i libri

Anna Antolisei

 

Pitigrilli,

un aforista in ombra

0

 

 

ISBN-13: 978887536425-0

2018

pp. 148

cm 17x24

€ 20,00

L'autore

I testi

Recensioni

Riconoscimenti

Dello stesso autore

 

Acquista on line su:

9

9

 
L'autore

Anna Antolisei è nata e lavora a Torino. Esordisce nel giornalismo, collabora poi a riviste letterarie e specializzate nella comunicazione in forma cartacea e ipertestuale. Ha pubblicato i romanzi Per troppo amore, per troppo odio (Teknos, Roma 1994), L’altra faccia della Luna (Fògola, Torino 2004), A mani nude (Fògola, Torino 2006), Madre indomita (Fògola, Torino 2008), Caccia all’innocente (Fògola, Torino 2010), Legno e cristallo (Robin, Torino 2014). È anche autrice del poemetto Il Muro (Lietocolle, Faloppio 2004), della raccolta di poesie ispirate alla pittura impressionista Sono solo Impressioni (Genesi, Torino 2004) e della raccolta poetica Dialoghi dell'Es (Wunderkammer, Torino 2005; illustrato da quadri di Elena Piacentini).

Da sempre interessata all’aforisma, ha curato le antologie Aforismi URLati (Fògola, Torino 1998), Aforismi URLati 2 (Fògola, Torino 2001) e L’Albero degli Aforismi (Lietocolle, Faloppio 2004). Interessata anche alle potenzialità della Grande Rete, ha curato i progetti Voce del Verbo Vivere (2002) e fondato nel 2006 la rivista letteraria on-line «Il Giornalaccio».
Cura presso LietoColle la collana di narrativa e aforistica “Et Nunc Imprimatur”. È presidente dell’Associazione Italiana per l’Aforisma, del Premio Internazionale per l’Aforisma “Torino in Sintesi”, nonché vice-presidente del Premio Internazionale di Poesia “Rodolfo Valentino - Sogni ad occhi aperti”.
Milita da decenni contro la censura nel P.E.N. Club Italiano e nel Centro P.E.N. della Svizzera Italiana e Retoromancia.

0

I testi


Al centro di un'esaltante vita pubblica dentro la quale celava abissi di segretezza, Pitigrilli seppe essere pensatore materialista e poi cattolico con uguale intensità e identico spregio verso convenzioni e luoghi comuni. Viaggiò, sperimentò, accettò successi esaltanti e rovinose cadute (non poteva essere altrimenti, per colui che ammetteva «il bacio al lebbroso» ma non concepiva «la stretta di mano al cretino»). Mise alla berlina il pensiero perbenista gettandogli in faccia le sue ombre e le sue contraddizioni, restituendogli i suoi ipocriti non-detti gridati senza paura. E se poi, per questo ambizioso programma, era necessario “épater le bourgeois” tanto meglio: sarebbe stato lo stesso lettore deliziato o scandalizzato a dire tutto il necessario di sé. Anna Antolisei, da molti anni attiva studiosa e promotrice della “forma breve”, attingendo all'intera e folta opera del controverso autore ci presenta un amplissimo campionario della scrittura aforistica che attraversa e innerva molte pagine dello “scrittore all'acido solforico”. Ne risulta il distillato di un pensiero libertino nel senso più filosofico del termine: spregiudicato, controcorrente nel decostruire i miti della società in cui abitava, scettico, non paradossale (pur avendo l'aria di esserlo) ma interessato a sottolineare l'imbarazzante realtà. Un pensiero che si è forgiato sulle asperità dell'esistenza e si è saputo tramutare in schegge folgoranti ma durature capaci ancora oggi di divertire e far riflettere.

