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Gintaras Grajauskas

 

Barricate quotidiane

 

Cura e traduzione dal lituano

di Pietro U. Dini

 

 

2008

ISBN-13 978-88-7536-113-6

pp. 126

cm 13x20,5

€ 13,50

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Gintaras Grajauskas è nato il 19 febbraio 1966 a Marijampolė, centro urbano di media importanza della regione della Suvalkija, già noto in epoca sovietica come Kapsukas (in onore dell’omonimo agitatore politico). Di fatto, però, dall’età di sette anni Grajauskas è cresciuto a Klaipėda, dove ha studiato alla Scuola Superiore di Musica e al Conservatorio statale, terminato nel 1987 con specializzazione in musica jazz.

A Klaipėda Grajauskas trovò anche i suoi primi impieghi presso la televisione locale. Dal 1994 lavora per il quotidiano “Klaipėda”, del quale cura il supplemento letterario Gintaro lašai, cioè “Gocce d’ambra” (e si noterà che in lituano gintaras significa proprio «ambra», oltre ad essere un nome proprio).

In meno di vent’anni il suo nome si è imposto fra quelli più conosciuti non solo in patria, ma anche all’estero (come mostrano le traduzioni delle sue opere in tedesco, inglese, svedese, finnico, polacco, russo, francese e italiano).

Fin qui soprattutto poeta, e in subordine drammaturgo e saggista, Grajauskas ha da ultimo esordito anche come narratore in prosa. Oltre a ciò — per render ragione della sua poliedricità artistica — occorre menzionare anche l’attività di Grajauskas come fondatore, paroliere, cantante e bassista del gruppo blues rock underground di Klaipėda Kontrabanda (con all’attivo cinque incisioni).

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I testi

 

Gintaras Grajauskas, poeta lituano attivo nella città portuale di Klaipėda sul Mar Baltico, è autore di componimenti ironico-speculativi, redatti in uno stile colloquiale, con frequenti e compiaciute ‘cadute’ verso il registro del parlato di strada, e altrettante ardite ‘risalite’ verso inattese pointes meditative.

Racconta storie a prima vista banali della vita d’ogni giorno. Ma il dato banale non si palesa immediatamente: è trasfigurato mediante un calcolato uso dell’ironia e dalla scelta di un punto di osservazione meno scontato, talora addirittura tale da debanalizzare il dato medesimo.

Grajauskas ha opportunamente appreso a usare una nuova (rispetto a quella già in uso durante l’epoca sovietica) ‘lingua di Esopo’. Di essa necessita anche la letteratura contem-poranea, giacché per la sensibilità moderna sarebbe patetico esprimere con un’articolazione tradizionale le verità più significative — il pašaipus ir liūdnas žinojimas (beffardo e triste sapere) del poeta —, che si preferisce invece esprimere sottotono o con allusioni.

 

 

* * *

 

giacché ben altro sono di quel che vi aspettavate

 

 

giacché ben altro sono di quel che vi aspettavate,

altre le mie mani, l’andatura, lo stile di vita,

se mi chiedono una cosa, io un’altra rispondo

 

giacché ben altro sono di quel che si vorrebbe

essere, al buio, senza contare lampioni viari,

donne, scale, finché s’affaticano gli occhi

 

giacché in altro luogo sono e non là dove

esser dovrei, dove m’attendono invano,

poiché ben altro sono di quel che vi aspettate

 

in segno di pentimento debbo ogni sera

recitare buona sera, come state, grazie,

di me stesso affamato, cieco e solo

 

* * *

 

tramonto dell'occidente

 

 

quante merci! quanti colori

e che sfarzo! come nell’antico

bazar di Samarcanda.

 

ma perché è così silenzioso,

né un litigio né uno schiamazzo.

È forse morto qualcuno?

 

solo una musica s’ode appena,

in sordina come da oltre un nero

e pesante sipario.

 

solo commesse, come se nulla

fosse: ad ognuno augurano

buona giornata, quasi piangenti.

 

* * *

 

[edifico una barricata]

 

 

edifico una barricata

intorno a me

 

spingo l’armadio, il letto

rovescio il frigorifero

 

loro inviano un negoziatore

il venditore di pizze

 

opporsi è inutile, dice quello

 

opporsi è inutile, convengo

 

quello esce come un vincitore

lasciata la pizza alla polpa di granchio

 

arriva il postino: c’è per lei

una raccomandata, firmi qua

 

firmo, entrambi sorridiamo

opporsi è inutile, dice la lettera

 

non discuto, convengo gentilmente:

non c’è neanche la più piccola speranza

 

allora arriva un mormone: conosci tu

il disegno divino, chiede il mormone

 

lo conosco, opporsi è inutile, dico io,

e il mormone per le scale mormora qualcosa

 

perfeziono la barricata: tappo i buchi

con vecchi giornali e gomma da masticare

 

suonano di nuovo alla porta, e ancora

 

oltre la porta il venditore di pizze

il mormone e il postino

 

che altro c’è, chiedo io

 

aveva ragione lei, dicono quelli, opporsi

è inutile, e non c’è la più piccola speranza

 

perciò stiamo dalla stessa

parte della barricata

 

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