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Graziella Gaballo

 

Il nostro dovere

 

L'Unione Femminile tra impegno sociale, guerra e fascismo

(1899-1939)

 

Nuova serie n. 12

2015

ISBN 13: 978887536370-3

pp. 456, con immagini

cm 15x21

€ 27,00

 

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L'autore

Graziella Gaballo si occupa da tempo in particolare di storia delle donne, su cui ha pubblicato numerose monografie e saggi in volumi collettanei e in riviste. Si ricordano, tra gli altri, i seguenti contributi: Le donne nella resistenza in Roberto Botta e Giorgio Canestri (a cura di), Alessandria dal Fascismo alla Repubblica, Stamperia Ugo Boccassi Editore, Alessandria 1995; Archivio del movimento femminista a Novi Ligure. Presentazione e primi spunti per una sua utilizzazione in “Quaderno di storia contemporanea”, n. 19, 1996; Ero, sono e sarò fascista. Un percorso attraverso il fondo archivistico di Angela Maria Guerra, Recco, Le Mani, 2001 (premio di scrittura femminile “il Paese delle donne” - sezione saggistica, 2003); Isa della Claude. Storia di una donna e di una fabbrica, Edizioni Joker, Novi Ligure 2004; Il movimento femminista alessandrino negli anni Settanta: storia e riflessioni, in “Quaderno di storia contemporanea” , numero monografico “Storie di genere”, n. 40, 2006; Lina Borgo Guenna. Un’esperienza educativa laica (con Agnese Argenta, Laurana Lajolo, Luciana Ziruolo), Israt, Asti 2009 (primo premio FIDAPA “Adriana Lazzerini”, Torino 2009); Cercare acqua e trovare petrolio. I corsi 150 ore delle donne in “Quaderno di storia contemporanea”, n. 46, 2009; Sguardi di confine. Voci femminili di una letteratura postcoloniale, in Gabriele Proglio (a cura di) Orientalismi italiani 2, Antares, Alba 2012; Né partito né marito... I fatti del 7 marzo 1978 e il movimento femminista genovese degli anni Settanta, Joker, Novi Ligure 2014.

È socia della Società italiana delle storiche (Sis) e della Società italiana per lo studio della storia contemporanea (Sissco); collabora con l’Istituto per la storia della resistenza e della società contemporanea in provincia di Alessandria ed è redattrice della rivista “Quaderno di storia contemporanea”.

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I testi

 

Questa ricerca colma un vuoto storiografico. Infatti, fino ad ora, non esisteva nessuna ricostruzione complessiva che rendesse conto dell’intera storia dell’Unione Femminile Nazionale, una delle principali associazioni emancipazioniste del Novecento.

Il lavoro nasce dal desiderio di documentare e analizzare l’impegno messo in campo durante la prima guerra mondiale dall’Unione Femminile Nazionale e contribuire così a restituire visibilità al ruolo svolto, all’interno della mobilitazione civile, dalle donne e in particolare dalle associazioni femminili che, grazie a una capillare organizzazione, seppero garantire interventi assistenziali in settori strategici, mettendo al servizio del Paese il loro patrimonio organizzativo e la loro più che decennale esperienza in campo sociale. Si tratta di un protagonismo che costituì anche un momento fondante nel processo femminile di nazionalizzazione, ma che però è stato in genere ignorato o sottovalutato dalla storiografia – anche quella più recente, se pure con qualche eccezione – che, leggendolo come una semplice estensione alla sfera pubblica delle tradizionali attività di maternage, spesso non è riuscita a coglierne la profonda valenza politica.

Per meglio inquadrare le innumerevoli iniziative assistenziali e patriottiche di cui l’Unione Femminile si è fatta promotrice nel periodo in questione è parso però necessario dar conto della nascita, dell’organizzazione interna e delle attività dell’associazione – individuando le direttrici dell’impegno unionista e le varie istituzioni cui diede vita – e anche tracciare un ritratto di Ersilia Majno Bronzini, che ne è unanimamente riconosciuta come la fondatrice, ma che vent’anni dopo se ne distaccò, prendendo le distanze da alcune trasformazioni che caratterizzarono la storia dell’associazione proprio nel corso di quel conflitto. È sembrato altrettanto opportuno, poi, allargare lo sguardo anche al periodo successivo alla guerra – che permette, peraltro, di aprire interessanti squarci sull’impegno profuso dall’Unione Femminile, da sola o in collaborazione con istituzioni governative, nell’ambito delle politiche assistenziali, soprattutto quelle a favore della maternità e dell’infanzia – ricostruendo in tal modo l’intera vicenda dell’associazione milanese in quella prima fase della sua storia che è durata quarant’anni.

D’altra parte, nonostante l’Unione Femminile Nazionale sia, tra le associazioni emancipazioniste dei primi decenni del Novecento, una delle meglio strutturate, solide ed estese e forse anche la più conosciuta, grazie soprattutto agli studi di Annarita Buttafuoco, non solo nulla ancora è stato pubblicato sul ruolo che ha svolto durante la prima guerra mondiale ma, pur essendovi ricerche che hanno indagato il suo primo quindicennio di vita, analizzandone aspetti e momenti importanti, saggi che hanno posto al proprio centro figure significative dell’associazione e contributi che ne hanno tracciato le vicende durante il regime fascista o nel momento del suo scioglimento e della sua rinascita nel dopoguerra, finora non ne è ancora stata raccontata e ricostruita in maniera puntuale l’intera storia, dalla fondazione nel 1899 fino al momento della forzata chiusura nel 1939.

