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Una ciurma di bambini alla
scoperta del mare e del mondo, attraverso l’avventura di un
galeone che salpa dal porto di Genova portandola tra le onde del
Mediterraneo.
Il capitano è Bolli, un intelligente e saggio ragazzo che
è accompagnato da marinai provenienti da tutte le parti del
mondo. Insieme cercano un tesoro lasciato dal pirata Braghemolle, ma
presto scopriranno che il vero tesoro è...
* * *
Capitolo 12
I nuovi marinai stavano allineati guardando il galeone. Gli occhi di
Bolli si riempirono di luce. Dopo avere sbadigliato ancora una volta,
così fragorosamente da raggelare il sangue alla ciurma
intenta ad osservarlo, il capitano alzò un braccio cercando
di darsi un contegno da comandante:
«Basta!» urlò, poi guardò
Mohamed, che tremante stringeva una mano a Edvige. «Mohamed,
chi sono questi marinai?» subito dopo aggiunse.
«Non vedo Amadeus e Ten, come mai non sono con te ... Chi
sono questi marinai?» ripetè.
«Capitano» disse scattando sull’attenti
«sono la ciurma della locanda del Drago cinese, sono gli
uomini che ripareranno il tuo galeone e, certamente,
s’imbarcheranno come marinai».
«Prima cosa, ti ho chiesto dove sono Amadeus e Ten, dopo,
parleremo dei marinai. Si sono persi forse in una battaglia? Sono stati
rapiti? Oppure sono annegati in qualche altro molo?». Nel
parlare, i suoi occhi s’incontrarono con quelli di Edvige.
Rimase attratto dalla sua bellezza. Stette un paio di minuti ad
osservare quello strano marinaio dalle trecce bionde e dagli occhi blu.
A distrarlo da quell’incantesimo, furono l’abbaiare
di Ten e il fiato grosso di Amadeus, che non riusciva più a
correre. Ten sfrecciò tra la gente del porto, correndo a
bordo. Il capitano, dopo avere sbadigliato ancora una volta,
indurì lo sguardo osservando ora la ciurma, ora Amadeus, che
sfinito si era appoggiato al fianco del galeone. Ten saltò
sulla nave e, attraversando il ponte, salì sul punto
più alto della prua, dove stava il capitano. Arrivato a lui,
gli saltò sulle braccia leccandogli il viso.
«Calma... calma, piccolo mio» disse Bolli
accarezzandolo «dov’eri finito?». Ten
abbaiò continuando il massaggio con la lingua sul volto del
padroncino. «Basta!» esclamò il capitano
mettendolo in terra. Si voltò a guardare Amadeus, che
staccandosi dal galeone, si era messo dietro a Paco, cercando di
nascondersi per paura della sua ira. «Amadeus, prima di
salire a bordo, devi dirmi perché sei rimasto indietro a
Mohamed e dal gruppo delle reclute»
Finalmente dal gruppo dei marinai rimasti in silenzio ad osservare la
scena, si levò la voce di Edvige.
«Capitano Bolli... quanto tempo dobbiamo stare a guardare
questa scena patetica?»
«Fin quanto te lo dirò io», rispose
nervosamente, ma il fascino di Edvige fece subito ammorbidire la voce
del capitano. «Finalmente ho il piacere
d’incontrare un vero marinaio. So che non vedi
l’ora di salire a bordo, ma il capitano deve tenere un certo
ordine sulla sua nave... altrimenti... Voi della locanda del Dragone,
potete salire subito a bordo. Mohamed, che cosa aspetti a dare il
benvenuto alla ciurma e farla salire sul galeone pirata?».
«Scusatemi» si riprese subito «sulla nave
del capitano Bolli, che non è un pirata».
Che-Luna, sentite le parole di Bolli, ebbe paura; si strinse a
Liù dicendo:
«Avele paula... essere pilati. Avevi lagione tu
Liù... questo è un galeone pilata! Voglio andale
via.... ho paula».
Le sue parole giunsero alle orecchie di Edvige, che subito la
rassicurò, offrendole la sua protezione per qualsiasi
evenienza: «Io sarò sempre vicino a te piccola
Che-Luna... vieni saliamo a bordo».
