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i libri
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La Biblioteca delle voci
Interviste a 25 poeti italiani
a cura di Gabriela Fantato
e Luigi Cannillo
Interviste a:
Antonella Anedda,
Franco Buffoni,
Giuseppe Conte,
Maurizio Cucchi,
Luciano Erba,
Milo De Angelis,
Umberto Fiori,
Jolanda Insana, Franco
Loi,
Valerio Magrelli,
Giancarlo Majorino,
Roberto Mussapi,
Giampiero Neri,
Guido Oldani, Elio
Pagliarani,
Elio Pecora, Giancarlo
Pontiggia,
Fabio Pusterla, Maria
Pia Quintavalla,
Giovanni Raboni,
Tiziano Rossi,
Giovanna Sicari, Maria
Luisa Spaziani,
Patrizia Valduga,
Cesare Viviani

ISBN 88-7536-088-X
2006
pp. 232
cm 17x24
€ 19,00
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Gli
autori
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Gli autori
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Luigi Cannillo
è nato a Milano (1950), dove vive.
Insegna lingua e letteratura tedesca nella Scuola Media Superiore ed
è autore di testi scolastici.
Ha
pubblicato le raccolte di poesia
Transistor (TS,
1986); Volo simulato
(Campanotto, 1993);
Sesto senso (Campanotto,
1999);
Cielo Privato (Joker,
2005) e la plaquette
Cieli di
Roma (LietoColle,
2006). Suoi testi sono pubblicati su numerose riviste, fra cui
“Millepiani”, “Manocomete”,
“Il segnale”, “La Mosca di
Milano”, “Il Monte Analogo”. È
presente in antologie e raccolte di saggi, tra le quali
Poesia degli anni ’90
e Appunti critici,
curate da
Giorgio
Linguaglossa (Ed. Scettro del Re, 2000 e 2002) e
Sotto la Superficie - letture di poeti italiani
contemporanei
(Bocca Ed., 2004). Ha collaborato all’Annuario
di Poesia (Crocetti,
2000). Cura dal 1989 la Rassegna di scrittura giovanile
“Marina Incerti”.
Gabriela Fantato
(Milano 1960). Suoi testi
compaiono su molte riviste, antologie e siti letterari.
Ha
pubblicato le raccolte poetiche Fugando(Book
editore, 1996); Enigma (DIALOGOlibri,
2000); Moltitudine (Marcos
y Marcos, 2001); Northern Geography,
testo bilingue, con traduzione inglese di E. Di Pasquale (2002);
Il tempo dovuto,
1996-2005 (editoria&spettacolo,
2005); Forse una geometria
(Fiori di Torchio, 2005)
e saggi critici su riviste e sull’Annuario
di Poesia 2000
e 2002 (Crocetti). Dirige la rivista “La Mosca di
Milano”. Ha curato l’antologia di saggi
Sotto la superficie -
letture di poeti italiani contemporanei
(Bocca Ed., 2004). In
vari teatri sono stati rappresentati i suoi testi in versi:
Messer Lievesogno e la
Porta Chiusa (Milano,
1997); La bella Melusina
(Roma, 1998);
Salomè
Saltatrix (Monza,
1999); Enigma (Milano,
2000); Ghost cafè (Bergamo, 2000).
Annalisa Manstretta, collaboratrice alla
realizzazione di questa raccolta di interviste, è stata
redattrice della rivista “La Mosca di Milano”. Ha
pubblicato la plaquette Viaggi (LietoColle,
Faloppio, 2000), con immagini di W. Xerra e la raccolta La
dolce manodopera (Moretti & Vitali, Milano, 2006),
parzialmente anticipata in Poesia contemporanea. Ottavo
quaderno italiano, a cura di F. Buffoni (Marcos y Marcos,
Milano, 2004). È stata tra i sette vincitori del Premio
Montale Europa 2004 per la sezione inediti.
Alle interviste hanno collaborato
anche Silvio Aman e
Roberto Taioli.
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I
testi
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A COLLOQUIO
CON I POETI
Chi sono i poeti, oggi? Che rapporto hanno con il mondo e con la
parola? E quali i maestri che hanno contribuito alla loro formazione?
