i libri

Tristan Tzara

 

Prime poesie

 

Cura e traduzione dal romeno

di Irma Carannante

 

 

2015

ISBN-13 978887536367-3

pp. 130

cm 15x20,5

€ 15,00

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Tristan Tzara è lo pseudonimo di Samuel Rosenstock, nato il 16 aprile del 1896 a Moineşti in Romania, da Emilia Sibalys e Filip Rosenstock, un’agiata famiglia ebraica appartenente alla comunità chassidica di Bacău. Nel 1907 si trasferisce a Bucarest dove compie gli studi secondari; nel 1914 si iscrive all’Università per seguire i corsi di matematica e di filosofia e nel 1915, in autunno, lascia la capitale dopo aver pubblicato tre poemi col nome di Tristan: nel timore di una possibile chiamata alle armi e preoccupati dalla vita di bohème che il figlio conduceva a Bucarest, i genitori pensarono opportunamente di fargli continuare gli studi in Svizzera, in un paese neutrale. Il poeta si stabilisce così a Zurigo e si iscrive alla facoltà di lettere e filosofia. Ben presto però Tzara rinuncerà agli studi universitari e consacrerà la propria vita all’arte. Scriverà solo in francese serbando comunque inalterati i rapporti con gli amici e i poeti avanguardisti romeni che gli pubblicheranno le poesie manoscritte sulle riviste «Noua revistă română», «Contimporanul» e «Unu».
A Zurigo, al Cabaret Voltaire, Tzara inizierà a leggere i suoi componimenti declamando “canti negri” e interpretando “poemi simultanei”. Il 14 luglio 1916, per la prima serata Dada, Tzara proclama il suo primo manifesto. Il 28 luglio viene celebrato l’inizio del movimento letterario Dada con La Première Aventure céleste de M. Antipyrine. Il 28 agosto la Romania dichiara guerra alla Germania. A luglio 1917 esce il primo numero della rivista Dada diretta da lui e a dicembre Dada 2. Nel giugno del 1918, a Zurigo, il poeta pubblica Vingt-cinq Poèmes e il 23 luglio, nella serata a lui consacrata, legge il Manifeste Dada 1918. A Dicembre esce Dada 3. A partire dal 1919 Tzara avvia una corrispondenza con Breton, Aragon, Soupault ed incontra Picabia a Zurigo dopo la pubblicazione, a maggio, di Dada 4-5.

Il 17 gennaio 1920 Tzara si stabilisce a Parigi a casa di Picabia. Il 18 febbraio spiega la sua vocazione e quella dei dadaisti all’Università di Faubourg Saint-Antoine e scrive le prefazioni ai cataloghi delle mostre di Picabia e Ribemont-Dessaignes. Durante l’estate, Tzara prima ritorna a Zurigo, poi va a Bucarest, e infine visita Costantinopoli, Atene e Napoli. Il 9 dicembre, avviene la lettura del Manifesto Dada Sur l’amour faible et l’amour amer, in occasione dell’esposizione di Picabia alla galleria Povolozky.

A partire dall’aprile del 1923 inizia la pubblicazione a puntate di Faites vos jeux ne Les Feuilles libres, un romanzo incompiuto, autobiografico e sentimentale, in cui trova grande spazio il caso. A luglio esce la raccolta poetica De nos oiseaux, in cui l’autore autotraduce dal romeno alcune sue prime poesie e, per segnalare la sua distanza dal Surrealismo di Breton, nel 1924 pubblica i Sept Manifestes Dada.

Nel 1934 a Bucarest esce il volume Primele poeme ale lui Tristan Tzara a cura di Saşa Pană e sempre nel 1934 il poeta aderisce con René Crevel alla casa della Cultura fondata da Aragon. Nel 1935 annuncia ufficialmente la sua rottura con il gruppo surrealista con una lettera aperta ai Cahiers du Sud e sempre nello stesso anno è pubblicato Grains et issues, in cui Tzara, allo scopo di creare una valida alternativa alla scrittura automatica, mette insieme poesia e prosa, sogni e annotazioni critiche, dando maggiore spazio alla teoria e al lavoro dell’interpretazione.

