i libri

Andrea Laiolo

Donatella Lèssio

 

Le intronate

 

 

2008

ISBN-13 978-88-7536-181-5

pp. 68

cm 12x19

€ 10,00

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L'autore

Andrea Laiolo (Asti, 1971) si laurea con una tesi su La valenza scenica del verso alfieriano (Premio Centro Nazionale di Studi Alfieriani, 1999) poi pubblicata in parte su «Hebenon». Ha pubblicato per le Edizioni dell’Orso le raccolte di versi Punctus contra punctum (2004, Premio Letterario “Mario Pannunzio” per la poesia nel 2005) e I sedici soffi del martello (2007). Nell’ambito del suo interesse per lo spettacolo si è occupato anche di musica, e in collaborazione con il gruppo “La Ghironda” ha realizzato il disco di musica medievale Dulci sonant ore (Studiottanta Fortuna Records, 2004).

Donatella Lèssio (Pietrasanta, 1976) si laurea al DAMS di Torino con una tesi sul doppiaggio italiano dei film intepretati da Marilyn Monroe, successivamente ridotta e pubblicata sotto forma di saggio per l’editore Kaplan (Il doppiaggio di Marilyn in: Giulia Carluccio, a cura di, La bellezza di Marilyn, Torino 2005).
Dal 1999 tiene corsi di recitazione e scrittura teatrale in diversi istituti torinesi e affianca l’attività attoriale a quella drammaturgica, mettendo in scena perlopiù testi proprî, sia originali che adattati.
Tra questi, attualmente in lavorazione, lo spettacolo per bambini Zucchinello. Le avventure della zucca prima di diventare carrozza e Le Intronate. Parlate per giullara sola.

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I testi


Notizia

 

Questo libro presenta quattro monologhi originali idealmente uniti e le relative riduzioni sceniche scritte, ai fini della rappresentazione, dall’attrice stessa per cui, e sulle cui qualità istrioniche, sono stati concepiti. È bene sottolineare come la forma delle drammaturgie qui presentate non sia stabilita una volta per tutte, in quanto esse sono da intendersi come materia da plasmare in relazione alle esigenze di messa in scena. Pertanto, quelle che qui si possono leggere vanno intese come base per costruire il copione, quindi lo spettacolo, anziché come testi letterari compiuti.
Il nostro intento è quello di mostrare come il testo letterario-teatrale tragga vita dalla scena e la scena ne tragga dal testo, e come le pagine di un autore giungano ad una interprete e da questa ritornino, esplicitato il loro potenziale, all’autore stesso, che meglio le avrà così conosciute: in uno scambio circolare tra scena e letteratura che a noi ricorda, in verità nostalgicamente, le forme dell’antico teatro.

                                                                                             Gli Autori

 

 

* * *

 

L'acquaiòla
(A. Laiolo)

L’appartamento dei signori X. Abbondanza e pulizia; nessuna eleganza. C’è tutto ciò che serve e tutto ciò che è superfluo.
La Giullara in abiti di domestica.


GIULLARA

Càccole! La signora mi ha lasciato una lista di cose da fare, e non ci capisco quasi nulla! Mi pare scriva sempre peggio! La chiamo sul cellulare per avere chiarimenti, ad esempio, su questo “casss-casbilmàpio uno acca”? No, è uscita nervosella e potrebbe incacchiarsi se mi sente subito: aspetterò che siano passate almeno due ore; quando sarà dalla madre, magari la chiamerò. Che sarà mai un etto di casbilmàpio? Domani, m’ha detto, ci sarà la vecchia a pranzo: che voglia darle da mangiare questo casbilmàpio? Che gente! E, per me, c’ha i nervi perché ormai ha capito che il signore le costruisce in testa, giorno dopo giorno, un trofeo da cacciatore. Certi cervi! Io dico che le sta bene, povera signora! Permette al marito, il signore (che è un bell’uomo, non fo per dire: io me ne intendo!) di intingere il pennello sì e no una volta per stagione; io lo immagino senza difficoltà, perché lei non dice niente e crede che tutti in questa casa preferiscano morire che dire i fatti proprî, ma c’è chi parla, e parla con me: il signore stesso, per esempio. Povero signore! Lui mi ha detto che la moglie è troppo rigida; e non c’era nessun bisogno che me lo facesse sapere: lo vedo benissimo da sola. Io sono serva, sono ragazza alla buona, ma le mie vicende le ho avute anch’io, così che le persone un po’ le capisco. La signora ha cinque regole di ferro, e le usa dappertutto e con chicchessia: prima non parlare di sesso; seconda non dire parolacce; terza comportarsi come se la gente non cacasse e non pisciasse mai; quarta non criticare le persone in loro presenza (questa è buona regola!); quinta fare il proprio dovere. E aggiungo per sesta impedire al marito di sentirsi troppo nel diritto di soddisfare i desideri maialeschi. E così andrà a finire che, un giorno o l’altro, fra i miei compiti ci sarà anche quello di usare l’aspirapolvere nella potta della signora.
[...]

