i libri

Eugenijus Ališanka

 

Nel corsivo della notte

 

Cura, traduzione dal lituano

e note di

Pietro U. Dini

 

 

2018

ISBN-13 978887536413-7

pp. 136

cm 13x20,5

€ 15,00

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L'autore

Eugenijus Ališanka è nato in Siberia (Russia), precisamente a Barnaul, il 22 febbraio 1960, da una famiglia di deportati lituani; ma giunse in Lituania già all’età di due anni, grazie alle decisioni che accompagnarono il “nuovo” corso del Cremlino dopo l’ascesa al potere di Nikita Krusčëv e il noto “disgelo” che nella storia politica del Novecento è legato al suo nome.
Oggi Ališanka è poeta, saggista e traduttore. Vive e opera a Vilnius, ma appena può si sposta volentieri in campagna, nel buen retiro di Zabarija, a circa quaranta chilometri a nord-ovest della capitale.
Ališanka ha compiuto nel 1983 gli studi di matematica presso l’università di Vilnius, però non li ha mai utilizzati nella sua attività professionale. Ha sempre svolto impieghi nell’ambito della letteratura e comunque di natura umanistica: dapprima per dieci anni (1990-2000) all’Istituto d’arte e cultura lituana, poi nelle redazioni di varie testate letterarie. Per conto dell’Associazione lituana degli scrittori ha inoltre organizzato, dal 1994 al 2002, il noto e popolare festival poetico Poezijos pavasaris (“Primavera della poesia”) alle cui edizioni ha spesso anche partecipato attivamente.
Ha preso parte a progetti poetici di varia durata: nel 1995, in un programma internazionale di scrittura tenutosi nello Iowa per un semestre; nel 2000, nel progetto letterario Literature’s Express Europe 2000; ha inoltre partecipato a decine di festival letterari in Europa e usufruisce volentieri delle residenze per poeti all’estero. Dal 1998 è membro del PEN Club lituano e fino al 2002 è stato membro del Consiglio degli scrittori baltici.
A un giornalista che – invero, assai ingenuamente – gli chiedeva se l’idea dei suoi libri sgorgasse e nascesse naturalmente, Ališanka ha risposto che «naturalmente avvengono solo i processi naturali» e che un libro invece è «il risultato di prolungati sforzi e negoziazioni interiori». Pertanto si può dire che ad oggi Ališanka ha portato a maturazione (cioè, scritto) e a compimento (cioè, pubblicato) almeno undici prolungati sforzi e negoziazioni interiori (cioè, sette libri di poesia e quattro raccolte di saggi). A ciò si aggiunga anche la cura di tre numeri, usciti nel 1991, 1995 e 1998, dell’almanacco poetico Miestelėnai (“Gente di città”).
Alcune sue pubblicazioni hanno ricevuto premi: per la raccolta Lygiadienis (L’equinozio), nel 1992, Ališanka è stato insignito con il Premio Zigmas Gėlė per la poesia debuttante e, nel 2001, per i saggi di Dioniso sugrįžimas (Il ritorno di Dioniso) ha ottenuto il Premio del Ministero della cultura; ancora per la poesia, ha ricevuto altri riconoscimenti: il Premio dell’Associazione degli scrittori (2002) per le traduzioni, quello di Poezijos Pavasaris (2012) e il Premio degli Jatvinghi (2016).

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I testi

 

Ci sono autori per i quali viaggiare è una necessità addirittura fisiologica. Anche Eugenijus Ališanka ha bisogno di “ossigeno odeporico” e lo dice chiaramente: il viaggio incomincia là dove finisce l’ossigeno. Anch’egli è da includere nel novero dei poeti e dei saggisti viandanti: per esplorazione, per fuga o per entrambe le cose insieme. Ovviamente non è del viaggio confezionato dalle agenzie turistiche che si parla, ma di quello che propone spaesamento, espone al rischio dell’incomprensione e dispone a un incontro con la propria anima(lità) istintiva.
È importante essere in moto per attivare il movimento della conoscenza, soprattutto interiore, e per aprirsi all’avventura della vita: ho viaggiato da una città all’altra | domandando | dove vivono le donne più belle | le marte marie o dulcinee | felici o solitarie. Per sua ammissione, la letteratura è l’arte del viaggio: erranza, delirio, vagabondaggio. E il nostro viandante è colto e raffinato, intesse nei suoi versi rimandi e allusioni moderne e classiche, come in l’autunno di epicuro, per esempio: non dovrei lamentarmi, non mancarono piaceri, forse meno donne e più filosofia... è anch’esso un piacere, raccontare storie, soprattutto quelle inventate, tutta la vita ho mentito a me stesso, ora posso mentire agli altri.

