i libri

Graziella Gaballo

 

Tutte le notti

nessuna esclusa

sogno della mia casa

 

Carlo Gamalero,

internato militare

Nuova serie n. 10

2013

ISBN 13: 978-88-7536-325-3

pp. 122

cm 15x21

€ 12,00

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Graziella Gaballo è stata fino a pochi anni fa insegnante e in questa sua veste si è a lungo occupata di problemi legati alla didattica e alla intercultura. L’altra sua passione/professione è quella di ricercatrice storica; studiosa di storia delle donne e di storia contemporanea, ha pubblicato su questi temi numerosi saggi e libri monografici.

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I testi

Il libro presenta una testimonianza autobiografica dell’esperienza di internamento militare del novese Carlo Gamalero (1921-2008): un prezioso tassello di microstoria, all’interno di quella di centinaia di migliaia di italiani in divisa che si ritrovarono prigionieri in Germania dopo l’8 settembre del 1943, identificati dalla sigla Imi (Internati militari Italiani) che istituiva uno status del tutto irregolare con cui essi vennero sottratti alle tutele previste dalla Convenzione di Ginevra e collocati in un limbo giuridico legato all'arbitrio totale di Berlino. Di loro per lungo tempo la ricerca storiografica non si è quasi curata e, presso il grande pubblico, il tema è stato “sdoganato” solo nel 1997 con la pubblicazione del libro di Alessandro Natta L’altra resistenza. I militari italiani internati in Germania che aveva dovuto però aspettare una quarantina di anni prima di vedere la luce.
Fonti come quella costituita dall’archivio personale di Carlo Gamalero arricchiscono ulteriormente la narrazione storica relativa a questo periodo: in particolare, la sua esperienza e la sua scelta di accettare la proposta di adesione all’esercito della Repubblica di Salò permettono di rendere più completo il quadro di riferimento, obbligando di fatto a rinunciare a schemi rigidi e impoverenti di lettura della realtà e del contesto generale in cui tali vicende si inseriscono.


 

* * *

 

La fame

La Convenzione di Ginevra aveva previsto che la razione alimentare dei prigionieri di guerra non dovesse discostarsi, per quantità e qualità, da quella dei soldati di cui erano prigionieri: ma nel caso degli Imi, la nuova qualifica giuridica offrì ai tedeschi anche una comoda scappatoia per dosare come volevano i viveri e la fame rappresentò per i prigionieri italiani un vero e proprio trauma, che in molti casi li segnò e debilitò per tutto il resto dell’esistenza.
Il pasto principale era in genere costituito da una brodaglia di rape, con l’aggiunta o l’alternativa occasionale di un po’ di pane di segale, 20-25 gr di margarina, un cucchiaio di marmellata, 25 gr di zucchero, 500 gr di patate ogni 2 o 3 giorni e crauti crudi. Ad aggravare la situazione era la totale assenza di carne, verdura fresca e frutta, che incise drasticamente sul rifornimento di vitamine, e la qualità generalmente scadente del cibo: era frequente il caso di fornitura di patate gelate, immangiabili o di pane che conteneva una certa percentuale di segatura ed era sempre umido. Dai racconti dei reduci si apprende inoltre che era prassi comune cercare bucce di patate e rape nelle immondizie, o cacciare piccoli animali come topi, rane e lumache per integrare le magre razioni.
Quello dell’alimentazione fu quindi il problema principale per la sopravvivenza nei campi. E, come sappiamo, il soffrire la fame fa sì che di essa si continui a parlare e non casualmente, infatti, questo è un tema ricorrente in genere nelle lettere o nei diari dei soldati. Forte è poi l’intreccio tra il cibo e i ricordi e gli affetti familiari, in quanto esso viene vissuto non solo come risposta alla fame, ma anche al bisogno di calore e di casa, inglobando una dimensione domestica e familiare più ampia, con la speranza di riuscire a ricuperarla un giorno.

Ma qui è decisamente la dimensione materiale ad avere il sopravvento su quella simbolico-affettiva; ogni occasione è buona per cercare di “arrangiarsi” e di dar vita a “pranzetti” con inventiva e fantasia.

Ieri sera ho fatto una specie di pasta per me buonissima. Patate marmellata zucchero e burro, tutta la razione della giornata. Era buonissima.

Oggi ho provato una nuova maniera di pelare e mangiare patate, mi sono sembrate migliori.
Questa sera ci danno la spettanza di 2 giorni, ho paura! La mangerò in un giorno solo.

Abbiamo parlato questa sera lungamente di buoni pranzi. Non si sa il perché o meglio il perché si sa benissimo, ma da quando siamo qui alla sera si cade sempre nel medesimo discorso.

Con i risparmi fatti in una settimana oggi festeggerò la domenica, infatti oltre alla mia razione di formaggio patate sono riuscito a mettere da parte 8 patate quindi così ho fatto un cucchiaio di zucchero uno di marmellata un po’ di formaggio e un po’ di margarina. Ho fatto così 4 patate un po’ di margarina e formaggio e ho fatto il secondo, poi patate zucchero marmellata ho fatto il dolce. Tutto riuscito molto bene e poi ho bevuto un bicchierino di vero the, ho fumato una sigaretta buona datami da un mio amico.
Stamane tocca la carne alla mia cinquina, non so proprio come farla cucinare. Faccio così: trito la carne fine fine e anche il pane, quindi trito tutte le patate e condisco con un po’ di margarina. Quindi faccio scaldare tutto. È riuscita ottima, peccato che era così poca.


