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Serena Stefani è nata a Pitigliano
(Grosseto) nel 1973. Ha studiato all’Università di
Firenze Storia e critica del cinema che, insieme al teatro, alla poesia
e alla politica resta la sua passione. Attualmente vive a Gand, in
Belgio, dove insegna italiano e collabora con associazioni per la
diffusione della cultura italiana.
Ha lavorato nell’editoria scolastica e ha pubblicato alcuni
contributi sul cinema. Sue poesie sono apparse in riviste e antologie.
Sempre di tematica africana il suo primo libro di poesie
(anch’esso bilingue italiano-francese) Caverne/Cavernes
pubblicato da Gazebo nel 2005.
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ATTO II - SCENA VI
L’antro della strega.
Dall’alto scendono due pannelli che tagliano in due la scena.
Rimane solo un cuneo al centro, vuoto e scarsamente illuminato. Il
resto si oscura. Al fondo del cuneo resterà uno stretto
passaggio. Da questo passaggio entra la Strega che si siede per terra.
Da un lato del proscenio ricompaiono Emmanuelle e Mehdi che si dirigono
con cautela verso il cuneo.
Mehdi, davanti, si fa vedere dalla Strega che fa cenno di entrare nello
spazio. Mehdi introduce nel cuneo Emmanuelle, la fa sedere e si pone
fra le due donne: deve fare da interprete alla Strega che parla la sua
lingua indigena. La strega parlerà nella sua lingua a bassa
voce mentre in sala echeggerà la traduzione di Mehdi,
registrata)
STREGA – (Guarda distrattamente la cliente. Getta
dei sassolini per terra. Poi, dubbiosa, alza lo sguardo su Emmanuelle)
**Non capisco perché ti trovi qui.
EMMANUELLE – È proprio la mia domanda.
La strega guarda Emmanuelle alcuni istanti,
poi traccia dei segni per terra.
STREGA – (Scuotendo la testa) **
Tutto questo viaggio... Non sono abituata a parlare, non ho mai
parlato. (Silenzio. Sospira) ** Se sei venuta da
tanto lontano per ritrovarci, ti dico che tutto è finito.
EMMANUELLE – Sì... ma posso pagarti... ho i soldi,
ti ascolto...
STREGA – ** Che mi hai portato dai tuoi paesi?
Emmanuelle tira fuori dalla borsa delle
banconote, la strega scuote la testa, Mehdi gliele fa rimettere dentro.
STREGA – (Ancora scuotendo la testa) **
Qualcosa devi avermi portato... è stavolta che devo
parlare...
Emmanuelle fruga dappertutto, mentre la
strega continua a scuotere la testa. Alla fine trova qualcosa in un
taschino del vestito.
EMMANUELLE – (Un po’ titubante, porge
quello che ha trovato) Ho queste conchiglie... di una gita al
mare...
STREGA – Ah... (prende in mano le conchiglie e le
esamina)
EMMANUELLE – (c.s.) ...sono conchiglie
del Mare del Nord... (Emmanuelle sa che la strega non conosce
il Mare del Nord)
STREGA – (Le mette accanto alle sue e guarda
Emmanuelle) ** È tardi. Io ho potuto parlare e
prendere queste... le terre si ricongiungono, ma è tardi...
EMMANUELLE – (Riflette, esaminando la strega. Parla
a braccio, associando) E non si può fare
più niente...?
STREGA – ** Qui ancora c’è sangue, e
siete venute a trovarmi... Ma il sangue non ha più potere,
non vola sugli alberi. Questo è finito. Siamo solo quello
che siamo, anche tu. (Silenzio) ** Le nostre
conchiglie però sono diverse, come la forza che vieni a
cercare.
EMMANUELLE – Come diverse?
STREGA – ** Qui la forza è un serpente che
striscia sopra la terra. Quella dei tuoi antenati è una
pietra che rompe il legno. (Pausa. Scuote la testa) Avremmo
bisogno di tanto tempo, ma il tempo è finito.
EMMANUELLE – Ma se il tempo è finito, che resta?
Dove siamo in questo momento? Dove saranno i nostri figli?
STREGA – ** Tu non hai figli. (Silenzio)
(Qui parla in francese, direttamente)
Dammi quanto vuoi, quello che mi hai fatto vedere.
Mehdi annuisce. Emmanuelle le dà
il denaro. Le due donne restano a guardarsi.
Buio. Sipario.
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