i libri

Camillo Pennati

Di farfalle, grilli

e di cicale

Nuova serie n. 24

2017

ISBN-13 978887536409-0

pp. 60

cm 15x21

€ 12,00

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L'autore

Camillo Pennati è nato a Milano nel 1931 e scomparso a Todi nel 2016. Dopo studi classici, dal 1958 al 1970 visse a Londra dove fu bibliotecario dell’Istituto italiano di cultura, e successivamente lavorò (su invito di Italo Calvino) come redattore e traduttore presso la casa editrice Einaudi.
Alcune delle sue prime poesie furono accolte da Salvatore Quasimodo nell’antologia Poesia italiana del dopoguerra (Schwarz, Milano 1958). Questi i suoi volumi di poesia: Una preghiera per noi, Guanda, Parma 1956; L’ordine delle parole, Mondadori, Milano 1964; Landscapes, con traduzione di Peter Russell e prefazione di Salvatore Quasimodo, Keepsake Press, Londra 1964; Erosagonie, Einaudi, Torino 1973; Sotteso blu, Einaudi, Torino 1983; L’iridato paesaggio, L’Arzanà, Torino, 1985; Il dentro dell’immagine, Shakespeare & Company, Roma 1987; Gabbiano e altri versi, con traduzione di Ted Hughes e disegni di Lester Elliot, L’Arzanà, Torino 1990; Una distanza inseparabile, Einaudi, Torino 1998; Di sideree vicende, Anterem, Verona 1998; Lo stupore del verso, ASEFI Terziaria, Milano 2002; Modulato silenzio, Joker, Novi Ligure 2007; Paesaggi del silenzio con figura, Interlinea, Novara 2012; Koh Tao lines, Dalia, Terni 2014.
Ha tradotto autori di grande importanza tra i quali Thom Gunn, Ted Hughes, Philip Larkin, John Hawkes, Patrick White, Ronald Laing, Ivy Compton-Burnett, Harold Pinter, Bernard Malamud, J. R. R. Tolkien, Samuel Beckett.
Nel 2001 a cura di Roberto Bertoldo è stata pubblicata la miscellanea di studi critici: Scritti sulla poesia di Camillo Pennati (supplemento a «Hebenon», V, n.9-10, 2001).

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I testi


La poesia di Camillo Pennati, dopo Una preghiera per noi e L’ordine delle parole, si è fatta via via più dissonante, dando spazio esorbitante ad avverbi, allitterazioni, ripetizioni lessicali (anche sinonimiche e paradigmatiche come, raccolte in soli tre versi, «sfiammò», «divampante», «ustione», «fiamme», «lingua», «incandescente» in Di farfalle, grilli e di cicale) ecc., insomma ad uno stile volutamente impoetico, al contempo affondando sempre più lo sguardo, nonostante il voluto parossismo tecnicistico, nella naturalezza dei paesaggi, nei quali persiste una rara presenza umana, qui l’amata Silvana. L’io, il tu, persino il noi appaiono di tanto in tanto quasi ad umanizzare la visione del poeta affinché l’uomo colga della natura quel «dono di esistenza» che solitamente «viviamo in presuntuosa ignoranza» (Il terrestre dono di esistenza). Di questa natura il poeta Pennati coglie «ogni singolare tinta» (Di fiori in miniatura al suolo), ogni suono, ogni piccolo essere vivente (grillo, mosca, ecc.), dialoga con essa (si vedano le poesie sulla rosa), ma non cerca mai di risolverne subito le dissonanze, anzi prima cala in esse la spada e allarga la ferita poetica. Poi, quando «la chiglia», sineddoche non rara in questo libro, diviene troppo fragile, è lo «spartito» a far sí che «tutti i suoni trovino il loro sincrono» (Un cadenzar di toni e ritmi…).

                                                                           Dalla Prefazione di Roberto Bertoldo

 

* * *

 

Di farfalle, grilli e di cicale


In divampanti fiamme quell’incendio a simulare
ho colto il sole incendiare una villa
nella vampa riflessa dalle due vetrate quando ne mise a fuoco
quel bersaglio e sorsero lingue di fiamme serpeggianti
senza spire di fumo in bramosia di divorarla da quel rogo
ancora incerto se divampante dentro o fuori della stessa cubatura.
Era quasi il tramonto e il sole arroventato in più radente globo
tutto incendiava nel riflesso bagliore d’ogni vetrata superficie
in rilucenti fiamme di rispecchiata avvolgenza nell’infuocata riflettenza
della sua potenza ustoria sembrando simulare la più visionaria
accadenza allucinatoria dai tempi di una Roma neroniana
apparsa a un più recente sguardo nel fiammeggiante sortilegio
di una contemporanea storia.
Durò quel tanto e mentre di spettacolare ed angosciante
raccapriccio e poi sfiammò la divampante ustione
la danza ritraendo delle flessuose fiamme di lingua
in lingua nel loro incandescente avvolgimento
lasciando intatto tutto l’edificio che bianco riemerse
d’ogni sua integra struttura dall’irreale e strapiombante spegnimento
nell’aria a farsi plumbea sul rogo sottostante che smottò affondandosi
nell’incupirsi delle stesse braci di là dalle vetrate sgombre d’ogni
infiammata tramatura in contorcimento nel riflesso tremore del riverbero
tutto che andò incenerendosi in un fiato come l’appariscenza visionaria
delle stesse immagini là sugli infissi a vetri sgombri della scenografia
incendiaria che in quella proiezione a sovrapporsi li investiva
nel gioco a palinsesto di quei vitrei rimandi.
.

 

* * *

 

Di un’ape e una farfalla


Oscilla del suo ambrato peso un’ape e il suo bottino
sopra una estrema infiorescenza di lavanda:
poi è la volta di una vela bianca di farfalla
a posarne la chiglia l’istante che ne dispiega la seconda
velatura e sosta un suo respiro di delizia su quella
stessa spiga blu e viola e non avesse consistenza alcuna
il lieve gravitare della forma in quella posa..

 

* * *

 

Cicale


Salgono perforando l’aria le note stridule
in un frenetico crescendo di sonorità concitata
sino a un vertiginoso apice di imbrigliamento
da cui si liquefanno in torrenziale scioglimento
come di cascata giunta a quel salto d’acqua dove la corrente
s’incurva fracassando del suo insostenibile peso:
e ti stordisce e droga il suono del fricante plettro
coi nugoli di musici strumentalmente attendono
invisibili tra cupole di rami come a inebriarsi
dell’inebriamento di quel ripercussivo timbro e tono.
E poi lo schianto di un precipitare
in tutta l’avvolgenza del silenzio
come dissolta la strepitante sonorità del sole.

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Camillo Pennati, Modulato silenzio
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