Perseguitato dal regime collaborazionista di Vichy e dai nazisti, durante la guerra, dal 1940 al 1945, Tzara si stabilisce in Provenza dapprima a Sanary e poi a Aix. In seguito è costretto a trascorrere due anni a Souillac in clandestinità, cosa che non gli impedisce di collaborare a molti periodici della Resistenza. Dopo gli incarichi per le missioni dei Servizi della propaganda di Tolosa, alla fine del 1944 si occupa del CNE (Comitato Nazionale degli Scrittori) del Sud-Ovest della Francia. A Tolosa, presiede il Centro degli intellettuali e dirige le trasmissioni letterarie della Resistenza alla Radio.

Dopo la guerra tiene conferenze ovunque nel mondo. Iscritto al PCF (Partito Comunista Francese) dal 1947, nel 1956 rimane inorridito dalla repressione della Rivoluzione ungherese e dichiara in un comunicato stampa le sue fortissime divergenze dagli intellettuali che si professano comunisti. Nel 1960, insieme a Sartre, Simone de Beauvoir, Breton e Alain Robbe-Grillet, firma il “Manifesto dei 121” contro la guerra in Algeria.
Tristan Tzara muore a Parigi il 24 dicembre 1963 nel suo appartamento in rue de Lille al numero 5. È sepolto al Cimitero di Montparnasse, non lontano dall’amico poeta Claude Sernet e neppure troppo distante da Ionesco e Cioran.

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I testi
 

 

Quando l’avanguardista Saşa Pană nel 1934 propose a Tzara di intitolare la raccolta di versi romeni Poesie prima di Dada, l’autore contestò questo titolo perché «lascerebbe supporre una sorta di rottura nella mia persona poetica, se così mi posso esprimere, dovuta a qualcosa che si sarebbe prodotto al di fuori di me (lo scatenamento di una fede simil-mistica per così dire: dada), che, a dire il vero, non è mai esistita, perché ci fu continuità attraverso contraccolpi (a-coups) più o meno violenti e determinanti, se si vuole, ma comunque continuità e compenetrazione (entre-pénétration), legate al massimo grado a una necessità latente».1
È come dire che il programma di riforma poetica di Tristan Tzara a Bucarest era solo in uno stato di necessità latente, cioè in uno stato di pura potenzialità che annunciava solo virtualmente quello che sarà poi riconosciuto come il segno caratteristico di Dada. In tal senso, queste poesie sono cronologicamente avant Dada, ma per Tzara questi componimenti avevano un valore e un carattere retroattivo, rispondevano cioè a un’esigenza soggettiva che lo vincolava a una posizione ben precisa. Tant’è vero che, come attesta il volume di poesie francesi De nos oiseaux pubblicato nel 1923, Tzara aveva “auto-tradotto” in lingua francese alcune di queste sue prime poesie romene, dando loro nuovi titoli, in particolare Soir e Réalités cosmiques vanille tabac éveils. Come scrive Henri Béhar: «Sono state sufficienti alcune rotture di tono supplementari, e, sulla carta, variazioni tipografiche. A ben vedere, Tzara era disposto, con questi poemi, a entrare nel circo internazionale, per tenervi la funzione di gran cassa, che avrebbe fatto della Romania la culla del dadaismo. Vi mancava, ed è là tutta la differenza, questa dimensione internazionale e questa negatività programmatica voluta dai promotori del movimento».2
Ciò che si può notare in questo volume romeno di poesie di Tzara avant Dada è una sorta di distacco ironico dal lirismo elegiaco tipico dell’espressione poetica nazionale. Anche se ancora i temi sono legati a un sentimentalismo tardo simbolista, la dimensione predadaista è riscontrabile nell’associazione da parte del poeta di «immagini disparate che sorprendono la coscienza».3 Si ha l’impressione che «partendo da temi simbolisti come pretesto polemico, il poeta abbia poi liberato il proprio discorso da queste forme, facendo nascere una pratica che pone le premesse a una critica implicita del linguaggio e dei suoi moduli espressivi».4

 

 

1 La lettera di Tristan Tzara del 17 gennaio 1934 è citata da Saşa Pană in T. Tzara, Primele poeme, Editura Cartea Românească, Bucureşti, 1971, pp. 121-122.