 

Ed è questo il lavoro che Graziella Gaballo ha realizzato soprattutto scavando nei nostri copiosi e preziosi Archivi, in parte già ordinati ed esplorati, ma in parte ancora inediti. [...]. Ne risulta una ricerca ponderosa, filologicamente rigorosa e approfondita, ricca di citazioni non solo formali, contenute nel testo e nelle nutritissime note. Questo immane lavoro ha consentito a Graziella Gaballo di addentrarsi in dettagli riguardanti non soltanto la coerenza che l’UF ha mantenuto nel tempo nel difendere i diritti delle donne e dei bambini, ancora in parte negati, secondo le indicazioni fondamentali che l’avevano ispirata al momento della sua fondazione, ma anche di vederne, in qualche particolare capitolo della sua storia, i risvolti contraddittori, le ombre, che fanno da contrappunto alle luci.

 

                                       (dalla Prefazione di Angela Maria Stevani Colantoni)

 
* * *

 

6.
DAVANTI ALLA GUERRA


A quattordici anni dalla sua nascita, l’Unione Femminile si trovò a dover fare i conti con la prima guerra mondiale. Essa rappresentò all’interno della sua storia un periodo di grande impegno e visibilità, ma anche di profondi cambiamenti che la portarono ad allontanarsi, sia pure temporaneamente, dai principi e dagli scopi per cui era nata.

Il nostro dovere

Ersilia Majno, presidente dell’associazione – convinta che fosse dovere dell’Unione, allo scoppio del conflitto europeo, acquisire “un concetto chiaro delle difficoltà della situazione, anche nelle ipotesi peggiori, e di prevenirne, per quanto è possibile, con mezzi ben studiati e pratici le disastrose conseguenze” – il 3 settembre 1914 analizzò, in un articolo apparso su “Il Secolo” e intitolato ancora una volta Il nostro dovere, gli esiti che la guerra avrebbe avuto anche là dove essa non infieriva, perché “la neutralità non salva dagli effetti del generale sconvolgimento”.
Con grande lucidità di analisi, Ersilia individuava come conseguenze immediate della guerra europea, oltre al problema costituito dai profughi, anche “l’arenamento del commercio, delle industrie, la disoccupazione e il rincaro di tutto quanto è necessario alla vita”. A tutto ciò cercava di proporre risposte e rimedi concreti:


Quali i rimedi?
Le raccolte di denaro sono indispensabili per provvedere ai bisogni del momento. Quello che occorre però è un rimedio più continuo ed efficace; sostituire cioè al lavoro industriale che manca un altro lavoro, che se si potesse organizzare, costituirebbe in un avvenire non lontano, un elemento di ricchezza per l’Italia.[...]. È questa organizzazione di lavoro che dobbiamo energicamente volere, poiché la beneficenza non potrebbe ovviare da sola alla crisi che si prevede [...].
Non potrebbero i Comuni, come già sta facendo quello di Milano, studiare al più presto il modo di prevenire la grave crisi accordandosi con gli industriali perché questi presentino l’elenco degli operai che rimangono a mezzo lavoro o senza completamente e provvedendo ad occuparli accordandosi anche col Comitato Nazionale che sta per sorgere con questo scopo appunto a Roma [...]?
Occorrerà organizzare cucine economiche nei vari quartieri, camere di riscaldamento, provvedere alla custodia dei bambini per i quali la deficienza di asili, già deplorata in tempi normali, sarà ancor più sentita in questo difficile periodo; raccogliere, distribuire indumenti che la mancanza di mezzi di riscaldamento renderà davvero necessari.


Indicava anche quanto già era stato messo in atto, sia dal Comune che dalla stessa Unione Femminile:
 

Tale lavoro è già stato modestamente iniziato da un Comitato di Soccorso costituito dall’Unione Femminile nazionale di Milano e di Torino, ma occorre riunire le forze e procedere concordi.
Il comune di Milano ha già pensato a coordinare l’opere, gli industriali, la Congregazione di Carità, che dovrà in questa occasione trasformare alcuni suoi modi antiquati di erogazione, gli Uffici Mandamentali e di Indicazione e Assistenza dovranno fornirgli i dati positivi della disoccupazione e della miseria. Le Istituzioni benefiche, le Scuole potranno dare sorveglianza e locali per ospitare bambini, fanciulle, per organizzare cucine economiche e laboratori.


Soprattutto, spronava a superare “questo difficile periodo di vita nazionale”
 

colla dignità, colla energia, collo spirito di sacrificio e di concordia, che abbiamo avuto ad esempio nella lotta per darci una patria, quando le donne italiane, pur avendo figli, fratelli, sposi spegnentesi fra lenti martiri nelle gelide carceri o barbaramente condannati al patibolo, non facevano vani lamenti, ma continuavano ad essere ausilio tenace, prudente e coraggioso negli ardui cimenti per la liberazione della patria.
 

L’invito a “riunire le forze e procedere concordi”, mettendosi al lavoro per quest’opera di solidarietà “con energia serena e spirito pratico” non era però rivolto unicamente alle socie dell’Unione. Infatti, secondo lei, nessuna donna poteva tirarsi indietro non solo perché l’ora tragica richiamava tutte alle gravi responsabilità della vita, ma anche perché
 

quale è la donna che oggi non pensi con un tormento che dovrebbe sospingerci tutte a divenire forze vive e operanti per l’umanità, che di quanto accade abbiamo noi pure una parte di responsabilità, perché se siamo madri amorose non abbiamo ancora saputo educare veri uomini, con una coscienza sicura, una volontà capace di reagire?
 

[...]

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