 

 

* * *


marché de la poésie

venderei una poesia con tutti i pezzi di ricambio
nella poco consumata più antica lingua d’europa
una giacca d’autore second hand
con le tasche piene di briciole di tabacco
anche quasi regalata anche per una bottiglia di rosso
dei dintorni di bordeaux potrei appendere le gambe
sulla riva della senna fisserei coi pescatori
l’acqua che s’increspa acqua come acqua in tutta l’europa
un po’ torbida l’immagine non vedi sul fondale
soltanto piccole onde rugose quando vicino borbotta
un battello e sprizza gioia di vivere
non so il prezzo forse per dover pagare un supplemento
come a quella di pelle nera di saint denis
per la lascivia della sua fantasia
nella piazza del mercato negozio ogni
parola i colombi tubano coraggiosi si tuffano
tra i banchetti recando ramoscelli di palma
uno anche a me di tutto faccio purché non debba
scrivere nutro i colombi viaggio in treno
ogni giorno va sempre meglio
venderei l’ultima poesia con tutti
i pezzi di ricambio e poi all’indietro nei boschi
 

 

* * *


da cronache di guerra non scritte

andavo dietro al carro
i tendini d’achille tesi come corde
suonavano la ritirata
una spada dai denti smozzati
scozzò la pietra schizzarono scintille
non ero l’ultimo dietro di me
una colonna s’allungava fino all’orizzonte
dove fiammeggiava il sole rosso del tramonto
la battaglia fu una delle tante
non so neanche a chi stavolta cercammo
invano di imporre un nuovo modo
di vita io stesso da tempo m’ero
liberato di questa dannosa abitudine
sono un soldato abbastanza bravo
eseguo gli ordini a dire il vero
da tempo non ho letto nessuno di quelli
i cui nomi sono scritti nelle cronache
più spesso penso che forse non esistono
la fantasia dalle belle arti
si è spostata alle imprese virili
a volte penso che anche il nemico non sia quello
forse non è il nostro magari neanche nemico
forse soltanto sdrucciolo su un grumo d’argilla
sbatto la testa sullo stipite della porta
e poi vaneggio attraverso le notti
sul rappresentante di dio sulla terra
sui rappresentanti dell’uomo in cielo
sempre sogno un posto più caldo
un qualche dove o un ufficio
per scrivere condoglianze alle madri dei soldati
redigere attestati di sana e robusta costituzione
anche se so come finisce questa vita
mi trascinai nel mezzo dei miei anni
alle mie spalle bruciava inumano barbaglio
davanti agli occhi le terre inconquise
era la più bella stagione dell’anno l’autunno

 

 

* * *


contratto secondo regole celesti

mi riservo il diritto di tacere
perfino quando con voce gutturale
leggo versi
il diritto di parlare
nel sonno
il diritto di starnutire
quando fiorisce il salice quando c’è polvere
quando ho il fieno sotto la testa
mi riservo il diritto di lasciare l’anima in chiesa
la miscela di caffè i cui fondi ogni mattino interrogo
il diritto di tagliare sottile il prosciutto
e grosso il pane
il diritto alla paura all’estate afosa alla tempesta
alla casa senza parafulmine
mi riservo il diritto di seguire il suicida celan
o il mantenuto rilke
perfino quando son freddi i loro piedi
mi riservo il diritto di scrivere sui muri
con colori ad olio e lacche ad acqua
whisky di granturco e birra d’orzo
sulla neve
con zeri e croci
sulla lapide della mia tomba

tutto il resto lo abbandono
all’editore del mio libro
per un salario minimo di sopravvivenza
anche dopo la mia morte.
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