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Antonio Alleva è nato ed è tornato a vivere a Nocella di Campli (Teramo).
Ha pubblicato Le farfalle di Bartleby (Edizioni Tracce, 1998) e
Reportages dal villaggio in 7 Poeti del Premio Montale - 2000 (Crocetti, 2001).
È presente in Vent’anni di Poesia - Antologia del Premio Montale 1982-2002 (Passigli, 2002), in
Ondate di rabbia e di paura (Rai-Eri, 2002), L’amore, la guerra (Rai-Eri/Ibiskos 2004),
4 Poeti abruzzesi (Edizioni Orizzonti Meridionali, 2004) e in
Diversi-Poeti per Sim-patia (DIALOGOlibri, 2004).
Della sua poesia si sono occupate le riviste: Atelier, sito web di
Poesia e Sinestesie, La Clessidra, Il Monte
Analogo.
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“Dal suo microcosmo esemplare di Nocella di Campli, lo sperduto villaggio che è insieme centro di un universo popolato e fremente, e fratello di tutti gli altri sconosciuti piccoli universi cari a ciascuno di noi, Alleva lancia folgoranti messaggi in bottiglia…”
Antonia Arslan
“Capita di rado di aprire un libro di poesia intenso e strutturato come
La tana e il microfono; in un tempo in cui i poeti raccolgono i frammenti delle proprie esperienze personali spacciandole per universali, o raccontano le proprie storie come fossero brandelli significativi di Storia, Antonio Alleva ci consegna uno dei libri più alti e consapevoli di questi ultimi decenni…”
Mauro Ferrari
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Paradiso mignon
Qui sarebbe stato possibile placcare
il peso e la velocità e fermarsi?
Frugare davvero il celeste?
Roteai a lungo la domanda tra il gazebo bianco
e il capanno marrone che già sapeva di carta,
di racconti, di perdita, di latte di mandorla
poi sbandai verso l’alto fino a togliermi i Ray Ban:
stava già risuonando Versi composti
ad alcune miglia dall’abbazia di Tintern*,
vibrava per lampi La piana del Crau**.
* Celeberrima ballata di W. Wordsworth
** Dipinto di V. Van Gogh
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Canzone per il mio micio che muore
Patrocinano “Viagens Interditas”
e “Miradouro de Santa Catarina”.
Da Ainda, dei Madredeus.
Come in un replay al ralenti come
il gaio, la gioia spassionata degli umani
quando ridono in certi vecchi video di matrimonio
ecco la zampetta ecco l’unghietta, ecco
il dorso della mano
ecco la lingua tra le nocche i morsetti sul metacarpo
ed ecco il mio polpastrello sul panno lenci
della pappagorgia:
no no fottetevi, stavolta non mi fregate certo che no
stavolta niente inaudito dolore prima per la perdita
poi per l’assenza
e già partono i flash sulla cesta vuota
nella penombra del pomeriggio
sotto lo specchio lungo il corridoio
stavolta fottetevi, niente trapani sicari del più
fottuto, fottuto sentimento degli umani
«vieni,
vieni in braccio dolcissimo micio»
e poi gli ho bisbigliato all’orecchio che stavolta
non ci fregano,
certo che no
che stavolta
fottetevi, non mi separo.
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a. XXXIII n. 5 - maggio 2006
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domenica 2 maggio 2006
[Raffaele Piazza] leggi
4 maggio 2006 [Anna Fusaro]
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10 maggio 2006
[Valeria Serofilli] leggi
11 giugno 2006 {Simone Gambacorta]
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giovedì 17 agosto 2006
[Alberto Cappi]
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28 novembre 2006
[Sebastiano Aglieco] leggi
[Lorenzo Gattoni]
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www.valeriaserofilli.it
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