i libri

Lorenzo Della Fonte

 

La banda:

orchestra

del nuovo millennio

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Storia della letteratura

originale per l’orchestra

e l’ensemble di fiati

 

 

ISBN-13: 978887536396-3

2016

pp. 368

cm 17x24

€ 25,00

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    Elenco dei nomi citati emendato e aggiornato
L'autore

Lorenzo Della Fonte (Sondrio, 1960) si è diplomato in Clarinetto, Strumentazione per Banda e Musica Jazz, e ha studiato direzione d’orchestra con Jo Conjaerts, Henk van Lijnschooten, Robert Reynolds, Gianluigi Gelmetti, Eugene Corporon, Jan Cober, Andreas Spörri. Dal 1987 si è dedicato completamente alla Banda, guadagnandosi un importante e riconosciuto ruolo nel mondo fiatistico internazionale come direttore, compositore, trascrittore, ricercatore e didatta. Nel 2000 ha vinto il Primo Premio al Concorso Internazionale per Direttori d’Orchestra ‘‘Prix Credit Suisse’’ di Grenchen (Svizzera).

Ha diretto dal 1992 al 2014 la Società Filarmonica di Arogno (Svizzera), dal 1994 al 1998 la Civica Orchestra di Fiati di Milano, dal 1999 al 2003 la Festival Brass Band di Aosta, dal 2000 al 2003 il Soli Wind Ensemble. Nel 2009 è stato direttore dei Fiati Filarmonici di Torino, dal 2009 al 2011 della Banda Rappresentativa della Federazione dei Corpi Bandistici della Provincia di Trento, e dal 2014 al 2015 della Banda Giovanile Regionale del Piemonte. Dal 1991 dirige l’Orchestra di Fiati della Valtellina, con la quale ha inciso otto CD, dal 1995 la Giovanile Orchestra Internazionale di Fiati di Ripatransone, dal 2011 l’Orchestra di Fiati del Conservatorio di Messina e dal 2012 la Brass Band del Conservatorio di Torino. È il direttore di Banda italiano più richiesto all’estero (oltre 600 concerti in 18 Paesi).

È docente titolare di Strumentazione e Composizione per Orchestra di Fiati presso il Conservatorio “G. Verdi” di Torino e di Direzione Bandistica presso varie Istituzioni italiane. Nel 2001 è stato insegnante e direttore ospite presso la North Texas University (USA), nel 2008 presso l’Università di Alicante (Spagna) e nel 2010 presso la Bruno-Frey-Musikschule di Biberach (Germania).

Come compositore è autore di diversi brani originali e trascrizioni, vincitori di importanti premi e incisi su diversi CD.

Dal 1992 al 1998 è stato Presidente della Sezione Nazionale Italiana, e dal 1993 al 1999 membro del Board of Directors, della WASBE (World Association for Symphonic Bands and Ensembles).

Ha al suo attivo 14 Compact Disc, ed è autore del romanzo storico-musicale L’infinita musica del vento (Casa Musicale Eco, Milano 2014).

