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Liliana Ugolini

Tuttoteatro

 

 

2008

ISBN-13 978-88-7536-162-4

pp. 128

cm 17x24

€ 15,00

L'autore

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L'autore

Liliana Ugolini è nata nel 1934 a Firenze e ivi risiede.
Nel 1980 ha pubblicato in proprio la raccolta di poesie Il Punto e nel 1993 a Firenze, nelle edizioni Gazebo, il volume di versi La baldanza scolorata. Con le medesime edizioni sono usciti i seguenti volumi: Flores (1994); Bestiario (1995) entrambi illustrati con disegni di Giovanna Ugolini; Fiapoebesie/vagazioni (1996), con opere di grafica al computer di Marco Zoli. Altri volumi di poesia pubblicati sono: Il corpo-gli elementi (edizioni Masso delle Fate 1996), con opere di grafica al computer di Marco Zoli; L’ultima madre e gli aquiloni (Polistampa 1998) da cui è stata tratta una lettura scenica con musica nell’ambito di una serie di spettacoli sul corpo e la malattia curati da Gianni Marrani, Celluloide (libretto d’arte edito da Stelle Cadenti, con interventi di G. Coppola, G. Fiume, V. Finocchiaro, F. Arigoni, G. Ugolini, 1998); Una storia semplice (libretto d’arte edito da Morgana edizioni con intervento di Rebecca Hayward, 1999). Marionetteemiti (edizioni Esuvia 1999) con riproduzioni di collages di Giovanna Ugolini. Dal testo è stata tratta una messa in scena per teatro da appartamento. Pellegrinaggio con eco (edizioni Gazebo 2001). Dal testo è stata tratta una mise en espace teatrale. Imperdonate con foto della scenografa Laura Viliani (Morgana Edizioni libri d’Arte) da cui è stato tratto lo spettacolo omonimo già andato in scena. La Pissera con Rosaria Lo Russo e Maria Pia Moschini per l’Archivio e la memoria della scrittura delle donne a cura di Ernestina Pellegrini, Ed. Ripostes. Spettacolo e Palcoscenico Ed. Campanotto dal quale è stato tratta l’opera teatrale Palcoscenico intrerpretata da Giusi Merli e Sabina Cesaroni e La Favola dello Spettacolo con Gianni Broi, Giada Primavera, Giovanna Ugolini, Liliana Ugolini (teatro da appartamento). Cura da anni per “Pianeta Poesia” diretto da Franco Manescalchi per il Comune di Firenze, la poesia multimediale e la scrittura in scena. Ha curato con Franco Manescalchi l’antologia di poesia contemporanea Carteggio ed. Polistampa e “Pianeta Poesia” documenti edito dal Comune di Firenze.

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I testi


Quello di Liliana Ugolini è un nome noto a chi si occupa del territorio di ricerca tra poesia e teatro, quella zona affascinante che coltiva il potere multiforme e svelante dell’oralità senza tuttavia investire i versi di un potere che non hanno, senza cioè snaturarli e violentarli. Il problema dell’oralità è vasto e complesso, e non è questa la sede per approfondirlo. Occorre però lanciare un grido d’allarme di fronte al proliferare di reading di poesia nei quali il verso è assoggettato all’istrionismo del lettore, o al palato spesso del pubblico, mentre la musicalità interna e peculiare del testo poetico (quando c’è) viene del tutto stravolta, e passa l’idea di una poesia come stampella per non si sa bene quale “espressione” umana compromessa in realtà con la spettacolarizzazione.
Fortunatamente vi sono scrittori interessati a qualcosa di ben diverso: alla parola che in sinergia con altre arti ed espressioni si fa teatro, alla parola non spettacolarizzata ma che concorre allo spettacolo. Il tutto in testi che non sono canovacci ma opere compiute, spesso cucite su figure del mito (materiali con i quali costruire una rappresentazione del mondo e del sé, la quale è sempre e per forza una interpretazione). E soprattutto, con alle spalle una concezione di poesia non come vaga poeticità, espressione puerile di sensazioni illanguidite o edulcorate (come è in molta poesia, dobbiamo purtroppo dirlo, soprattutto femminile), ma come espressione a suo modo civile, partecipe, sociale, consapevole della storia, ancora una volta ancorata all’idea della poesia classica, per sua natura legata all’oralità e dunque teatrale in un modo sideralmente lontano dagli istrionismi contemporanei.
Tutto questo, beninteso, non significa che la Ugolini non sia una poetessa, anzi: nasce poeta e scrive opere che vivono sulla pagina, dotate dei caratteri tipici della poesia scritta, fin dalla prima opera Il Punto pubblicata come autoedizione nel 1980, i cui testi sono palesemente interessati alla disposizione sulla pagina, al ritmo del verso che ovviamente non coincide con quello della lettura, e si basano anche su allitterazioni e assonanze distanti alcuni versi e dunque fatalmente volatili alla lettura a voce alta… Eppure già in quei testi si registra una attenzione al parlato: «Elettrizzato / annuncio di godimento / in fretta / ordina, / allinea, / raccoglie / un ooooohh! / di bocche piene». I temi, poi, sono già alcuni di quelli che diverranno preponderanti: gli affetti (soprattutto la madre), il viaggio con riflessioni sul paesaggio come specchio dello stato d’animo, la denuncia della guerra e l’interagire delle forme di espressione.