Che cosa mantiene viva la poesia nello sviluppo di una
società globale e tecnologica, nell’intrecciarsi
di linguaggi, di nuovi mezzi di comunicazione e forme artistiche? Ci
è sembrato essenziale dare voce ai poeti stessi. E li
abbiamo intervistati.
La scelta dei venticinque poeti che presentiamo ci pare ampiamente
significativa del panorama diversificato della poesia italiana nelle
sue punte di maggiore esperienza e rappresentatività.
Attraverso le testimonianze degli intervistati si avvicendano ambienti,
tendenze e ricerche letterarie degli ultimi decenni. Non abbiamo tenuto
conto di alcuna rigida suddivisione di tipo generazionale,
né di linee di poetica, in quanto consideriamo queste
distinzioni – appropriate in una ricostruzione
storico-critica – di fatto superate dallo svolgersi della
poesia dell’ultima parte del Novecento e ancor più
dal percorso dei singoli autori.
Con le nostre interviste abbiamo voluto soprattutto restituire il tono
e l’atmosfera di questi decenni, proprio attraverso la voce e
la parola dei diversi poeti qui proposti, dando valore sia alla
specificità espressiva e alla ricerca individuale di ogni
autore, sia all’intreccio di percorsi e suggestioni tra il
lavoro del singolo autore e quello di altri, contemporanei o del
passato. Il lettore potrà osservare infatti che esistono
prossimità e persino affinità tra un poeta e
l’altro, tra le diverse generazioni di poeti, ma anche
notevoli differenze.
Abbiamo voluto trascrivere le interviste lasciandole il più
possibile con le loro caratteristiche di oralità spontanea
per restituire al lettore anche materialmente la voce
dell’autore. Più che di interviste in senso
stretto si è trattato di colloqui: dialoghi estesi, anche
più ampi di quanto testimoniato ora nella trascrizione. Con
alcuni dei poeti la conoscenza dura da molti anni, altre interviste
invece sono nate in seguito a significative occasioni di incontro o di
lettura.
Tutti i colloqui con i poeti, alcuni dei quali realizzati con la
collaborazione di Annalisa Manstretta e il contributo di Silvio Aman e
Roberto Taioli, sono avvenuti nel corso del quinquennio 2000-2005. In
alcuni casi una parte dell’intervista è
già stata pubblicata sulla rivista di poesia, arte e
filosofia “La Mosca di Milano”, e proprio
l’interesse di pubblico e i giudizi positivi ottenuti ci
hanno incoraggiato a continuare il lavoro iniziato, approfondendo le
interviste già pubblicate e ampliando in modo consistente il
numero e la varietà delle voci coinvolte. Le interviste
talvolta sono state fatte anche a più riprese, nel caso in
cui si sia preferito arricchire o aggiornare le domande del primo
incontro per offrire al lettore un quadro più completo.
Siamo risaliti alle origini del lavoro degli autori, partendo dai testi
cronologicamente più lontani, e, anche consultando
contributi antologici e testi critici sia storici che più
recenti, abbiamo interrogato il costituirsi dell’esperienza
poetica, sia nel mantenersi di alcuni temi e stili espressivi, sia nel
loro mutamento.
Ci siamo soffermati soprattutto sulla lettura dei testi per cogliere
clima e il contesto nel quale sono nati, ma anche per afferrarne il
senso profondo e l’eco che emanano. Un ruolo fondamentale ha
rivestito il fatto di essere noi stessi poeti, spinti
dall’interesse e dall’ammirazione verso questi
autori. La nostra è stata quindi una lettura appassionata,
tesa a cogliere la visione del mondo che si offre, talvolta in
precipitazione imprevista dentro la lingua, talvolta in sedimentazione
e stratificazione, dando vita comunque nel testo poetico a un ordine
necessario e accelerato capace di agire sui meccanismi abituali della
lingua, scuotendoli e slogandoli, quello che René Char
definisce «ordine insorto».
