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Liliana Ugolini è nata nel 1934 a
Firenze e ivi risiede.
Nel 1980 ha pubblicato in proprio la raccolta di poesie Il
Punto e nel 1993 a Firenze, nelle edizioni Gazebo, il volume
di versi La baldanza scolorata. Con le medesime
edizioni sono usciti i seguenti volumi: Flores
(1994); Bestiario (1995) entrambi illustrati con
disegni di Giovanna Ugolini; Fiapoebesie/vagazioni
(1996), con opere di grafica al computer di Marco Zoli. Altri volumi di
poesia pubblicati sono: Il corpo-gli elementi
(edizioni Masso delle Fate 1996), con opere di grafica al computer di
Marco Zoli; L’ultima madre e gli aquiloni
(Polistampa 1998) da cui è stata tratta una lettura scenica
con musica nell’ambito di una serie di spettacoli sul corpo e
la malattia curati da Gianni Marrani, Celluloide
(libretto d’arte edito da Stelle Cadenti, con interventi di
G. Coppola, G. Fiume, V. Finocchiaro, F. Arigoni, G. Ugolini, 1998); Una
storia semplice (libretto d’arte edito da Morgana
edizioni con intervento di Rebecca Hayward, 1999).
Marionetteemiti (edizioni Esuvia 1999) con riproduzioni di
collages di Giovanna Ugolini. Dal testo è stata tratta una
messa in scena per teatro da appartamento. Pellegrinaggio con
eco (edizioni Gazebo 2001). Dal testo è stata
tratta una mise en espace teatrale. Imperdonate con
foto della scenografa Laura Viliani (Morgana Edizioni libri
d’Arte) da cui è stato tratto lo spettacolo
omonimo già andato in scena. La Pissera
con Rosaria Lo Russo e Maria Pia Moschini per l’Archivio e la
memoria della scrittura delle donne a cura di Ernestina Pellegrini, Ed.
Ripostes. Spettacolo e Palcoscenico Ed. Campanotto
dal quale è stato tratta l’opera teatrale Palcoscenico
intrerpretata da Giusi Merli e Sabina Cesaroni e La Favola
dello Spettacolo con Gianni Broi, Giada Primavera, Giovanna
Ugolini, Liliana Ugolini (teatro da appartamento). Cura da anni per
“Pianeta Poesia” diretto da Franco Manescalchi per
il Comune di Firenze, la poesia multimediale e la scrittura in scena.
Ha curato con Franco Manescalchi l’antologia di poesia
contemporanea Carteggio ed. Polistampa e “Pianeta
Poesia” documenti edito dal Comune di Firenze.
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Quello di Liliana Ugolini è un nome noto a chi si occupa del
territorio di ricerca tra poesia e teatro, quella zona affascinante che
coltiva il potere multiforme e svelante
dell’oralità senza tuttavia investire i versi di
un potere che non hanno, senza cioè snaturarli e
violentarli. Il problema dell’oralità è
vasto e complesso, e non è questa la sede per approfondirlo.
Occorre però lanciare un grido d’allarme di fronte
al proliferare di reading di poesia nei quali il
verso è assoggettato all’istrionismo del lettore,
o al palato spesso del pubblico, mentre la musicalità
interna e peculiare del testo poetico (quando c’è)
viene del tutto stravolta, e passa l’idea di una poesia come
stampella per non si sa bene quale “espressione”
umana compromessa in realtà con la spettacolarizzazione.
Fortunatamente vi sono scrittori interessati a qualcosa di ben diverso:
alla parola che in sinergia con altre arti ed
espressioni si fa teatro, alla parola non spettacolarizzata ma che concorre
allo spettacolo. Il tutto in testi che non sono canovacci ma
opere compiute, spesso cucite su figure del mito (materiali con i quali
costruire una rappresentazione del mondo e del sé, la quale
è sempre e per forza una interpretazione). E soprattutto,
con alle spalle una concezione di poesia non come vaga
poeticità, espressione puerile di sensazioni illanguidite o
edulcorate (come è in molta poesia, dobbiamo purtroppo
dirlo, soprattutto femminile), ma come espressione a suo modo civile,
partecipe, sociale, consapevole della storia, ancora una volta ancorata
all’idea della poesia classica, per sua natura legata
all’oralità e dunque teatrale in un modo
sideralmente lontano dagli istrionismi contemporanei.
