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i libri
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Alfredo De
Palchi
Foemina
tellus

Nuova serie n. 27
2010
ISBN-13 978-88-7536-251-5
pp. 104
cm 12x21
€ 11,50
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Alfredo De
Palchi nasce ogni mattina.
Opere di
Alfredo De Palchi:
- Sessioni con l’analista, Milano, Mondadori, 1967.
- Sessions with My Analyst, Sessioni con l’analista,
edizione bilingue, introduzione e traduzione di I. L.
Salamon, New York, October House, 1970.
- Gentile animale braccato, introduzione di Luciano
Erba, Almanacco dello Specchio, n. 11, Milano, Mondadori,
1983.
- Mutazioni, Udine, Campanotto, 1988
(plaquette-premio “Cittá di San Vito al Tagliamento”.
- The Scorpion’s Dark Dance /La buia danza di scorpione,
edizione bilingue, introduzione e traduzione di Sonia
Raiziss, Riverside (California), Xenos Books, 1993.
- Anonymous Constellation /Costellazione anonima,
edizione bilingue, introduzione di Allessandro Vettori,
traduzione di Sonia Raiziss, Riverside (California), Xenos
Books, 1997.
- Costellazione anonima, introduzione di Alessandro
Vettori, Marina di Minturno, Caramanica, 1998.
- Addictive Aversions/Le viziose avversioni, edizione
bilingue, introduzione di Alessandro Vettori, traduzione di
Sonia Raiziss e altri, Riverside (California), Xenos Books,
1999.
- In cao del me paese, edizione trilingue (italiano,
inglese e veronese), introduzione e traduzione in veronese
di Giampaolo Feriani ed Enzo Franchini, Verona, West Press
Editrice, 2001.
- Paradigma, introduzione di Luigi Fontanella, Marina
di Minturno, Caramanica, 2001.
- Paradigma. Tutte le poesie: 1947-2005, cura e
premessa editoriale di Roberto Bertoldo, presentazione
critica di Alessandro Vettori, Milano, Mimesis/Hebenon,
2006.
- Dates and Fevers of Anguish, plaquette omaggio in
edizione bilingue con 14 poesie, introduzione e traduzione
di Luigi Bonaffini e Michael Palma, Stony Brook, New York,
Gradiva Publications, 2006.
- Contro la mia morte, plaquette omaggio con 20
poesie, edizione numerata di 350 esemplari firmati, Padova,
Libraria Padovana Editrice, 2007.
- Da Foemina tellus e Contro la mia morte I,
in: Almanacco dello Specchio 2008, Mondadori, Milano 2008,
pp. 39-50.
- Contro la mia morte II in: «Italian Poetry Review.
Pluringual Journal of Creativity e Criticism», IV, 2009, pp.
33-44.
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I testi |
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Questa nuova
e densa silloge di uno dei maggiori, più importanti e più
coinvolgenti poeti del secondo Novecento, che cuce diverse
sequenze poetiche eppure risponde ad una unica, nitida ed
evidentissima ispirazione, ci restituisce nelle sue tre
componenti principali (l’opposizione alla piccolezza umana,
l’eros e – come continuazione, anzi assolutizzazione
dell’eros stesso – l’opposizione alla morte) la voce
autentica di De Palchi: un ragazzo in rivolta, sempre nel
pieno delle forze e trascinato da una convinzione assoluta
seppur mai dogmatica. Un poeta vero, vibrante, che ama la
parola e l’uomo. Un poeta che riesce in ogni atto a mediare
la sua furia con il tesoro della ricca esperienza di un
ottuagenario dalla vita ricca di esperienze vere, dalla
quale ha saputo trarre molti insegnamenti depurandoli da
ogni scoria di risentimento per i dolori patiti: da quelli
per l’abbandono da parte del padre e l’ingiusta condanna al
carcere, alle persecuzioni morali e materiali, fino alle
meschinità del prossimo e dell’età.