[...]
 

dalla Prefazione di Sandro Montalto

 

 

* * *

 

Imperdonate
 


Buio rischiarato da una fioca luce. Appare una scena cosmica proiettata e si ode un canto di donna...
Eva (con voce fuori campo) è immobile di spalle vestita con un abito molto scollato, rosso:


Eva:    Quando le mie parole confondevi
col tatto della mano e la foga del corso... interrompevi...
quando l’umido scorre sulla pelle... quando ci uniamo al cosmo.
lì percepiamo... la possibilità dell’impossibile...
Tesi e distesi in forme di segreti, plateali a parole...
i desideri in fuga tratteniamo per un inizio... e un gioco.
Muovendosi, inizia una danza sensuale

Eva:    Mentre sollevo chiare leggerezze
sottile infilo dita nei capelli... e una mano... allenta a sa piacere...
Con l’altra mano... tocco la tua nuca... e so del punto in chiave... discendente...
Sorge la mano e spalle e dorso letteralmente a caldo ti comprimo e...
mano nuova abbraccia l’incavo e il dosso...
Una mano ti sfiora come un petalo...
e il petto si solleva come sboccio... Pistilli si dilavano nel giunto
e mani e bocche... scorrono nel fremito
e un ondulante moto... ti trascina.
Tengono a presa gli arti della mano... e i palmi si contendono
un fremor di tocco... In altre mani i piedi si contorcono...
vibratile salir... di mano... in mano...

Eva si ferma e la voce fuori campo dice:    Non più misteri. La vetta è sulle volte
dei miei corpi... a lungo... a lungo, dove la sapienza del tatto è intelligenza...
Scopriamo dolci limiti già impuri, forse quel tanto che non sapevamo...
Un oltre il corpo, un rosso in espansione, un limite allungato senza limite...
un coinvolgimento oscuro... una violenza... sadica alle volte...
un misto farsi male, un piacere dell’oltre negativo dove
quell’orizzonte non si faccia... libero.
Sa d’amore la piena... sa di droga il raggiungimento del... mai
Non si ferma la spinta alla curiosità
come una punta... come una falena... che si brucia di luce...
per un supremo cogliere del volo...
Mi sfiora lentamente... la stanchezza...
Ci conosciamo? Siam l’un l’altro uno e più di cento...
Piano il raffreddamento scorre... e ci copriamo nella percezione
delle foglie... Quando lasciammo mano nella mano... quel giaciglio di terra...
sapevamo d’un termine... assoluto... Il tempo era passato
forse un seme ci avrebbe ripetuto... .

Eva si muove verso la proiezione mentre le immagini sono cambiate. Contemporanea-mente si ode una scarica di mitragliatrice... Eva è colpita e si muove sullo sfondo. Finito il suono sparisce l’immagine e di nuovo la donna cammina fuori dallo schermo verso uno specchio sul lato sinistro. La musica tace e la Donna sempre vestita di rosso si mette un cappello senza tesa e si avvia a truccarsi ma tradisce un tremito e il rossetto al lato della bocca si sbava...

La Donna di Don Giovanni: La passione mi veste di tua pelle
e dalle parole dove danzo, unica,
pendo al piacere e son sicura al ramo del tuo tronco
mentre la terra s’apre dentro al ventre...
“Lasciami libero”... hai detto, quando nel gelo ho percepito...
l’altra in sguardo... la tua attenzione curva per... l’ancheggio.
Non posso tradire quel mio cosmo... non posso spezzarmi in sintonia.
E dirtelo... gridartelo in furori t’allontana? In questo breve tempo...
prima della trasformazione... fammi restare alcova del tuo dentro...
fammi ancora dilatare in dilatarmi doppio...

 

[...]
 

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