i libri

Gabriele Zani

Sereni e dintorni

 

 

ISBN 88-7536-081-6

2006

pp. 104

cm 15x21

€ 11,00

 

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L'autore

Gabriele Zani è nato nel 1959 a Cesena, dove risiede e lavora.
Ha esordito in versi nel 1984 con Monolocale (Maggioli, Rimini), una plaquette presentata da Renato Turci. L’opera successiva, originariamente apparsa in opuscoli semiclandestini e in riviste, è confluita, con una Nota di Giovanni Raboni, nella raccolta I rimanenti (Pequod, Ancona 2001).
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I testi

 

Introduzione

Restituiti nell’ordine temporale delle loro effettive stesure, che non sempre coincide con quello delle riviste che li ospitarono, questo libro riunisce alcuni scritti e interviste dedicati ai poeti di cui ho sentito di potermi occupare. Del poco altro che lascio fuori, segnalo il saggio Lettura e attraversamenti della poesia di Luciano Erba, composto a due mani con Renato Turci (“Il lettore di provincia”, XXI, n. 74, aprile 1989), e un Ricordo di Ferruccio Benzoni, che precedeva una mia scelta di testi dell’amico scomparso nel 1997, richiestomi da Nicola Crocetti (“Poesia”, XI, n. 122, novembre 1998).

Altri articoli che fui invitato a comporre sono il quinto e il sesto della serie, come precisato in calce agli stessi. Committenze o meno nascono tutti da un’attività critica alquanto saltuaria, “amatoriale”, rispetto a quella di autore a mia volta di poesie, nella quale, a partire dai primi anni Ottanta, ho invece costantemente riversato le mie energie.

Sereni e dintorni vuole essere anzitutto un omaggio al Sereni de Gli immediati dintorni, libro de chevet dei miei anni giovanili, ma avrei potuto intitolarlo, a scanso di equivoci, Sereni e miei dintorni, non fosse che l’aggettivo possessivo stride quando si riferisce alla poesia. Lo sapeva il Maestro e io pure evito di servirmene. Perché in realtà Sereni è “mio” e di chiunque, così come per gli altri “miei” poeti.

Tornando agli articoli, il secondo, il terzo e il quarto risentono certamente del mio sodalizio (brutta parola ma non ne ho di migliori) con Benzoni; li leggemmo insieme e insieme ne discutemmo, prima della pubblicazione in riviste, dove apparvero senza il consueto ausilio delle note alle varie citazioni, così come ora in questa sede. Rammento che Ferruccio le detestava, ritenendo che il lettore davvero partecipe non avrebbe comunque faticato a documentarsi in proprio, di sicuro, allora, pensando più al già largamente consacrato Sereni che a sé. Oggi, nonostante ancora si attenda la pubblicazione dell’opera omnia, per fortuna anche la sua notorietà è aumentata, grazie soprattutto all’accortezza di diversi antologisti ai quali Benzoni si è infine rivelato, per dirla con Massimo Raffaeli, «una delle fisionomie più interessanti e defilate (tuttavia a suo modo centrali) nel panorama della poesia italiana contemporanea.»

Gli autori considerati hanno storie e tempi diversi. Si va dall’epigrammatico Galli al Sereni che «con tanto mondo da fronteggiare [...] si diminuì come lirico e si accrebbe come narratore appunto per essere più pienamente e largamente poeta» (come ebbe a dire egli stesso dell’Ariosto), a Benzoni, che scelse «un itinerario canonico, quello che va alla originalità dalla “imitazione”» (Fortini), dal lirico Pušek all’antilirico Neri, al “resistenziale” Pusterla.

Diversi finché si vuole ma tutti ugualmente dotati di un alto spessore umano, come ho potuto verificare di persona, a riprova della mia intima, vecchia convinzione che, vita da una parte e letteratura dall’altra, alla resa dei conti, altro non siano che le due facce di una sola medaglia, talvolta così sottile da risultare trasparente.

Con Vittorio, è vero, non ho avuto rapporti personali, ma è il primo poeta che ho subito letto quasi fosse un amico conosciuto da sempre e sul quale avrei sempre potuto contare. Del resto «amore m’è accanto e amicizia» suona un suo verso. E già siamo forse all’essenza della poesia, di quella che s’è scritta finora e di quella ancora da scrivere.

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Recensioni

   29 giugno 2006 [Amedeo Anelli]  leggi

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