Fin da ragazzo, verga in La buia danza di scorpione
versi traboccanti non tanto di orgoglio quanto di
consapevolezza della propria umanità, teso a fugare
l’abbruttimento, l’appiattimento su un’idea manichea e
vigliacca di esistenza. De Palchi non ha paura del
disprezzo, e dimostra la sua onestà nel dosarlo e
analizzarlo, e nel manifestarne la parte viva e costruttiva.
C’è sempre nei suoi versi, infatti, un appello a un’idea
comunitaria, la quale pure non tradisce una forma dolce di
solipsismo, in quanto fa appello non al comune amore ma alla
comune disgrazia, nella quale è inspiegabile che le vittime
aggrediscano altre vittime. Ma se è vero che i dolori hanno
continuamente cesellato la poesia di questo autore, è
altrettanto vero che all’offesa De Palchi ha reagito con la
nobiltà, con la purezza della sua poesia e con la generosità
verso i sodali.
Poi, certo, data la sua limpidezza, ha tutto il diritto di
prendersela con i poeti (e dunque uomini!) piccoli,
pidocchiosi, pavidi, fasulli, incoraggiando quelli come lui
forti e sinceri a continuare la propria strada, con una
titanica volontà di migliorare le cose, pur nella ferma
convinzione che sussista l’immobilità della Storia. Ecco
dunque che la poesia depalchiana, abitando luoghi ambigui,
liminari, si sviluppa tra lirica e verso civile, tra
concretissima autobiografia, storia ed esplorazione del
preconscio, gioia e dolore, ortodossia ed eterodossia,
ordine e caos.
(dalla Prefazione di Sandro Montalto)
* * *
Dimentichi
che potrei espandere il vortice
dentro l’oceano del tuo corpo smaccato
mosso
tracotante di sbalzi improvvisi
delle verdi vallate che scrosciano
rotolando cupe di acqua
cupa incessante
che ti schiuma la concimaia sterile.
3 marzo 2006
* * *
M’indovini
felice nella confusione di libri
carte e foto del futuro eterno
in cui decido di sporgere la mano
per assistere la tua faccia che mi fissa
io assetato
bocca aperta a ricevere la tua saliva
mista di sale sperma vaniglia fuoco
quando un grido di sorpresa
mi rapprende il sangue
scaccia la mano
per meglio serrarmi negli occhi pazzi
che inceneriscono la carta
dove tracciavo una curva
per dove e come indovinarmi.
24 novembre 2006
* * *
Spendi la
notte
al cristallo della porta
a specchiarti in frantumi
classica negli indumenti
borse di plastica con possessi
ritagli di bellezze millenarie
ti scruti fra la trasparenza dell’alba
e la luce dilà sopra la porta
scuotendo la testa grande di capelli
gli alberi del parco
scuotono le foglie e il chiacchierio dei risvegli
già a beccare rimasugli sul terreno
tra bottiglie cartocci e lattine
il raccolto d’ogni
mattina che si schiarisce
e schiara l’ansia
della tua faccia che rosseggia dall’orizzonte
con le facciate lapidate
di ali velocissime.
24 novembre 2007
* * *
Che tu sia
sotto
in mucillagine di vermi
o sopra
a vorticare nel vuoto
rimani il bifolco delle due versioni
nell’oscurità totale
finalità troppo benigna per te
Nerone Cella seviziatore
rapinatore violentatore
le visioni di troppa madre di cristo
nella tua cella
non ti salvano con i tuoi compagni di tortura
subito spersi nell’Adige
il mio augurio di qualsiasi morte a voi
che vi dànno tra la terra e il primo spazio
mentre mi cinghiate mi bruciate le ascelle
mi spellate
la tua vergogna è alla luce dove
ti conto l’eternità di tempeste drammi nuvole
dove qui sta l’inferno
e tu flagellato alla gogna
designato a seviziare rapinare
e violentare carnalmente i tuoi compagni
di tortura e di malaffare.
28 giugno 2009
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