i libri

Morteza Latifi Nezami

 

Quando giunse

a termine

la gentilezza...

 

Traduzione dal farsi

di Morteza Latifi Nezami

 

 

2013

ISBN-13 978-88-7536-336-9

pp. 126

cm 13x20,5

€ 13,50

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L'autore

 

Morteza Latifi Nezami è nato a Tehran (Iran) nel 1943, ha frequentato il corso di Scultura alla Facoltà di Belle Arti dell’Università di Tehran.
Si è laureato presso la Facoltà di Architettura del Politecnico di Milano.
Ha seguito il corso di Scenografia presso l’Accademia d’Arte di Firenze, completando i suoi studi sempre a Firenze con il Corso Post-Laurea di Restauro conservativo.
Ha conseguito il Diploma di Pittura presso l’Accademia di Brera di Milano.
Ha stampato un volume di poesie in lingua persiana in Iran. Diverse sue poesie sono state stampate dalla rivista Bukhara di Tehran e dalla rivista Rahe Zendeghi di Los Angeles e alcune sono state tradotte e lette alla Casa della Parola di Venezia e al Centro Culturale Candiani di Mestre in occasione di un incontro per la condanna della guerra insieme alle poesie di poeti di altri paesi e in altre manifestazioni letterarie contro tutte le guerre. Ha tradotto dal persiano all’italiano alcune poesie dei poeti persiani Hafez, Saadi, Rumi e Attar per la Casa della Cultura iraniana di Mestre.
Nel 2011 ha stampato con la Casa Editrice La Meridiana, una raccolta di storie realmente accadute, Inospitale terra promessa, sul viaggio infernale compiuto da cinque migranti per giungere in Europa.
Ha esposto i suoi quadri in diverse città italiane, a Tehran e negli Stati Uniti.
Ha vinto diversi premi di pittura fra cui per due volte la targa d’argento del Presidente della Repubblica e una volta il medaglione del Presidente del Senato.

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I testi

 

A tutti coloro che in qualsiasi modo

hanno lottato, lottano e lotteranno

per la difesa della pace, della libertà

e della giustizia

 

*

 

Primo mese
Gennaio

Sarajevo

 


Il setaccio del cielo
spande un velo di cenere e fumo
su tutta la pianura
su tutta la città
sugli specchi d’acqua
sui massi di pietra

la tagliente lama delle ruote dei cannoni
riga
con solchi sottili di sangue
il verde velluto delle colline

nello scompiglio di terrore e fuga
le cadenti stelle d’acciaio
gonfie nel cuore di piombo e polvere
con lunghe scie d’inferno e morte
lacerano
con fuoco e fumo
la trasparente sottile volta del cielo

le nascoste
lunghe fredde canne d’acciaio
dalle feritoie spezzate di oscure finestre ignote
piantano fiori di ferite
una rossa distesa purpurea
sul petto dei bambini
nei silenziosi cortili di pietra

lontano
è lontano
nel barbaro lontano
più lontano di lontano?
no no
è qui
nel cuore della civiltà
è qui
nel vecchio continente
nel centro del mondo
nella terra dell’arte
nella culla della cultura
a un passo da Socrate
nei pressi di Voltaire

è qui
quella veglia di fuoco
con mortai e piombo
è qui
quella luccicante pioggia di lacrime e sangue
sono qui
quelle cadenti stelle di morte
qui
crollano
i tetti della vita
qui
si lacerano
gole senza voce
qui
si spezzano
mani alzate in un grido
qui
inaridiscono gli occhi dell’attesa
sulla soglia
qui

oh Uomo
dove è rivolto
il tuo sguardo indifferente
e in quelle mani inerti
che cosa nascondi
oh Uomo
nel petto hai
solo
sospiri senza suono

la notte
nella quiete delle case
nei morbidi letti caldi
accanto ai camini che emanano
profumo di pane e miele
nello spazio
colmo dell’ebbrezza della musica
l’alba come nasce serena

oh
nei freddi ruderi
accanto al fuoco spento
nei letti umidi di sangue
nell’aria bruciata di polvere da sparo
in attesa attesa attesa dell’ultimo istante
ogni secondo
pesa un secolo

lontano
nel barbaro lontano
più lontano di lontano
il setaccio del cielo
spande un velo di cenere e fumo
sulla città sul fiume sulla foresta e sulle rocce
la tagliente lama delle ruote dei cannoni
riga
con solchi sottili di sangue
il verde velluto delle colline
nello scompiglio di terrore e fuga
la trasparente sottile volta del cielo
brucia nella nebbia viola
e sul petto dei bambini giocosi
le ferite delle pallottole
piantano una rossa distesa purpurea
nei silenziosi cortili di pietra

lontano
nel barbaro lontano
più lontano di lontano
ogni secondo
pesa un secolo

qui
lontano dai sospiri da lacrime e sangue
lontano dall’odore acre di polvere da sparo
nella quiete delle case
nei letti di lino bianco
giunge silenziosa
l’alba
dai trasparenti vetri delle finestre
col profumo caldo di caffè
e l’indifferenza
alberga
nelle nostre pulite profumate e sterili mani

ogni giorno
.
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