                                                                                                    Sandro Montalto

 

* * *

 

 

Impossibile, parlando di Pitigrilli, non tenere conto della vastità della sua opera. Calcoliamo che, in più di mezzo secolo d’attività letteraria, oltre ai libri abbia pubblicato migliaia di articoli su decine di testate italiane e straniere: e ciò diventa paradossale se consideriamo che aveva pochissima stima del giornalismo, così poca da definirlo «il rifugio di coloro che hanno fallito nei diversi mestieri». Cercava però una popolarità vasta, immediata, e non esisteva migliore opportunità di diffusione. Articoli a parte, “Piti” ha tenuto un alto numero di conferenze, curato rubriche dai temi più vari tanto nel periodo dalla scapigliata gioventù quanto nella più assennata maturità. Se a ciò si aggiunge che numerosi testimoni del tempo lo ricordano come oratore da convegno e, al pari, da salotto di sorprendente brillantezza, possiamo immaginare quante siano le frasi sagaci uscite dalle sue labbra, poi diligentemente annotate per essere riutilizzate in società dai suoi ammiratori. Alcuni letterati o saggisti di epoca più recente sono riusciti a raccoglierne alcuni esempi per riportarli nelle loro opere (Provenzal, Eco e Magrì vengono qui di seguito citati), ma rimane una vasta porzione di motti dalla inequivocabile paternità pitigrilliana che hanno continuato ad aleggiare, seppure disordinati e sparsi, nella memoria collettiva. Sono i più celebri, le sentenze che, per quanto non reperibili in alcuno specifico scritto di Segre, tornano ancora oggi, puntuali, a rinverdire il ricordo di “Piti” aforista. Eccone alcuni:

Non bisogna prestare i libri. I libri sono come le fanciulle: a lasciarle andare in giro si perdono.

Siamo fatti gli uni per gli altri. Dicono gli altri.

Se il cammello potesse parlare darebbe del gobbo al dromedario.

Riconoscenti sono coloro che hanno ancora qualche cosa da chiedere.

Gli uomini sono tutti ladri, meno nostro padre e l’uomo col quale stiamo discorrendo.

C’è un tale bisogno d’amore nel mondo, che certe donne amano persino il loro marito.

Fanno i manicomi per i pazzi, le galere per i delinquenti, ma non c’è un asilo chiuso per gli imbecilli.

La provincia esiste anche nelle metropoli, perché non è nella geografia ma nell’anima.

Di scrittori originali non ce ne sono e si è sempre il plagiario di qualcuno.

Prendete un ditale, riempitelo di un prodotto medicinale, versatelo nella Senna dal ponte di Charenton, poi andate con una cisterna a raccogliere l’acqua sotto il ponte Mirabeau. Avrete così alcuni milioni di litri di rimedio omeopatico.

 

 

* * *

 


La vergine a 18 carati, Sonzogno, Milano 1936 (scritto nel 1924)


La medicina è l’arte di accompagnare con parole greche all’estrema dimora.

Se le innumerevoli Giunoni avessero sofferto di gastrica e le Madonne di nefrite, certe statue e certe tele sarebbero sopportabili ancora oggidì.

Chi sa dominare i propri nervi, non li ha.

Non è una faccia nuova. Sfido! L’adopera da cinquant’anni.

L’amante d’una donna celebre fa la figura del guardiano di museo fotografato ai piedi dell’enorme mostro preistorico, affinché dal contrasto sia messa in evidenza la mole del gigante.

Quando si è sulla soglia della maturità che chiamano bugiardamente seconda giovinezza, lo staccarsi da un amante è una lacerazione cruenta. Troppo ci ha dato di sé e troppo le abbiamo dato di noi stessi per poter riacquistare intera la nostra individualità.

Come in ogni casa si trova un pianista, in ogni brigata esiste l’imbecille che pensa, cioè colui che si forma un’opinione sul «Guerin Meschino», esalta i benefici effetti del latte fermentato, sostiene gravemente che tutto è relativo e che l’eccezione conferma la regola. La musica è un sogno che si racconta.


Tutto si può fingere, meno l’amore per la solitudine. Chi finge, per un atteggiamento snobistico, di amare la solitudine, ma non l’ama, dopo qualche giorno la tradisce col primo che passa.

Con nessuno osiamo essere impudicamente bugiardi come con noi stessi.
 

[...]

0

Recensioni

 

Riconoscimenti
Dello stesso autore
 
0