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F. Bartellini, D. Caravà,

A. Carlini, L. Ferri, A. Fratini,

M.E. Germinario, A. Laiolo,

K. Manfredi, A. Spagnuolo,

L. Zendri

 

Teatro aperto

 

A cura di Sandro Montalto

 

 

2012

ISBN-13 978-88-7536-307-9

pp. 218

cm 15x21

€ 16,00

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Francesca Bartellini

Danilo Caravà

Alessandra Carlini

Luca Ferri

Antoine Fratini

Maria Elena Germinario

Andrea Laiolo

Karole Manfredi

Antonio Spagnuolo

Luca Zendri

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I testi


Prefazione

 

Il teatro è una forma meravigliosamente viva, vitale, mutevole, che da sempre si muove in mille direzioni ora corteggiando l’evoluzione e involuzione dei tempi ora contrastando mode e costumi, appellandosi al reale e al surreale, insistendo su tematiche sociali o su visioni irreali, abitando il passato, il presente e il futuro. Nonché, spesso, e fortunatamente, molte di queste cose allo stesso tempo, negli stessi testi, presso gli stessi autori.
Questo soprattutto se osserviamo, come ci interessa principalmente fare, il teatro degli scrittori, testo scritto che poi trova ovviamente una sua identità scenica, e non il teatro che nasce sulla scena e vuole fare a meno del testo, risolvendosi spesso (anche se non sempre) in spettacoli di scarso contenuto, che appagano l’occhio (o lo saturano) ignorando gli altri sensi, e così, a conti fatti, tradendo la dimensione plurisensoriale e sumultanea, di immersione fisica totalizzante che il teatro per sua natura prevede.
Ma, polemiche a parte, che peraltro richiederebbero un tempo e uno spazio ben maggiori per essere degnamente affrontate, ciò che conta è specificare come questa antologia abbia voluto sinergizzare l’opera di dieci diversi autori, di diverso stile ed estrazione, accomunati dalla volontà di scrivere un testo, ossia dall’idea che alla base del teatro ci sia un testo che vive di vita propria, e che emana il suo statuto anche qualora il risultato sul palcoscenico sia una rielaborazione più attenta alle esigenze sceniche a costo di sacrificare alcune di quelle letterarie. Un teatro, insomma, costituito da un testo che da una parte si può leggere con piacere in quanto opera scritta, dall’altra contiene già una visione teatrale, ossia scenica e registica, magari (come spesso avviene anche nei capolavori) non specificata a livello di istruzioni registiche ma presente tra le righe, in una battuta recitata, in un ammiccamento, in un’accezione.
Il teatro cambia sempre, come dicevamo, diffondendosi in mille direzioni; i più diversi autori, spesso conosciuti per produzioni di diverso genere, producono in semiclandestinità anche opere teatrali di valore, interessanti in quanto non prodotto di una tentata autoaffermazione ma filtrazione di esperienze lavorative, poetiche, critiche, artistiche, spesso anche attoriali.

