mette dentro il recinto delle
proporzioni e delle categorie presenze improprie e sconcertanti.
È un effetto a volte perfino surreale, mediato da una
predilezione per il mondo onirico”.
5 Luca Lenzini, “L’ironia delle
rose”, introduzione a Mistici, p. 11.
“[La] ‘logica fantastica’
(così Guido Guglielmi) [...] si manifesta attraverso la
costante contaminazione di elementi eterogenei e non di rado
contraddittori[...]; la presenza di linguaggio di origine religiosa
unito a schegge di registro tecnico-protocollare o d’inglese;
fino al complessivo configurarsi di una lingua ibrida e meticcia, senza
più una patria.”
6 R. Luperini, cit., p. 8.
7
Laura Incalcaterra McLoughlin, “Erminia Passannanti nella
lirica del dis-senso”, in Poesia
del dissenso, pp. 79-81.
8 L. Lenzini, cit., p. 13.
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