i libri

Bodil Bech

 

La notte

ci appartiene

 

Cura e traduzione dal danese

di Angela Siciliano

 

 

2015

ISBN-13 978887536381-9

pp. 92

cm 13x20,5

€ 13,50

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L'autore

 

Bodil Adele Vilhelmine Bech Ŕ nata nel 1889 nell’isola di Fyn (N°rre Broby), figlia di agricoltori benestanti, ed Ŕ morta nel 1942 nell’isola di Bornholm (Gudhjem).
Frequenta una scuola commerciale senza terminare i corsi, prima di diplomarsi in pianoforte a New York durante un lungo soggiorno con il primo marito, l’ingegnere Holger Lauritz Petersen Varder sposato nel 1910.
Divorziata, contrae un secondo matrimonio nel 1917 con Poul Uttenreitter, commissario di polizia e storico dell’arte. In questo periodo viene a contatto con artisti e scrittori di vario genere. Nel 1921 divorzia dal secondo marito.
Convive poi con il poeta Jens August Schade, con cui ha una proficua e reciproca influenza artistica.
Molte sue poesie sono state ispirate dai suoi soggiorni in Lapponia, solitari o presso la scrittrice finno-svedese Edith S÷dergran, che viveva a Raivola, allora territorio finlandese attualmente russo.

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I testi

 

Nel suo mondo di donna, di musicista e di poeta, per Bodil Bech la natura Ŕ una forza potente, a volte molto dura verso gli umani ma pi¨ spesso accogliente e di-spensatrice di cure, con precisa tenerezza. Nei suoi versi Natura e Dio si mescolano in una religiositÓ quasi pagana. Bodil Bech cerca di piegare gli avvenimenti a suo favore, cerca la fusione con le forze dell’Universo, sfidando quelle che sono contrarie ai propri desideri, e lo fa con un piglio e un tono da guerriera, quasi da dea. I dolori li affronta con orgogliosa rabbia o se necessario con dignitosa accettazione, desidera la grandiositÓ dello spirito ma non disprezza l’umiltÓ del granello di polvere nel quale vede l’Universo. Sono tante le domande che si pone, forse le pone proprio quando sa che non ci sono risposte in un mondo fatto anche di entitÓ invisibili, quindi a volte le sue domande sono retoriche o ironiche (la buona ironia danese!), di chi la sa lunga perchÚ in realtÓ non sa niente.

 

* * *

 

Fionia

Rotondeggianti erano le colline
dove i cavalli di mio padre pascolavano
blulucente il ruscello
dove il cielo riposava
tra i cavoli nell’orto di mia madre
pendeva il luppolo per la birra autunnale

Sulla dolce isola
il sole rotondo baciava me
mela succosa –
io maturavo carica di felicitÓ
le braccia allacciate
a quelle delle altre ragazze di Fionia
quelle che con orgoglio ammettono ridendo:
la notte ci appartiene....
 

* * *


L’intangibile

Amici, sapete cos’Ŕ la primavera?

Due facce bianche rivolte l’una verso l’altra
– ciocche di capelli agitate dal vento notturno –
due paia di occhi che si incontrano per la prima volta
e indugianti scrutano un piccolo adesso
due corpi che si scivolano accanto
mentre ombre giocano nella luce tremolante
– lei prende delle mele dal distributore automatico
lui sta facendo il giro serale col cane

Amici, sapete cos’Ŕ la primavera?

Due corpi che avanzano faticosamente controvento
nelle strade addormentate e che girano gli angoli
lei con la frutta stretta al petto,
lui bighellonando con la sigaretta accesa
scuote la cenere e fischia al cane

Amici, sapete cos’Ŕ la primavera?

Un uomo che guarda su verso un balcone
canticchiando un po’ – la sigaretta arde
una donna lass¨ – mangia delle mele
e sorride guardando in basso tra i rami spettrali
dove il viso pallido si intravvede come un fiore

Amici, sapete cos’Ŕ la primavera?

Due sorrisi nella notte – una porta che si chiude
un uomo che esita ma se ne va
una donna che si spoglia sorridendo
e spegne la luce e si distende e pensa:
quanto Ŕ dolce e delicata questa corrente tra due esseri
e il loro aver evitato l’imminente pericolo
di far calare le stelle sulla terra,
com’Ŕ stato bello, com’Ŕ stato prezioso e difficile

Amici, sapete quindi cos’Ŕ la primavera?

 

* * *


Volentieri mi solleverei da terra

Volentieri
mi solleverei da terra,
leggera come uno spirito e trasparente,
toccando le chiome degli alberi, le cime dei monti
come un ultimo tenero saluto alla terra.

Volentieri
sparirei, fusa con l’etere,
diventando parte delle nuvole,
aggregandomi agli altri morti,
cadendo come rugiada sulla terra.

Volentieri
sparirei, andando verso l’alto dei cieli
fluttuando come un velo
verso le infinite altezze
– diventando niente – –

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