i libri

 

Canta nel nome

della rosa rossa

Sette poeti persiani

del Novecento

 

A cura di Morteza Latifi Nezami

Traduzione dal farsi di

Morteza Latifi Nezami

e Margherita Lovisolo

 

 

2017

ISBN-13 978887536410-6

pp. 124

cm 15x20,5

€ 15,00

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L'autore

La poesia moderna persiana inizia senza dubbio con Nima, considerato il padre di un movimento che lentamente e con molta difficoltà trovò la sua strada diventando dominante nel panorama poetico della Persia. Shamloo, uno dei seguaci del maestro, lo superò introducendo un’altra modalità di composizione, chiamata “poesia bianca”, che considera non indispensabile persino la musicalità ritmica dei versi.
Gli altri poeti riportati in questo libro (
Mehdi Akhavan Sales, Frugh Farrokhzad, Nader Naderpur, Sohrab Sepehri, Mohammad Reza Shifii Kadkani), pur rimanendo in quell’ambito cercarono un loro linguaggio personale con successo.
In questo volume sono presentati sette autori tra i più rappresentativi, ma sono decine e decine i poeti moderni che meriterebbero di essere tradotti.

 

Morteza Latifi Nezami è nato a Tehran (Iran) nel 1943. Si è laureato presso la Facoltà di Architettura del Politecnico di Milano. Dopo il corso post-laurea di Restauro Conservativo a Firenze, si è diplomato in Pittura presso l’Accademia di Brera di Milano. Ha vinto diversi premi di pittura e ha pubblicato: Inospitale terra promessa (racconti), La Meridiana 2011; Quando giunse a termine la gentilezza... (poesia), Edizioni Joker 2013; Il tempo è scaduto (romanzo) Gruppo Albatros il Filo 2014; La luna perduta (romanzo), Gruppo Albatros il Filo 2016.

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I testi

 

Nima

Ehi voi

ehi voi seduti sulla riva allegri e sorridenti!
uno nell’acqua sta perdendo la vita
uno batte piedi e mani continuamente
in questo mare forte, oscuro e pesante che conoscete
quando siete ebbri del pensiero di vincere il nemico
quando, soltanto pensate
che prendere la mano a un bisognoso
crei nuova possibilità
quando allacciate strette
le cinture alla vita
come posso allora dire?
uno nell’acqua invano sta perdendo la vita!

ehi voi che sulla riva avete il vostro bel banchetto!
voi che non vi manca né mangiare né vestire;
uno nell’acqua vi sta invocando.
vedendo le vostre ombre da lontano
picchia l’onda pesante con le stanche mani
apre la bocca con occhi spalancati per lo spavento
ingoia l’acqua nella conca viola e sempre più agitato
porge fuori da queste acque
la testa o la gamba
ehi voi!
lui da lontano tiene a questo vecchio mondo
grida grida implorando il vostro aiuto
ehi voi che sulla tranquilla riva state solo guardando!
l’onda batte sulla riva silenziosa
si stende come un ubriaco caduto senza conoscenza
passa urlando, poi da lontano ritorna questo grido
– “ehi voi” ...
e la voce del vento sempre più angosciante
e nella voce del vento il suo grido sempre più abbandonato
dalle acque lontane e vicine
ancora nell’orecchio questo grido
– “ehi voi” ...
 

 

* * *

 

Nader Naderpur
La stella lontana

le immagini negli specchi gridano
– liberateci dalle cornici dorate
noi nel nostro mondo eravamo libere

le vecchie mura cieche si lamentano
– perché ci avete imprigionate a terra?
noi mattoni eravamo felici pur essendo crudi

le singole stelle tutte con gli occhi bagnati
nel grembo del vento implorano
ehi vento! Noi all’inizio queste non eravamo
lacrime in seguito alle grida eravamo

ignare che anche il vento da tempo
aveva perso le briglie della pazienza angosciato dalla malinconia
dicendo: noi, alle orecchie del mondo, vento eravamo

io vento non sono
ma da sempre assetato del grido ero
muro non sono
ma prigioniero dell’ingiustizia ero
nemmeno un’immagine in uno specchio freddo sono
perché qualsiasi cosa io sia, senza dolore non sono

essi con il loro lamento spengono
il fuoco del dolore nascosto e dimenticano
ma io una lontana stella sono e tutte le acque
sorseggiano le lacrime di sangue dei miei occhi.

 

 

* * *

 

 

Sohrab Sepehri
Indirizzo

“dove è la casa dell’amico?” chiese il cavaliere nell’alba
il cielo esitò un istante
il passante donò alla oscurità delle sabbie il ramo di luce che aveva fra le labbra
e indicò con il dito un pioppo bianco dicendo:

“prima dell’albero,
c’è un sentiero più verde del sogno di dio
nel quale l’amore è blu quanto le piume della sincerità
vai fino in fondo al vicolo che spunta dietro la pubertà
poi giri verso il fiore della solitudine,
a due passi dal fiore,
rimani ai piedi dello zampillo eterno dei miti della terra
e ti prende un timore trasparente.
nella intimità fluida dello spazio, sentirai un fruscìo:
vedrai un bambino
salito su un alto pino per prendere il pulcino dal nido della luce
chiedi a lui
dove è la casa dell’amico.”
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