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La mia
vita
La terra, il
suo canto e i cieli assolati,
il vento e i
campi ebbri di primavera,
paesi
lontani, preziosi come memorie,
adirati e
lieti volti amati nel passato
sempre mi
appaiono, vivono dentro di me
finché
muoiono nelle onde del ritmo.
Non so, se
ritrovare saprai le tracce
di quella
Viva Vita dalle corte consonanze,
se proverai
amore per lei, già obliata nei recessi del verso,
se
comprenderai quella sorte che fu piena di fatica e pene,
ma so:
qualcosa con tenerezza ti toccherà il cuore,
quando
rivolgerai indietro lo sguardo risplendente;
quando dolce
come vino la forma ti avrà ubriacato
e liberato
dalle difficoltà dei giorni;
tu capirai:
ciò che è vivo muore, solo il canto resta,
immortale
monumento del cantore fra i sepolcri.
Šarnelė, 26.VIII.1943
* * *
Vado, ma
non so dove finirò
Vado, ma non so dove finirò,
e vivo, ma sperduto e senza un senso:
assaporando la vita come un frutto
e ancora la porto come un peso sulle spalle.
Ho chiesto ai preti e ai filosofi.
Hanno risposto e spiegato tutto senza lacune.
Ma il cuore a me anche oggi ugualmente urge:
perché il mondo e l’uomo e tutto questo?
E così del quesito proseguo il cammino
sotto il cielo della non-conoscenza, con passo greve.
Ma se per via trovo la taverna dell’oblio di sé,
allora giorno e notte banchetto allegro,
finché i servitori della noia, assonnati e seri,
mi ributtano sul sentiero del quesito.
[Šarnelė, 7.XII.1943]
* * *
[O lettore prezioso, vorrei con te
conversare]
O lettore
prezioso, vorrei con te conversare
e
raccontarti qualcosa che tu stesso non sai
e nettare la
mente ché piene d’erbe son le vie del pensiero
già da tempo
ricoperte da stoppie di stolidità.
E già il
tempo costringe a riflettere (né altro ci resta),
come la
lieve macchina del progresso ormai corra colà
a tutto gas
diretta nell’abisso, e noi due in nulla
possiamo
aiutarla, giacché in alcun modo s’arresta.
Ne è uscito
un affare storto. Ci promisero il paradiso
gli
inventori di questa macchina, ma ci trasportano all’inferno.
E non più
lontano è il cammino, già quasi del tutto affossato:
ogni giorno
si fa vieppiù orrendo e per te e per me.
Forse
l’attuale catastrofe spronerà il suo inventore
a meditare,
lo spingerà forse a non ripetere errori,
ma scarsa è
la speranza. Forse che la sua mente riuscirà,
debole e
piccina, a sbarazzarsi delle moderne stoltezze?
30.IX.1943
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