2 Henri Béhar, Préface, in Tristan Tzara, Poésies complètes, Flammarion, Paris, 2011, pp. 7-8.
3 George Călinescu, Istoria Literaturii Române. De la origini pînă în prezent, testo stabilito da A. Piru, Editura Vlad & Vlad, Craiova, 1993, p. 887.
4 Marin Mincu, Tristan Tzara şi deconvenţionalizarea limbajului, in Eseu despre textul poetic II, Cartea Românească, Bucureşti,1986, p. 273.

 

* * *

 

Vacanze in provincia

Sul cielo gli uccelli immobili
Come le tracce lasciate dalle mosche
I domestici chiacchierano sull’uscio della stalla
E sono fioriti sul sentiero gli escrementi degli animali

Passa per strada il signore in nero con la sua bambina
Gioia dei mendicanti quando si fa sera
Ma ho a casa un Pulcinella con sonaglini
Per distrarre la mia tristezza quando mi tradisci

Il mio animo è un muratore che torna dal lavoro
Odorosa rimembranza di farmacia pulita
Dimmi, vecchia domestica, cosa c’era una volta come mai più dopo,
E tu cugina richiama la mia attenzione quando canterà il cuculo

Scendiamo nell’anfratto
Che è Dio quando sbadiglia
Riflettiamoci nel lago
Con le verdi alghe di rana

Facciamoci poveri al ritorno
E bussiamo alla porta dello straniero
Come il becco degli uccelli nella scorza della primavera
Oppure non andiamo più da nessuna parte

Lutto bianco dalla figlia del vicino.
.
 

* * *


Voce

Muro cadente
Mi son chiesto
Oggi perché
Non si è impiccata

Lia, la bionda Lia
Di notte a una corda...
Si sarebbe dondolata
Come una pera matura

E avrebbero abbaiato
I cani per strada
Si sarebbe radunata
La gente a guardare

E avrebbe gridato
“Non farla cadere”
Avrei chiuso a chiave
Con il lucchetto la porta

Avrei messo una scala
E l’avrei presa dal basso
Come una pera matura
Come una ragazza morta
E sopra un bel letto l’avrei adagiata.

Bucarest 1914
 

* * *

 

[Canta, canta ancora]

Canta, canta ancora – solo il muro ci separa
Ed è meglio così, – non si sentono gli errori
E ti accompagnerò con il violoncello nella mia anima
E spegnerò le luci perché amo l’oscurità

Bionda è la mia vicina
Vestita con un abito color cenere
Vicina mia, non essere cattiva – dai facciamo una sonata:
(Ho scritto una poesia poiché non posso mettere in parole la melodia.)

“Oh, te ne sei andata, sei andata via mia bella in un pomeriggio d’inverno
Il nostro amore di un tempo è un bouquet da sposa di fiori secchi
Oggi ho incontrato una fanciulla sulla strada dove abito
Commessa in un grande negozio oppure sarta

Le ho detto che l’amavo ed è venuta con me a casa
Le ho detto che era bella, e che i miei occhi si erano arrossati per le lacrime
Sono povero ma le comprerò per i suoi vestiti una stoffa preziosa
E le ho raccontato, amore mio, come in quel pomeriggio d’inverno...”

Qui il lettore è pregato di fare una pausa
E di riflettere su ciò che ha appena letto
Poiché la mia vicina si è annoiata – senza motivo
Va a mangiare qualcosa di dolce e se ne va a letto

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