i libri

Maria

Pawlikowska-Jasnorzewska

 

La guerra

è solo un fiore

 

Cura e traduzione dal polacco

di Paolo Statuti

 

 

2017

ISBN-13 978887536406-9

pp. 104

cm 15x20,5

€ 13,50

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L'autore

Maria Pawlikowska-Jasnorzewska, nata Kossakówna nacque a Cracovia il 20 novembre 1893. Figlia del celebre pittore di cavalli Wojciech Kossak, e nipote di Juliusz Kossak, anch’egli eccellente pittore, fin dall’infanzia respirò “aria di pittura” e questa circostanza lasciò nella sua creazione un’impronta fondamentale, se non determinante. Studiò tra l’altro all’Accademia di Belle Arti di Cracovia, ma fu essenzialmente un’autodidatta.
Affascinante, appassionata, irrequieta, delicata e sensibile, è stata senza dubbio una delle figure femminili più interessanti della letteratura polacca del XX secolo.

 Il suo talento si rivelò assieme al primo grande amore. Questo sentimento fu destato in lei da Jan Pawlikowski, suo secondo marito. Ne ebbe tre. Il primo – Władysław Bzowski, ufficiale dell’esercito austriaco – fu il più clamoroso equivoco sentimentale della sua vita. Il matrimonio con lui fu annullato dalla Sacra Rota perché “non consummatum”. Conobbe l’amore soltanto con Pawlikowski. Ma ciò significò per lei assai più dell’appagamento dell’umano desiderio di amore. Proprio grazie ad esso, Maria Pawlikowska esisteva come poetessa. Tutto ciò infatti che riempiva la sua vita veniva da lei tradotto in versi. Nel 1922 nacque la raccolta “Sogni impossibili” e due anni dopo “Magia rosa”.
Il suo grande amore per Pawlikowski finì, quando egli fu ingaggiato come ballerino all’opera di Vienna.
L’ultimo grande amore della sua vita fu Stefan Jasnorzewski, un ufficiale pilota polacco. Ma anche questa volta il destino interruppe l’idillio amoroso. Nel 1939 scoppiò la II guerra mondiale e i coniugi Jasnorzewski, seguendo la sorte di migliaia di Polacchi, fuggirono in Francia, da dove passarono poi in Inghilterra. Suo marito prese parte alla battaglia di Londra. Maria continuava a scrivere. A Londra uscirono le raccolte “La rosa e i boschi in fiamme” e “Il colombo del sacrificio”. Già questi titoli suggeriscono quanto tragicamente la poetessa vivesse il tempo dell’orrore. E con lei esso fu spietato: nel 1942 le morì il padre, poi la madre e alla fine lei stessa venne a sapere di essere incurabilmente malata. Morì il 9 luglio 1945 a Manchester.

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I testi

 

La creazione di Maria Pawlikowska-Jasnorzewska ebbe un ruolo assai importante nello sviluppo della poesia lirica polacca negli anni tra le due guerre. Creò un nuovo stile poetico, toccando temi personali e raffigurando il mondo della donna del XX secolo che confessa i suoi sentimenti, il bisogno di affetto, le speranze, che lotta per la felicità e si ribella alla crudeltà del destino.

La poetessa, personificazione della tenerezza e fragilità femminile, affronta nella sua poesia le questioni più importanti, i grandi problemi della vita. Assai spesso un tema appa- rentemente futile diventa il pretesto per trattare tali problemi, come ad esempio nella lirica “Il sarto zoppo”, che è la scena, poeticamente trasfigurata, dell’acquisto di una stoffa per un vestito, ma in realtà è una metafora della sorte umana, della felicità irraggiungibile.

Una caratteristica della Pawlikowska è il distacco intellettuale con cui guarda al mondo e a se stessa, con cui riesce a parlare dei propri sentimenti, trattandoli spesso con delicato umorismo e sottile ironia. Ma il tratto più tipico del suo talento è la sua abilità di creare “flash” poetici, di racchiudere le immagini in compatte, intense miniature liriche. La sua poesia rispecchia una personalità squisitamente femminile, ora triste, ora tragica, ora preziosa, e sempre raffinata.

 

* * *

 

Il Tempo – un sarto zoppo

Si sa com’è il Tempo, un sarto zoppicante,
coi baffi alla cinese, tisico pimpante,
le più diverse stoffe mi propone,
che riposano in un cupo cassettone.
Nere, grigie, verdi e allegre a scacchi,
ora un soffice raso, ora una tela di sacco.
Una volta – balenò qualcosa,
brillò come pietra preziosa,
iridò sulla piega
frusciò come seta...
Allora gridai: “Ah! di questa, di questa voglio il vestito!”
Ma il Tempo è così, il sarto arrabbiato sbuffa risentito:
“È già venduta al cielo – la pezza intera –
il fortunato che ha visto questa stoffa –
non cerchi una gioia più vera”.

– Ciò detto, ripose in fretta il campione riservato,
e mi mostrò un panno color cioccolato. - -

 

* * *

 

La guerra è solo un fiore

È solo l’orribile fiore
Della pianta che è la Vita;
È solo l’esplosione e il colore
Di spinosi, quotidiani rampicanti,
che si propagano strenui e selvaggi;

È solo il tremendo fiore
Di ciò che è –
Tanto ardente da bruciare gli occhi,
Gli occhi nostri che piangono copiosamente!

Fiorire deve, finché non sfiorirà,
Perdendo il suo rosso spettrale,
Finché non si muterà in pezzi di giornali ingialliti,
Finché non finirà la sua parata... 

 

* * *

 

L’unica strada

Le nuvole soltanto là nel cielo, a ovest,
Mi mostrano la via per la patria,
L’autostrada violacea – rosso mattone
Con la prima stella in alto che precede la sera.

Là, oltre il mondo, comincia la libertà –
Là soltanto fine alle collere, alle colpe
E ai reticolati e ai cippi di confine...

Là, dove varcherò in una nebulosa berlina
Le celestiali porte,
Non mi fermeranno più le guardie straniere.
Getterò al vento i passaporti –
E non mi servirà il certificato di morte.


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