i libri

Antonietta Dell'Arte

 

Il Gatto

di Largo La Foppa

 

Illustrazioni di

Fernanda Menéndez

 

2010

ISBN 978-88-7536-259-1

pp. 22

cm 13x20

€ 9,00

 

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L'autore

Antonietta Dell’Arte, siciliana d’origine, vive tra Milano e Diamante (Cosenza). è autrice di tredici libri di poesia, oltre che di racconti, saggi e testi di semiotica poetica che le hanno fatto ottenere numerosi riconoscimenti letterari. La sua opera Lei. Diario di una notte nel cuore del sole è stata selezionata al Premio Viareggio-Repaci nel 2001. Ha ricevuto nel 1993 la Benemerenza Civica del Comune di Milano.
Ha pubblicato la fiaba Le lumache di Bosco Rosso, Castalia Edizioni, 2002.

Fernanda Menéndez, artista visiva argentina, vive e lavora a Milano.

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I testi

 

C’era una volta un cestino di città, uno di quelli messi negli angoli delle vie. Era superbo, sapeva l’importanza della sua funzione: tenere le strade pulite. Era un cestino capace di vivere, di sognare sia nei giorni fioriti che in quelli di neve. Malgrado nessuno ci avrebbe scommesso, lui trasformava le bucce di arancia nell’albero da cui il frutto era stato preso. Le brutte notizie dei giornali buttati, le trasformava in liete notizie come sposalizi e nascite. Insomma bisognava proprio dire che era un cestino strano. A volte soffriva di solitudine, perché doveva seguire il ritmo frenetico della città: il via vai delle auto, delle sirene, dei clacson e così via. In più, appena si affezionava a qualche oggetto, gli veniva tolto e cambiato con altro ciarpame: così avvenne per una sciarpa di seta azzurra che per lui era il cielo, ed anche per il vaporoso cuscino di una principessa. Una vita difficile, visto che non riusciva a farsi sentire da nessuno. Poi, non succedeva mai nulla d’importante. Avrebbe voluto muoversi, volare nell’aria. Che sogni impossibili! E invece qualche rimasuglio di pizza e qualche osso...
Un giorno però la sua vita fu sconvolta da un avvenimento che per l’incuria dell’uomo avrebbe potuto provocare un grosso incendio. Qualcuno aveva buttato un mozzicone di sigaretta acceso e il calore e il fumo che si sprigionarono, annerirono il povero cestino che si sentiva soffocare. Fortuna che subito sentì aprire il coperchio e qualcuno lo liberò e pulì. Ritornò alla vita normale: riempirsi e svuotarsi. Da quella volta però lasciarono il coperchio sempre aperto.
Una notte, quando la città dormiva, sentì qualcuno che depositò un oggetto che faceva dei rumori strani. Prima gli sembrò un orologio, ma subito dopo capì che i battiti non erano tic tac regolari, ma tic tic tic.
S’insospettì.
– Cosa sarà mai questo congegno?
E pensando che in quei giorni c’era tanto trambusto di cortei, di lanci di gas lacrimogeni e di tutte le diavolerie degli uomini, ebbe paura, ma tanta paura che si mise a gridare. Lo sentì il gatto di Largo La Foppa. Era uno di strada (come si dice?) un randagio, ma così bello, con il pelo rosso fiammante come la barba del guerriero Barbarossa. Di lui aveva la sete di lotta e di conquiste. Rosso, possiamo chiamarlo così, che aveva il potere di sentire il cestino, chiese:
– Chi grida?
– Sono io – disse il cestino. – Togli questa bomba, toglila subito se no saltano in aria i palazzi.
Rosso, lesto, con fatica trascinò nel centro della piazza l’ordigno, fece appena in tempo a scappare che si udì un boato che fece tremare i vetri delle case. Scese tanta gente gridando.
Tutto però finì bene, perché non c’era nessun passante. Rosso ancora scosso si rifugiò nel cestino per tutta la notte. Lì fecero amicizia e il cestino disse:
– Miracolo, c’è qualcuno che mi sente!
– Basta crederci – rispose Rosso (tenendo per sé il suo segreto fiabesco).
[...]

 

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