Uno per uno i giovani marinai salirono sul galeone. Mohamed con Edvige
precedeva il gruppo, era talmente emozionato che inciampò
sul primo scalino. Risero tutti, ma bastò
un’occhiata di Edvige per far tornare il silenzio. Amadeus,
in coda al gruppo, stava per salire anch’egli ma il capitano
lo fermò.
«Amadeus, ho detto che voglio sapere la verità sul
tuo ritardo... perché sei rimasto così indietro
dal gruppo. Poi, salirai a bordo!»
Amadeus abbassò la testa, ci fu un lungo silenzio, ebbe un
momento di smarrimento, ma subito dopo, un impeto d’orgoglio
lo assalì. Bolli e la ciurma, allineata sul galeone
sull’attenti, lo stavano guardando.
«Capitano... ho dovuto affrontare un gruppo di avventurieri,
che volevano sequestrare la nostra mascotte Ten. Ho combattuto a lungo,
come un vero pirata». A quel nome, si levò un
mormorio dalla ciurma e dal popolo che stava osservando.
«Sì, è proprio così... ho
dovuto combattere per Ten. Chiedetelo a lui».
Il capitano volse lo sguardo aTen che stava
“mugugnando” disteso ai suoi piedi. Bolli si
toccò il viso, subito dopo portò le mani al naso,
fece una smorfia e disse:
«Che cosa è questo profumo di mortadella? Forse
è questo il nemico che avevi da inse-guire... La
mortadella?... Voglio la verità».
Amadeus arrossì nuovamente, risero tutti. Improvvisamente,
dal fondo della strada, sbucò Piuma la bella, sbracciando e
chiamando Amadeus ad alta voce.
«Piccolo figlio mio... figlio mio, non andartene
un’altra volta».
A quelle grida, Amadeus, spaventato salì precipitosamente la
scaletta, attraversò il ponte e
s’infilò in una cabina chiudendosi a chiave. La
donna, arrivata ai piedi del galeone, stava per salire, ma il capitano
la fermò con voce autoritaria, scendendo dal ponte di prua,
dov’era rimasto fino a quel momento.
«Fermati donna... questo non è posto per
te».
Piuma si bloccò, era tutta sudata e affaticata, fece
l’atto di mettere piede sullo scalino di legno, legato con
grossi cordoni, che forse, non avrebbe neppure retto il suo peso, ma la
voce del capitano la fermò ancora:
«Se sali a bordo» ebbe un attimo di pausa poi con
voce dura aggiunse «ti getterò in pasto ai
pescecani!»
«Ma io» rispose tristemente a quelle parole
«al suo marinaio e al cagnolino, che non vedo, ho dato una
pagnottella con la mortadella».
La ciurma rise ancora e rise anche la gente, che aveva seguito i
marinai da quando, in coro, cantavano la canzone per il capitano Bolli.
Il capitano scese ancora qualche scalino poi, rivolgendosi a Ten gli
disse:
«Proprio bravo, anche tu racconti bugie». Ten
ringhiò senza farsi vedere da Piuma.
«Ciurma!» gridò improvvisamente Bolli,
trascurando la donna, che dava segni d’insofferenza davanti
gli scalini del galeone. Si avvicinò ad Edvige e si
guardarono intensamente, ma qualcosa distrasse il capitano, che
trasformò il suo sguardo languido, in uno sguardo di
stupore. Tutti i marinai, compreso Che-Luna, avevano il cappello con
disegnato il gallo. Subito pensò:
«Questi sono i marinai del pollaio... hanno il segno del
gallo... questa è una trappola del destino... è
una trappola di Braghemolle». Dopo quel pensiero, la voce di
Piuma, giunse fino a lui.
«Attento capitano... attento a quei marinai». Bolli
si voltò a guardarla e lei aggiunse frettolosamente
«attento al marinaio con disegnato sulla spalle destra una
tartaruga... attento, è un discendente di
Braghemolle».
A quelle parole, Bolli, abbassandosi, prese Ten in braccio e si
avviò verso Piuma la bella, ma quando giunse davanti alla
scaletta, Piuma la bella era sparita. Bolli e Ten, guardarono in tutte
le direzioni ma nulla: Piuma era sparita, lasciando un intenso profumo
di mortadella...
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