Tutto questo, beninteso, non significa che la Ugolini non sia una
poetessa, anzi: nasce poeta e scrive opere che vivono sulla pagina,
dotate dei caratteri tipici della poesia scritta,
fin dalla prima opera Il Punto pubblicata come
autoedizione nel 1980, i cui testi sono palesemente interessati alla
disposizione sulla pagina, al ritmo del verso che ovviamente non
coincide con quello della lettura, e si basano anche su allitterazioni
e assonanze distanti alcuni versi e dunque fatalmente volatili alla
lettura a voce alta… Eppure già in quei testi si
registra una attenzione al parlato: «Elettrizzato / annuncio
di godimento / in fretta / ordina, / allinea, / raccoglie / un ooooohh!
/ di bocche piene». I temi, poi, sono già alcuni
di quelli che diverranno preponderanti: gli affetti (soprattutto la
madre), il viaggio con riflessioni sul paesaggio come specchio dello
stato d’animo, la denuncia della guerra e
l’interagire delle forme di espressione.
[...]
dalla Prefazione di Sandro Montalto
* * *
Imperdonate
Buio rischiarato da una
fioca luce. Appare una scena cosmica proiettata e si ode un canto di
donna...
Eva (con voce fuori campo) è immobile di spalle vestita con
un abito molto scollato, rosso:
Eva:
Quando le mie parole confondevi
col tatto della mano e la foga del corso... interrompevi...
quando l’umido scorre sulla pelle... quando ci uniamo al
cosmo.
lì percepiamo... la possibilità
dell’impossibile...
Tesi e distesi in forme di segreti, plateali a parole...
i desideri in fuga tratteniamo per un inizio... e un gioco.
Muovendosi, inizia una danza sensuale
Eva:
Mentre sollevo chiare leggerezze
sottile infilo dita nei capelli... e una mano... allenta a sa
piacere...
Con l’altra mano... tocco la tua nuca... e so del punto in
chiave... discendente...
Sorge la mano e spalle e dorso letteralmente a caldo ti comprimo e...
mano nuova abbraccia l’incavo e il dosso...
Una mano ti sfiora come un petalo...
e il petto si solleva come sboccio... Pistilli si dilavano nel giunto
e mani e bocche... scorrono nel fremito
e un ondulante moto... ti trascina.
Tengono a presa gli arti della mano... e i palmi si contendono
un fremor di tocco... In altre mani i piedi si contorcono...
vibratile salir... di mano... in mano...
Eva si ferma e la voce fuori campo dice:
Non più misteri. La vetta è sulle volte
dei miei corpi... a lungo... a lungo, dove la sapienza del tatto
è intelligenza...
Scopriamo dolci limiti già impuri, forse quel tanto che non
sapevamo...
Un oltre il corpo, un rosso in espansione, un limite allungato senza
limite...
un coinvolgimento oscuro... una violenza... sadica alle volte...
un misto farsi male, un piacere dell’oltre negativo dove
quell’orizzonte non si faccia... libero.
Sa d’amore la piena... sa di droga il raggiungimento del...
mai
Non si ferma la spinta alla curiosità
come una punta... come una falena... che si brucia di luce...
per un supremo cogliere del volo...
Mi sfiora lentamente... la stanchezza...
Ci conosciamo? Siam l’un l’altro uno e
più di cento...
Piano il raffreddamento scorre... e ci copriamo nella percezione
delle foglie... Quando lasciammo mano nella mano... quel giaciglio di
terra...
sapevamo d’un termine... assoluto... Il tempo era passato
forse un seme ci avrebbe ripetuto... .
Eva si muove verso la proiezione mentre le
immagini sono cambiate. Contemporanea-mente si ode una scarica di
mitragliatrice... Eva è colpita e si muove sullo sfondo.
Finito il suono sparisce l’immagine e di nuovo la donna
cammina fuori dallo schermo verso uno specchio sul lato sinistro. La
musica tace e la Donna sempre vestita di rosso si mette un cappello
senza tesa e si avvia a truccarsi ma tradisce un tremito e il rossetto
al lato della bocca si sbava...
La Donna di Don Giovanni: La
passione mi veste di tua pelle
e dalle parole dove danzo, unica,
pendo al piacere e son sicura al ramo del tuo tronco
mentre la terra s’apre dentro al ventre...
“Lasciami libero”... hai detto, quando nel gelo ho
percepito...
l’altra in sguardo... la tua attenzione curva per...
l’ancheggio.
Non posso tradire quel mio cosmo... non posso spezzarmi in sintonia.
E dirtelo... gridartelo in furori t’allontana? In questo
breve tempo...
prima della trasformazione... fammi restare alcova del tuo dentro...
fammi ancora dilatare in dilatarmi doppio...
[...]
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