Sarà possibile per il lettore distinguere diverse concezioni
di poesia che oggi segnano il panorama italiano. Alcuni degli autori,
proprio grazie alla potenza della parola poetica, si spingono a
cogliere l’intreccio tra l’esperienza singola e
singolare della vita vissuta – il « tempo
cronologico» che segna i nostri giorni – e il
«tempo esemplare» in cui si integra e supera la
vicenda personale limitata, come afferma Milo De Angelis, cogliendo e
vivendo la tensione tragica che segna la vita. Avver-tire il pulsare
del destino dentro ogni evento e restituire in parola, suono, ritmo e
senso la legge interna al reale stesso è ciò che
si coglie anche nei versi di Antonella Anedda, così come
nella tensione «esclamativa» della poesia di
Giovanna Sicari, segnata anche da una grande pietas
per i sofferenti e i dimenticati dalla storia.
Per altri intervistati invece la poesia scaturisce da
un’adesione al dato reale, fisico e concreto, che
è esperienza del mondo, da rendere in parole scevre di
sentimentalismi e connotate da disincanto e ironia come nella
«visione dubitativa» di Luciano Erba, autore di
riferimento per un’intera generazione di poeti. Nelle
raccolte di Maurizio Cucchi le parole si fanno sempre più
scabre, prive di armi retoriche, e quindi
«disarmate», ma capaci di svelare la comune radice
materiale e materica di ogni vivente. Con Tiziano Rossi la poesia
diviene voce del minimo dettaglio della realtà quotidiana e
del legame tra le generazioni, mentre Valerio Magrelli, con uno sguardo
tra estatico ed epistemologico, ci restituisce in versi essenziali la
dimensione concreta e corporea anche nei suoi lati meno visibili.
I luoghi dell’esperienza e della formazione diventano
fondamentali in Franco Buffoni, che tende a disegnare una sorta di
«mitologia privata», in cui si intrecciano
rammemorazione, autocoscienza e spirito critico. Il paesaggio urbano,
immerso nel silenzio e nella solitudine, arriva ad assumere una valenza
quasi salvifica nei versi di Umberto Fiori, che dà voce a un
«soggetto impersonale» in immagini cariche di
inquietudini e tensioni. Nei testi di Fabio Pusterla insieme alla parte
terrestre e quotidiana del reale, si mostra quella
«luminosa», in tracce, segni e memorie colti nel
paesaggio e negli elementi naturali. Anche
l’allusività sapienziale dell’opera di
Giampiero Neri si rivolge alla natura, suggerendone però le
valenze enigmatiche, tanto da renderla scenario per una
rappresentazione allegorica del vivente.
Ascolto, adesione alla forze arcaiche che animano la natura
è la direzione verso cui procedono alcuni poeti,
interrogando il mito a partire dalle forme più arcaiche. Per
questi autori, tra i quali abbiamo intervistato Giuseppe Conte, la
poesia riprende il valore di narrazione ancestrale, tesa a cogliere una
dimensione originaria e atemporale in cui è inscritta la
vicenda individuale. L’avventura e il viaggio sono al centro
dell’esperienza poetica di Roberto Mussapi, tesa alla ricerca
di una parola emblematica, capace di farsi sacra e rituale, mantenendo
viva nel presente la memoria del passato. I versi di Giancarlo
Pontiggia nascono dall’ascolto del tempo e si protendono
verso la custodia di ciò che è remoto e
originario.
Per alcuni dei poeti intervistati la poesia sfida la natura stessa
della lingua, fino a renderla capace di restituire la
magmaticità del reale, in una parola pluridimensionale,
stratificata e molteplice, come in Giancarlo Majorino, per il quale la
poesia si fa anche testimonianza del nostro «essere
somiglianti». Il corpo a corpo con la parola diviene lingua
nuova nella poesia di Jolanda Insana, nella quale sguardo tragico e
intonazione etica si intrecciano svelando la deprivazione e il
«disamore» in cui viviamo. Una particolare
tensione, epica ed etica, percorre il racconto in versi di Elio
Pagliarani e attraversa tutta la sua opera fino ai recenti epigrammi.