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I testi

Prefazione alla seconda edizione

Uscito nel 2004, nel giro di poco più di un decennio questo libro ha esaurito la prima tiratura, rendendo così necessaria una seconda edizione. È stato indubbiamente un grande successo per una pubblicazione così settoriale, a conferma della sete di conoscenza che c’è nel mondo delle bande. Alla domanda posta nella prefazione della prima edizione si può dunque rispondere che sì, la “letteratura bandistica” esiste davvero, e molti direttori, compositori, strumentisti, semplici appassionati desiderano conoscerla.
Nonostante questo positivo riscontro, alla domanda di oggi “come sono passati, questi dodici anni, nel panorama bandistico globale e italiano?” cominciano gli aspetti non proprio positivi.
Il primo decennio degli anni Duemila aveva lasciato molte speranze. Sembrava che la differenza tra la musica per banda e quella per orchestra sinfonica, in tutto il mondo, si stesse inesorabilmente estinguendo. Sempre di più erano i compositori “colti” (cioè non provenienti dal mondo bandistico) che esordivano in questo campo, con ottimi risultati. Poi è arrivata la crisi economica, che come sempre ha ridimensionato le attività culturali – musica inclusa – e se c’è qualcosa che viene normalmente tagliata in questi casi, è la sperimentazione. Molto meglio proporre i nomi più solidi e sicuri, che commissionare lavori considerati “strani” e costosi.
Nell’edizione 2004 davo notizia di straordinarie esecuzioni di opere per fiati da parte di orchestre di primo piano (New York Philharmonic/Hemispheres di Turrin, San Francisco Symphony/George Washington Bridge di Schuman, Berliner Philharmoniker/Gran Duo di Lindberg e Aus einem Tagebuch di Goebbels). Il 10 ottobre 2014 l’Eastman Wind Ensemble ha finalmente dato, a Rochester, la prima esecuzione (annunciata nel 2004!) del brano di André Previn, Music for Wind Orchestra (No Strings Attached), ma abbiamo avuto anche Circus Maximus di Corigliano e Mojave di Michael Torke, tanto per citare nomi importanti e noti.
Così si può dire che negli Stati Uniti d’America il movimento bandistico sia cresciuto moltissimo (c’era da aspettarselo, visto il suo passato e la qualità della sua scuola compositiva), e sono saliti alla ribalta molti nuovi autori, anche europei. In Italia, a fronte di un comunque sempre crescente numero di bande (o orchestre di fiati) che finalmente arrivano a conoscere, apprezzare, eseguire, promuovere il repertorio d’arte, una parte ancora troppo grande ignora (nella miglior circostanza) o disconosce la musica che darebbe loro la possibilità di crescere artisticamente.
Il Premio Pulitzer (l’importantissimo “oscar” della musica che viene assegnato ogni anno, dal 1943) resta sempre un riferimento essenziale per capire quanto i due mondi si stiano davvero avvicinando. Dei 62 vincitori a tutt’oggi (2015) ben 41 hanno, tra la loro produzione, almeno un pezzo per orchestra o ensemble di fiati. Tra di loro vi sono nomi come quelli di William Schuman, Howard Hanson, Aaron Copland, Ernst Toch, Walter Piston, Norman Dello Joio, Leslie Bassett, Karel Husa, George Walker, Michael Colgrass, Joseph Schwantner, John Harbison, Gunther Schuller, Morton Gould, John Corigliano, Henry Brant, John Adams, Steven Stucky, David Lang, Jennifer Higdon e Kevin Puts (gli ultimi quattro, nell’ordine, nel 2005, 2008, 2010 e 2012). Deja vu, il brano di Colgrass che ha vinto nel 1978, è stato proposto anche in una versione, originale dell’autore, per orchestra di fiati.
Quanto scrivevo nel 2004 resta comunque valido: «in Italia, ciò che veramente serve per le scelte di repertorio è una solida base di studio e di conoscenza (non solo teorica, ma possibilmente anche “sul campo” della pratica nella direzione) del percorso storico-artistico. Un’educazione graduale, senza lacune, alla grande musica. Del resto, chi potrebbe dirigere una sinfonia di Beethoven senza conoscere Haydn? È possibile ignorare Mozart e credere che la musica cominci da Stravinskij? A quanto pare, fatte le dovute (e talvolta spericolate...) proporzioni, in ambito bandistico è proprio così: per molti, anche “addetti ai lavori”, la musica originale è iniziata con la produzione nordeuropea degli ultimi tempi».
Tra gli appunti che sono stati fatti alla prima edizione di questo libro, vi è quello che esso non avrebbe, come ogni lavoro di ricerca, le note a piè di pagina con rimandi e citazione delle fonti, per cui sarebbe incompleto o, peggio, superficiale. Ebbene, questo è invece voluto, allo scopo di evitare le continue, noiose interruzioni della lettura che tanto disturbano e ne causano spesso l’abbandono. Ho voluto scrivere un testo anzitutto leggibile (aspetto che è stato ampiamente riconosciuto), in modo che attirasse il maggior numero possibile di lettori anche fra i non “accademici”, permettendone così una maggior divulgazione. Le fonti sono comunque citate tutte nella bibliografia, mi pare che basti.
Un altro importante rilievo ha riguardato il titolo del libro. Per qualcuno, è proprio esso che ci ricorda come, in fondo, la banda si consideri automaticamente inferiore all’orchestra: se la banda desidera diventare “l’orchestra del nuovo millennio”, significa che l’essere “banda” non le basta, o non è altrettanto importante. Secondo questa teoria, i direttori non dovrebbero essere “specializzati”, ma dirigere a rotazione orchestre, bande, cori, in modo che nessuno di essi sia meno considerato o considerabile.
La verità è che i due (tre?) mondi sono ancora tanto distanti, e che se possiamo immaginare un futuro in cui non lo siano più, questo è solo un sogno: anche negli U.S.A., che sono almeno 30 anni avanti a noi, la distanza continua ad esistere, non c’è permeabilità e i direttori di banda (bravi, anzi alcuni bravissimi) continuano a dirigere solo le tante ed eccellenti bande, mentre i direttori d’orchestra (alcuni molto meno bravi dei primi) continuano a dirigere le orchestre ignorando (salvo rarissimi casi “una tantum”) le orchestre di fiati.
La banda: orchestra del nuovo millennio vuole puramente e semplicemente dire che auspico un tempo in cui i compositori preferiranno scrivere per banda anziché per orchestra sinfonica. Che poi questo si possa ridurre a meri giochi semantici sui termini usati mi pare abbastanza superfluo: l’importante, a mio modo di vedere, è che i compositori non specializzati per banda prendano coscienza di questo organico che, inutile negarlo, è diverso, e viva la diversità!

 

* * *

 

La banda: orchestra del nuovo millennio è senza dubbio una delle più importanti pubblicazioni sul mondo bandistico del XXI secolo. Rivela una prospettiva unica sullo sviluppo dell’orchestra di fiati come serio strumento artistico, in un processo evolutivo che comprende almeno cinque secoli.

Eugene Migliaro Corporon

 

La banda: orchestra del nuovo millennio è una risorsa indispensabile per chiunque sia interessato all’evoluzione dell’orchestra di fiati come vitale medium artistico nel XX secolo, e al suo potenziale artistico nell’avanzare dello stesso.

         Frank L. Battisti

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Recensioni

Suonare News, ottobre 2016

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