Ieri sera ho risparmiato la marmellata e margarina e patate e ho fatto una specie di dolce, era veramente ottimo. Sono molto strane le cucine che si fanno qui nonostante ci piacciano sempre molto. Dicono siano arrivati dei vagoni di pasta e riso dall’Italia, fosse vero. Non dico mangiare tanto, ma solo un po’ di più.

14-11-1943, domenica. San Giosafatte.
Oggi mi cambio, oggi risparmio la mia razione di margarina così domani colla carne che mi daranno farò con un po’ di patate risparmiate qualche cosa di buono da mangiare.

Oggi finalmente mi tocca la carne. Con un altro mio compagno grattugiamo un po’ di pane, schiacciamo le patate e quindi con un po’ di margarina facciamo delle polpette colla carne tritata. È riuscita veramente una cosa ottima. Peccato che era così poca. Alla sera come al solito il solito scopone e poi tutti quanti a ragionare dei bei tempi e dei buoni pranzi che se Iddio vorrà faremo nuovamente.

21-11-1943, domenica.
Sento la messa al mattino alle 10. Quindi con i risparmi di margarina e patate fatto durante la settimana faccio una specie di pasticcio. Cerco la legna, questa è veramente l’operazione più difficile per cucinare. Ma con qualche tavoletta e un fornellino di circostanza che mi sono fatto con una scatoletta di carne riesco a cucinare un poco. Con molta fatica riesco finalmente a finire e mi accingo al pranzo alle ore 3. Mi è parso molto buono. Certo al confronto di certi pranzetti che si faceva una volta!!!

Anche oggi domenica. Ho ascoltato la Santa messa e con le razioni risparmiate di patate e formaggio ho cucinato un poco e mi sono fatto il mio discreto pranzetto, ma si intende si ha sempre fame. Oggi si è stabilito che noi ufficiali del terzo gruppo quando saremo tornati nuovamente in Italia e quando la situazione sarà ritornata normale ci riuniremo una volta a Bologna dove faremo un gran pranzo in memoria della fame e dei tristi tempi passati.


Ieri sera colla margarina ho fatto mezzo bicchiere di sugo e ho fatto gli gnocchi con patate e mollica di pane, certo mi sono sembrati buonissimi anche se una parte ha avuto una crosta.

18-12-1943, sabato
continuo a risparmiare un po’ di pane per poterne avere un poco di più a Natale. Ho sempre una fame! Quando sarò a casa voglio proprio levarmi la voglia di mangiare delle pagnotte di farina bianca, con burro, marmellata e zucchero, fino alla sazietà. Oggi c’è un bel sole ma fa un freddo cane.

Discussioni se mettere le patate dentro il rancio o no, certi lo vorrebbero perché la minestra avrebbe più sapore, altri invece le vorrebbero fuori perché così non si avrebbero della sabbia e delle bucce nella minestra, si accendono insomma sempre nuove discussioni.

Oggi ho tagliato del pane risparmiato in fette sottilissime e poi le ho messe a bagno nella birra zuccherata per fare il dolce per il giorno di Natale.
Oggi nuova discussione per le patate, se metterle dentro o fuori, ma oggi definitivamente si è stabilito di dare carta bianca al capitano Di Donato e lasciarlo fare. Speriamo bene.


Ed ecco il pasto di Natale:

Prendo una razione di pane, la grattugio fine, quindi fatta una tazza di caffè, impasto tutto collo zucchero e faccio cuocere, diventa una pasta buonissima, quindi uno strato di marmellata, anche quella risparmiata durante la settimana, uno strato di pasta e poi uno strato di margarina fatta a panna montata collo zucchero, poi ornato tutto colla marmellata, poi ci accingiamo a mangiare.
E almeno il giorno di Natale possiamo dire di aver mangiato: antipasto di funghi 3 sott’aceto, 4 rapanelli sott’aceto, crauti sott’aceto, barbabietole sott’aceto e patatine sott’aceto, poi la minestra nella quale avevano aggiunto crostini abbrustoliti nella margarina, quindi mangiamo il secondo formato da spezzatino con carne, poi uno sformato di patate con il formaggio, poi si mangia la frutta, anzi prima si mangiano ancora la salsa di cipolla fritta nella margarina, quindi frutta fatta di carote e barbabietole in una soluzione di acqua zuccherata, quindi il dolce. È stata una cosa veramente stupenda, quando poi bisogna calcolare che tutto avevamo potuto tenere a costo di duri sacrifici durante la settimana. Insomma sono riuscito a riempirmi tanto che alla sera non avevo quasi potuto mangiare il secondo rancio. Ho però constatato che il mio stomaco è oramai abituato a mangiare così poco che quando si mangia qualcosa in più, non tanto, subito si sente pieno.

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