Nel corso degli anni la poesia di Guido Oldani si è rivolta
sempre più agli aspetti «contusivi» e
contraddittori della realtà recuperando il ritmo e la
scansione dell’endecasillabo. In Patrizia Valduga
l’aver riproposto in modo assolutamente personale le forme
chiuse della poesia è piuttosto elemento inseparabile
dall’attraversamento dell’Eros, del dolore e della
morte in versi di lucida passione. Nell’articolata ricerca
linguistica di Cesare Viviani la poesia esce dall’illusione
della propria pienezza e accetta il vuoto, dando voce a una sorta di
eroismo tutto umano nell’affrontare la vita.
Altre testimonianze, tra cui quelle di Maria Luisa Spaziani, Franco
Loi, Elio Pecora e Maria Pia Quintavalla, oltre che
all’interno del loro percorso poetico ci hanno guidato alla
comprensione della società culturale italiana a partire
dagli anni Sessanta e Settanta, raccontandoci una vivacità
intellettuale fatta di dialoghi e luoghi d’incontro, che oggi
sembra essere venuta meno. Così come l’intervista
a Giovanni Raboni ha evidenziato in modo particolare il suo ruolo di
maestro e intellettuale di assoluta rilevanza in tutta la seconda
metà del Novecento.
Siamo grati a tutti i poeti che hanno collaborato con noi, spesso anche
nella fase della messa a punto conclusiva del testo delle interviste.
Siamo invece dispiaciuti per quegli incontri che, non per nostra
volontà, ma per difficoltà di contatto o
logistiche, talvolta per mancata disponibilità di singoli
autori, non hanno potuto per ora realizzarsi. Tra tutti i colloqui
ricordiamo però con emozione particolare quelli con chi ci
ha lasciato, Giovanni Raboni e Giovanna Sicari, la cui testimonianza
è ancora più significativa. Le loro parole
infatti ci chiedono ascolto e ci convocano ad un colloquio necessario e
fondamentale, proprio in quanto immodificabile, fermato nel tempo con i
suoi slanci e i suoi enigmi.
Il nostro riferirci a testi e a raccolte precise intende ricollocare
l’Opera, in quanto unità compositiva spesso non
ripubblicata e introvabile, o a volte smembrata in successive
antologizzazioni, al centro della lettura e dello studio di chi ama la
poesia. Abbiamo voluto dare infatti un particolare risalto alle poesie,
in apertura e nel corpo stesso delle interviste, per andare a formare,
insieme alla successione dei colloqui, una sorta di antologia dei
testi. Attraverso questo viaggio testuale è stato possibile
intuire e scoprire anche una dimensione più personale degli
autori: svelare reticenze e silenzi, cogliere ossessioni dentro le
immagini ricorrenti; così come nei rituali di scrittura si
sono mostrate modalità del loro lavoro quotidiano sui testi.
Si è via via costituita una Biblioteca da cui emergono
ritratti a volte sorprendenti, per noi ancora emozionanti nel ricordo
dei luoghi e dell’atmosfera delle diverse conversazioni. Ai
lettori si presenta così un panorama vasto e diversificato
di esperienze poetiche, che si offre alla lettura sia linearmente, un
poeta dopo l’altro che in modo trasversale, consentendo a
ciascuno di seguire le proprie curiosità o preferenze per
singoli autori.
Avvicinarsi ai testi, al contesto e al vissuto che li ha originati
è stato anche come aprire un varco da cui intuire o
intravedere la particolare prospettiva di sguardo e di ricerca dei
diversi autori. Il poeta vive nel suo tempo, lo sperimenta su di
sé, pur restando anche inattuale, quasi in esilio rispetto
alla contemporaneità. Ma, proprio da questa posizione, ogni
poeta autentico agisce un doppio sguardo sul mondo, come certi
personaggi di Modigliani, ritratti con un occhio aperto e
l’altro chiuso, opaco o cucito. Uno sguardo
bidirezionale, attento al reale e vigile, ma insieme rivolto
a interrogare il buio dell’interiorità e della
memoria.
La Biblioteca delle voci lascia
così affiorare e consente di ascoltare
l’esperienza dei poeti che continuano a interrogare e
reinventare la lingua e il mondo.
Luigi
Cannillo e Gabriela Fantato
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