I testi presentati in questa antologia sono opera di dieci autori particolarmente diversi tra loro per origine, stile e professione.
Francesca Bartellini lavora nel mondo dello spettacolo in qualità di autrice, regista e attrice, oltre ad occuparsi di filosofia, e ci presenta un futuro nel quale una donna-prete cattolico trova un nuovo sguardo sulla realtà nel momento in cui decide di elaborare i propri dubbi grazie all’intervento di una voce esterna che la costringe al dialogo; allo stesso modo Danilo Caravà è autore, regista e critico teatrale, e ci presenta una sorta di Pantheon moderno nel quale eroi e divinità sono abbassati (ma si tratta di vero abbassamento?) e vivono la loro vita nella nostra quotidianità, forse spingendoci a fare il percorso contrario e trovare nel nostro oggi scintille senza tempo. Attivi nel mondo del teatro come autori e registi sono anche Alessandra Carlini, che affronta con dolorosa ironia lo smarrimento e la solitudine di una giovane donna, e Luca Ferri, anche prosatore e partecipe di felici collaborazioni con il mondo della musica, che ci presenta un curioso testo di matrice patafisica. Ugualmente attive nel mondo del teatro, oltre che studiose, sono Maria Elena Germinario, che ci consegna una storia sognante e tragica al tempo stesso nella quale situazioni surreali e un dialogo illusorio parlano ancora una volta di una estrema solitudine, e Karole Manfredi, romanziera oltre che drammaturga, autrice di una sorta di giallo teatrale teso a mettere alla berlina l’ipocrisia e i complessi rapporti aggressivi che si possono scatenare all’interno di un gruppo di persone.
Legati al mondo della psicologia e della psicoanalisi, invece, sono Antoine Fratini, che inscena un gioco di ruoli nel quale realisticamente i matti e i sani si scambiano i ruoli, e Luca Zendri che propone una storia in costante bilico tra reale e surreale dove si scava tra le pieghe del linguaggio parlato alla ricerca di traumi, pulsioni, ferite, memorie.
Dal mondo della scrittura poetica, della drammaturgia e della musica proviene invece Andrea Laiolo, autore di una commedia - peraltro nata in stretta collaborazione con l’attrice che l’avrebbe messa in scena, dando così vita (come era esplicito anche a livello editoriale nell’opera precedente Le intronate) ad un testo dalla duplice forma e destinazione – nella quale l’attrice, che vuole dare vita alle sue storie e sfogo alle sue voci, si trova a recitare nel nulla, in una ipotetica assenza di pubblico che interpreta orgogliosamente ma la porta a eloquenti cortocircuiti.
Invece dal mondo della scrittura principalmente poetica, e dalla professione medica, arriva Antonio Spagnuolo, il quale arricchendo il volume di un genere altrimenti assente propone un testo assimilabile al “teatro borghese” nel quale la parola è osservata mentre cerca di creare legami e costruire storie ma non fa che denunciare il vuoto e reprimere le emozioni.
Si tratta dunque, come è chiaro, di testi che in qualche modo indagano le stesse questioni: la solitudine, la parola che dovrebbe guarire e consolare mentre quasi sempre soffoca e si fa arma di offesa o anestetico, i rapporti interpersonali, ma interrogano anche la parola teatrale stessa, e il suo rapporto con la parola scritta. E sono tutti testi che, con le dovute differenze, si segnalano per la loro qualità di scrittura e allo stesso tempo per le qualità specificamente teatrali dell’organizzazione. Oltre a manifestare, e non è cosa da poco, una chiara volontà di raccontare delle storie, la consapevolezza che in teatro il gesto, la voce, la parola, la scena, sono al servizio di una idea del mondo, la quale si concretizza sempre in storie, e non in astruse partiture di segni lasciati, talvolta del tutto, all’interpretazione del pubblico.

C’è poi anche la questione editoriale, che come è noto ha condannato quasi tutti i testi teatrali pubblicati in Italia ad uscite magari curate ma sprovviste di una struttura solida e organica alle spalle, in collane non riconoscibili e senza un progetto a monte bensì dedicate ad altro, o sotto forma di autoedizioni, strenne e via dicendo. Accade così che testi spesso di valore non hanno la dovuta distribuzione, o comunque (essendo la questione della distribuzione una tragedia anche organizzativa ed economica) il supporto di un marchio che si conquista nel tempo una reputazione. Riuscire invece a pubblicare testi di valore in una stessa collana, come cerchiamo di fare, e tentare di far reagire tra loro le diverse esperienze può essere la tappa importante di un percorso nella quale l’editoria può per un momento prendere il posto del palcoscenico e presentare al meglio ciò in cui crede, abituando i lettori al linguaggio teatrale e contribuendo così ad una diffusione del teatro a nostro avviso più efficace, completa, antiaccademica (o meglio antimuseale) e profonda.
La speranza, ora, e ci auguriamo che non sia anche questa volta una speranza vana, è che gli autori siano in grado di leggersi e scambiarsi esperienze, di fare gruppo senza dipendere dalle organizzazioni ufficiali che tutto appiattiscono e rendono farraginoso, e che si trovino luoghi nei quali allestire sempre più spesso le opere di chi sta fuori dai circuiti e dalle cricche, dimostrando così come il teatro contemporaneo sia tutt’altro che morto o adagiato su presunte mode. E’ invece vivissimo, sperimenta mille soluzioni pur senza avere l’ingenua speranza di dire cose realmente nuove (sarà poi necessario?), ma soffre dell’indifferenza del pubblico, e ancor più, per quanto folle possa sembrare, degli autori stessi troppo spesso (e questo vale per qualsiasi espressione artistica) vittime di un narcisismo suicida che fa loro preferire l’oblìo collettivo alla collaborazione, all’apertura all’altro e a un poco di generosità.

                                                                                                Sandro Montalto
 

 

Indice

Sermones
di Francesca Bartellini
u
Punktheon
di Danilo Caravà
u
Care ragazze
di Alessandra Carlini
u
Scacciagatti, o elezione del gran satrapo [o epifania di barbagianni]
di Luca Ferri
u
Gabardìn
di Antoine Fratini
u
Effe. Luna. Frammenti di Frida
di Maria Elena Germinario
u
Donna a-gogna
di Andrea Laiolo
u
La sposa bianca
di Karole Manfredi
u
Il cofanetto
di Antonio Spagnuolo
u
Capodanno
di Luca Zendri
 

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