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Erminia
Passannanti ha conseguito un Ph.D. in letteratura italiana presso lo
University College London (2004) con una tesi di dottorato
sull’opera di Franco Fortini (Essay Writing, Lyric Diction and
Poetic Translation in the Work of Franco Fortini, UCL, 2004). Ha pubblicato la
monografia Poem
of the Roses. Linguistic Expressionism in the Poetry of Franco Fortini (Troubador, 2004). Ha co-edito il
volume di letteratura ed estetica Vested Voices (Troubador,
2006). È ideatrice e curatrice dell'antologia di poesia e
scrittura saggistica, Poesia del Dissenso (Troubador, 2004, vol. I; Joker,
2007, Vol. II). Si occupa di cinema: suoi saggi editi in sillogi
esegetiche sul cinema di Pasolini includono studi sull’uso
dell’iconografia sacra in La ricotta.
Attualmente conduce una ricerca sulla censura cinematografica e la
Chiesa Cattolica presso la Brunel University (London, UK). È
docente di ruolo di Lingua e Letteratura Inglese.
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Questa
monografia prende in esame l'ultimo film di Pier Paolo Pasolini del
1975, Salò, o le 120 giornate di
Sodoma, e ne mette in relazione il linguaggio figurato con i
violenti epigoni del regime fascista nella Repubblica Sociale di
Salò.
Al fine
di comprendere il senso profondo dell'opera di Pasolini quale critica
ai sistemi di condizionamento della libertà individuale e
collettività sotto i regimi totalitari, l'autrice ricorre ad
un corpus di teorie - e tra queste funge da perno
Sorvegliare
e punire di
Foucault - sui principi e sulle cause che determinano l'urgenza delle
gerarchie al potere di ideare e mantenere organismi di controllo
coercitivo per l'assoggettamento delle masse.
Il tema
concomitante del film di Pasolini, la perversione sessuale, suggerisce
una riflessione sul permanere del modello sadiano che vige all'interno
del rapporto di dipendenza e abuso tra oppressore e oppresso,
soggettività e potere nelle società
capitalistiche avanzate. Nell'attuale fase storica, tale rapporto
è occultato da invisibili apparati di sorveglianza,
interiorizzati dal singolo e dalle masse, i quali sono non meno
condizionanti e vincolanti dei tradizionali organismi ufficiali dello
Stato e della Chiesa preposti ad esercitare un'azione di capillare
sorveglianza sul cittadino. Nell'occidente postcapitalistico, ricorda
l'autrice citando Foucault, tale codice autodisciplinatorio
è interno agli automatismi della condotta.
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