i libri

Bruno Pistidda

Le avventure

del giovane Bolli

 

2005

ISBN 88-7536-058-8

pp. 136

cm 15x21

€ 12,00

 

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L'autore

Bruno Pistidda nasce a Sassari, fin da bambino si trasferisce a Genova, città dove lavora e scrive libri per l’infanzia e romanzi.
Nel 2000 si trasferisce in Piemonte, a Novi Ligure, e continua la sua attività di scrittore. Collabora con giornali del Basso Piemonte, è Accademico d’Europa e del Machiavello di Firenze.

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I testi

Una ciurma di bambini alla scoperta del mare e del mondo, attraverso l’avventura di un galeone che salpa dal porto di Genova portandola tra le onde del Mediterraneo.
Il capitano è Bolli, un intelligente e saggio ragazzo che è accompagnato da marinai provenienti da tutte le parti del mondo. Insieme cercano un tesoro lasciato dal pirata Braghemolle, ma presto scopriranno che il vero tesoro è...

 

* * *

 

Capitolo 12

I nuovi marinai stavano allineati guardando il galeone. Gli occhi di Bolli si riempirono di luce. Dopo avere sbadigliato ancora una volta, così fragorosamente da raggelare il sangue alla ciurma intenta ad osservarlo, il capitano alzò un braccio cercando di darsi un contegno da comandante:
«Basta!» urlò, poi guardò Mohamed, che tremante stringeva una mano a Edvige. «Mohamed, chi sono questi marinai?» subito dopo aggiunse. «Non vedo Amadeus e Ten, come mai non sono con te ... Chi sono questi marinai?» ripetè.
«Capitano» disse scattando sull’attenti «sono la ciurma della locanda del Drago cinese, sono gli uomini che ripareranno il tuo galeone e, certamente, s’imbarcheranno come marinai».
«Prima cosa, ti ho chiesto dove sono Amadeus e Ten, dopo, parleremo dei marinai. Si sono persi forse in una battaglia? Sono stati rapiti? Oppure sono annegati in qualche altro molo?». Nel parlare, i suoi occhi s’incontrarono con quelli di Edvige. Rimase attratto dalla sua bellezza. Stette un paio di minuti ad osservare quello strano marinaio dalle trecce bionde e dagli occhi blu. A distrarlo da quell’incantesimo, furono l’abbaiare di Ten e il fiato grosso di Amadeus, che non riusciva più a correre. Ten sfrecciò tra la gente del porto, correndo a bordo. Il capitano, dopo avere sbadigliato ancora una volta, indurì lo sguardo osservando ora la ciurma, ora Amadeus, che sfinito si era appoggiato al fianco del galeone. Ten saltò sulla nave e, attraversando il ponte, salì sul punto più alto della prua, dove stava il capitano. Arrivato a lui, gli saltò sulle braccia leccandogli il viso.
«Calma... calma, piccolo mio» disse Bolli accarezzandolo «dov’eri finito?». Ten abbaiò continuando il massaggio con la lingua sul volto del padroncino. «Basta!» esclamò il capitano mettendolo in terra. Si voltò a guardare Amadeus, che staccandosi dal galeone, si era messo dietro a Paco, cercando di nascondersi per paura della sua ira. «Amadeus, prima di salire a bordo, devi dirmi perché sei rimasto indietro a Mohamed e dal gruppo delle reclute»
Finalmente dal gruppo dei marinai rimasti in silenzio ad osservare la scena, si levò la voce di Edvige.
«Capitano Bolli... quanto tempo dobbiamo stare a guardare questa scena patetica?»
«Fin quanto te lo dirò io», rispose nervosamente, ma il fascino di Edvige fece subito ammorbidire la voce del capitano. «Finalmente ho il piacere d’incontrare un vero marinaio. So che non vedi l’ora di salire a bordo, ma il capitano deve tenere un certo ordine sulla sua nave... altrimenti... Voi della locanda del Dragone, potete salire subito a bordo. Mohamed, che cosa aspetti a dare il benvenuto alla ciurma e farla salire sul galeone pirata?». «Scusatemi» si riprese subito «sulla nave del capitano Bolli, che non è un pirata».
Che-Luna, sentite le parole di Bolli, ebbe paura; si strinse a Liù dicendo:
«Avele paula... essere pilati. Avevi lagione tu Liù... questo è un galeone pilata! Voglio andale via.... ho paula».