 

* * *

 

L'acquaiòla
(D. Lèssio)

 

Un fondale dipinto rappresenta l’interno di una casa. Sul proscenio, una serie di piante da fiore finte.
Entra la Giullara, il cui costume è composto dalla base di pantaloni e corpetto, su cui indossa una gonna a cono, corta al ginocchio, e un giustacuore, entrambi rigidi e montati in modo da darle l’ aspetto di un robot. In testa ha una cuffia sferica, rigida anch’essa, come fosse un casco, corredata da un’antenna laterale, che le servirà a comunicare “per telefono” con la padrona. Il telefono non c’è: semplicemente, si udranno lo squillo e la voce metallica e incomprensibile della signora X, resa con un suono simile a quello delle conversazioni via radio.
Scene, oggetti e costume sono tutti bianchi e neri.


GIULLARA

(La Giullara sta passando l’aspirapolvere. Squilla il telefono. Spegne l’aspirapolvere) Dimora dei signori X. (…) Sì, Certamente, ho trovato la lista. (…) Sì, mi dica pure cosa manca. (…) Ah, l’acqua. E quale debbo comperare? (…) Mi scusi, signora, ma quella che sta dicendo lei non è la solita. (…) Allora non “Santa Leona” ma “San Crudino - fonte pigra” (…) Scusi signora, a questo punto sono avanzati quaranta litri d’acqua in bottiglia, vuole (…) Come, scusi? (…) Ci devo innaffiare le piante. (…) Non i gerani. È naturale. Per i gerani ci vuole la lievemente frizzante (…) San Crudino, sì, non mi pare però ci sia, questa marca, al supermercato. (…) Dall’acquaiòla? (…) Sì, l’indirizzo… (…) Eh capisco! Quell’acqua si trova solo lì, è un’acqua ben rara! (…) Già, di prima scelta. (…) Sì, a questa sera… (Non fa in tempo a terminare la frase che già si sente il tono di occupato).

(Esce portando via l’aspirapolvere e rientra con un carrello pieno di bottiglie, con cui innaffia le piante) Acqua San Crudino delle caccole! Che gente! E, per me, c’ha i nervi perché ormai ha capito che il signore le costruisce in testa, giorno dopo giorno, un trofeo da cacciatore. Certi cervi! Povera signora. Io dico che le sta bene! Permette al marito di intingere il pennello sì e no una volta per stagione; io lo immagino senza difficoltà, perché lei non dice niente e crede che tutti in questa casa preferiscano morire che dire i fatti proprî, ma c’è chi parla, e parla con me: il signore stesso, per esempio. Povero signore! Lui mi ha detto che la moglie è troppo rigida; e non c’era nessun bisogno che me lo facesse sapere: lo vedo benissimo da sola. Del resto, però, colla sua “rettitudine” la signora sa sempre come comportarsi.

Ella ha infatti cinque regole di ferro, e le usa dappertutto e con chicchessia: prima non parlare di sesso; seconda non dire parolacce; terza comportarsi come se la gente non cacasse e non pisciasse mai; quarta non criticare le persone in loro presenza; quinta fare il proprio dovere. E aggiungo io per sesta impedire al marito di sentirsi troppo nel diritto di soddisfare i desideri maialeschi. E così andrà a finire che, un giorno o l’altro, fra i miei compiti ci sarà anche quello di usare l’aspirapolvere nella potta della signora. [...]

 

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