i libri

Bill Manhire

 

Levàti

 

Cura e traduzione

di Marco Sonzogni

 

 

2009

ISBN-13 978-88-7536-219-5

pp. 164

cm 13x20,5

€ 16,00

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L'autore

Bill Manhire è nato ad Invercargill, in Nuova Zelanda, nel 1946, e ha compiuto gli studi all’Università di Otago e all’Università di Londra. È direttore dell’International Institute of Modern Letters della Victoria University di Wellington e responsabile del Programma di Scrittura Creativa. Nel 1997 è stato eletto primo Te Mata Poet Laureate della Nuova Zelanda. La raccolta di poesie What To Call Your Child, pubblicata a conclusione di carica, include una silloge di poesie scritte durante la permanenza in Antartide nel 1998 come primo Antarctic Arts Fellow. Oltre a numerose raccolte di poesia prosa, Bill Manhire ha pubblicato anche una raccolta di saggi e interviste ed un memoir. È stato insignito di tutti i più prestigiosi riconoscimenti letterari in Nuova Zelanda. Tra questi spiccano il New Zealand Book Award – vinto per ben quattro volte (l’ultima, nel 2006, proprio con la raccolta Lifted, a cui appartiene la poesia qui presentata) – la Meridian Energy Katherine Mansfield Fellowship (2004) e l’elezione a Companion of the New Zealand Order of Merit (2005) e il Prime Minister’s Award for Literary Achievement (2007).

Marco Sonzogni (1971) è Senior Lecturer in Italian presso la School of Languages and Cultures della Victoria University of Wellington in Nuova Zelanda e membro esecutivo del New Zealand Centre for Literary Translation.

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I testi

 

Come ha ammonito Paul Celan, la realtà non è semplicemente a portata di mano: va cercata e trovata. E il poeta, ci ricorda Helen Vendler, è obbligato a cercare, per ogni situazione, un piano simbolico su cui rappresentare la propria “percezione” della realtà e allo stesso la propria “risposta” ad essa. Lifted (2006), l’ultima raccolta di Manhire, è una presentazione ideale della sua poetica perché tutti i testi inclusi in questo libro sono dimostrazione di come l’autore abbia cercato e trovato la realtà.
                                                                                            Marco Sonzogni
 

 

* * *

 

La scala



Troppo corta per raggiungere il tetto,
troppo corta per minacciare finestre importanti,

la scala sta posata su un fianco,
dietro la casa, non la si vede.

La scala sta posata sull’erba,
venature diverse in ognuno dei pioli

(e ali su ogni piolo
e allora dove si mettono i piedi?).

Ed è marcia, come si vede.
Eppure, brama di essere sollevata.

 

 

* * *

 

Un ispettore di polizia fa visita



Si entrò nella casa in punta di piedi.
Il vicinato era acquattato come un topo.

Avevo i nervi tesi. I soldi
erano nel forno, non nel frigo.

*

Diedi un’occhiata alla nota sul piano.
Uh oh, uh oh, uh oh.

*

C’è sempre un punto in cui una normale indagine
si trasforma in qualcosa di completamente diverso.

Dovetti dare una spallata per entrare.
La vasca da bagno era semplicemente stracolma della vittima.

 

 

* * *

 

Morte di un poeta

 


                            in memoriam Charles Causley
 


Tra Tamar e catrame,
sotto un cielo arruffato
ho visto camminare
il poeta còrnico.

Andava dove vento e acqua
non saranno rovesciati,
dove luce e acqua incontrano
la pietra di Boscastle.

Era un giorno in pieno novembre
quando arrivò il freddo.
Il cielo freddo si scialacquava
dentro al suo cervello.

Chi bussa a Cyprus Well?
Chi continua a bussare?
«Credo sia l’ospite
che non si deve nominare.»

Oh gli uomini che pescano stanno pescando
e uomini di latta non ce ne sono più
eppure uomini cammineranno su Bodmin
e sentiranno il suo canto.

Il grande mondo cambia
eppure resta lo stesso;
e i versi dei poeti dipaneranno
il groviglio nel cervello.

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