Le sue parole giunsero alle orecchie di Edvige, che subito la rassicurò, offrendole la sua protezione per qualsiasi evenienza: «Io sarò sempre vicino a te piccola Che-Luna... vieni saliamo a bordo».
Uno per uno i giovani marinai salirono sul galeone. Mohamed con Edvige precedeva il gruppo, era talmente emozionato che inciampò sul primo scalino. Risero tutti, ma bastò un’occhiata di Edvige per far tornare il silenzio. Amadeus, in coda al gruppo, stava per salire anch’egli ma il capitano lo fermò.
«Amadeus, ho detto che voglio sapere la verità sul tuo ritardo... perché sei rimasto così indietro dal gruppo. Poi, salirai a bordo!»
Amadeus abbassò la testa, ci fu un lungo silenzio, ebbe un momento di smarrimento, ma subito dopo, un impeto d’orgoglio lo assalì. Bolli e la ciurma, allineata sul galeone sull’attenti, lo stavano guardando.
«Capitano... ho dovuto affrontare un gruppo di avventurieri, che volevano sequestrare la nostra mascotte Ten. Ho combattuto a lungo, come un vero pirata». A quel nome, si levò un mormorio dalla ciurma e dal popolo che stava osservando.
«Sì, è proprio così... ho dovuto combattere per Ten. Chiedetelo a lui».
Il capitano volse lo sguardo aTen che stava “mugugnando” disteso ai suoi piedi. Bolli si toccò il viso, subito dopo portò le mani al naso, fece una smorfia e disse:
«Che cosa è questo profumo di mortadella? Forse è questo il nemico che avevi da inse-guire... La mortadella?... Voglio la verità».
Amadeus arrossì nuovamente, risero tutti. Improvvisamente, dal fondo della strada, sbucò Piuma la bella, sbracciando e chiamando Amadeus ad alta voce.
«Piccolo figlio mio... figlio mio, non andartene un’altra volta».
A quelle grida, Amadeus, spaventato salì precipitosamente la scaletta, attraversò il ponte e s’infilò in una cabina chiudendosi a chiave. La donna, arrivata ai piedi del galeone, stava per salire, ma il capitano la fermò con voce autoritaria, scendendo dal ponte di prua, dov’era rimasto fino a quel momento.
«Fermati donna... questo non è posto per te».
Piuma si bloccò, era tutta sudata e affaticata, fece l’atto di mettere piede sullo scalino di legno, legato con grossi cordoni, che forse, non avrebbe neppure retto il suo peso, ma la voce del capitano la fermò ancora:
«Se sali a bordo» ebbe un attimo di pausa poi con voce dura aggiunse «ti getterò in pasto ai pescecani!»
«Ma io» rispose tristemente a quelle parole «al suo marinaio e al cagnolino, che non vedo, ho dato una pagnottella con la mortadella».
La ciurma rise ancora e rise anche la gente, che aveva seguito i marinai da quando, in coro, cantavano la canzone per il capitano Bolli.
Il capitano scese ancora qualche scalino poi, rivolgendosi a Ten gli disse:
«Proprio bravo, anche tu racconti bugie». Ten ringhiò senza farsi vedere da Piuma.
«Ciurma!» gridò improvvisamente Bolli, trascurando la donna, che dava segni d’insofferenza davanti gli scalini del galeone. Si avvicinò ad Edvige e si guardarono intensamente, ma qualcosa distrasse il capitano, che trasformò il suo sguardo languido, in uno sguardo di stupore. Tutti i marinai, compreso Che-Luna, avevano il cappello con disegnato il gallo. Subito pensò:
«Questi sono i marinai del pollaio... hanno il segno del gallo... questa è una trappola del destino... è una trappola di Braghemolle». Dopo quel pensiero, la voce di Piuma, giunse fino a lui.
«Attento capitano... attento a quei marinai». Bolli si voltò a guardarla e lei aggiunse frettolosamente «attento al marinaio con disegnato sulla spalle destra una tartaruga... attento, è un discendente di Braghemolle».
A quelle parole, Bolli, abbassandosi, prese Ten in braccio e si avviò verso Piuma la bella, ma quando giunse davanti alla scaletta, Piuma la bella era sparita. Bolli e Ten, guardarono in tutte le direzioni ma nulla: Piuma era sparita, lasciando un intenso profumo di mortadella...

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