i libri

Sandro Montalto

Compendio di eresia

 

 

ISBN 88-7536-006-5

2004

pp. 288

cm 17x24

€ 20,00

 

L'autore

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L'autore

Sandro Montalto č direttore editoriale delle Edizioni Joker, e dirige le riviste «La clessidra» e «Cortocircuito». Č redattore e consulente di molte riviste letterarie nazionali e internazionali e scrive su alcuni giornali. Č fondatore e giurato di alcuni premi letterari.
In volume ha pubblicato le raccolte poetiche Scribacchino (Joker, Novi Ligure 2000), Pause nel silenzio (Signum, Bollate 2006) e Esequie del tempo (Manni, Lecce 2006); la raccolta di aforismi L’eclissi della chimera (Joker, Novi Ligure 2005); il volume di prose Crolli emotivi (Lietocolle, Faloppio 2006; nuova edizione Cento Autori, Napoli 2010); i saggi Compendio di eresia (Joker, Novi Ligure 2004), Beckett e Keaton: il comico e l’angoscia di esistere (Edizioni dell’Orso, Alessandria 2006), Forme concrete della poesia contemporanea e Tradizione e ricerca nella poesia contemporanea (Joker, Novi Ligure 2008).
Ha curato molti volumi, tra i quali Umberto Eco: l’uomo che sapeva troppo (ETS, Pisa 2009) e Fallire ancora, fallire meglio. Percorsi nell’opera di Samuel Beckett (Joker, Novi Ligure 2009).
Svolge la professione di bibliotecario e scrive anche di musica, cinema ed enigmistica su riviste specializzate, oltre a dedicarsi all’attivitą di compositore.

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I testi

Raccolgo in questo volume solo la parte della mia produzione critica più slegata da impegni precisi e quindi più meditata: si tratta di scritti certo legati alla pressante eppur affa-scinante rapidità richiesta dalla militanza (i libri muoiono editorialmente, nella contem-poraneità, con velocità allarmante) ma di fronte ai quali sono riuscito a conquistare un’oasi di riflessione. Pescando da questa porzione del mio lavoro ho selezionato alcuni saggi su volumi di prosa e di poesia di un unico autore, delegando ad un secondo volume di prossima uscita una scelta di più brevi recensioni nonché prefazioni ed alcuni articoli coinvolgenti opere di più autori; e non si tratterà di un’appendice al presente volume o di un volume di serie B, bensì solo di un secondo tempo, siccome non credo che la recensione abbia meno importanza del saggio, ossia non credo che in essa ci si possa permettere minore profondità di lettura: in essa è solamente consentita se non richiesta una minore vastità dell’ottica, una minore estensione del discorso (il che già non è poco, se lo spazio muta l’assetto del testo).
Ho escluso anche, rimandandoli a momenti più propizi, i miei saggi su autori ormai “consacrati” del passato più o meno prossimo, preferendo in questo caso evidenziare alcuni autori particolarmente rappresentativi inscrivibili in alcune delle tendenze più interessanti fra quelle in atto, spesso poco noti e scarsamente e superficialmente indagati dalla critica.
L’ultima precisazione è che la generale assenza in questo libro di autori cosiddetti “importanti” e “noti” non è dovuta necessariamente ad un mio giudizio negativo nei loro confronti. Certo ciò che ci viene passato come l’attuale canone della poesia italiana tardonovecentesca è in gran parte insoddisfacente, banale o tracopiato, ma l’assenza di un autore non significa necessariamente un mio giudizio negativo nei suoi confronti. Come detto al momento è parso molto più urgente accendere il riflettore su autori meno noti, testimoni di alcune tendenze a mio parere particolarmente interessanti: la contaminazione (linguistica o concettuale) fra scienza e letteratura, il rapporto diretto con la lezione del passato, l’uso della forma chiusa, il testo satirico, l’attenzione all’interlocutore nelle sue sfaccettate accezioni, l’idea magmatica di letteratura, l’ironia, il rapporto con il religioso e con il corpo, nonché l’idea mobilissima di “genere”, la comparazione fra discipline apparentemente eterogenee, la necessità di non cassare a priori la poesia naturalistica, dialettale, intimista o altro valutando ogni volta i casi di reale evoluzione ed ibridazione. Interessi, come si vede, che possono sembrare contrastanti, ma è tale l’ignoranza (e il silenzio coatto) circa questi aspetti ed alcuni autori che il critico deve al momento indagare le molte mutazioni in atto e dare conto di esempi particolarmente significativi senza lasciarsi irretire da preconcetti o fragili schematismi. È però palese che se da una parte appare impossibile identificare una linea egemone nella poesia italiana di questi anni, dall’altra occorre che la critica smascheri una volta per tutte l’inessenzialità di poetiche quali il minimalismo, lo sperimentalismo senza sperimentazione, il tecnicismo metrico e retorico fine a se stesso, il recupero esclusivamente nostalgico del dialetto e via dicendo (tendenze non a caso strettamente collegate ai campi da me presi in analisi nel presente volume). Come scrive Galaverni «è probabile […] che la stessa tradizione italiana possieda più di altre, forse addirittura come proprio tratto più specifico, un carattere di molteplicità che non tollera alcun tipo di semplificazione e tanto meno di reductio ad unum; una varietà che nei casi migliori ha significato di per se stessa ricchezza e pluralismo, ma che tante volte si è rovesciata nella frammentazione, nel groviglio e nel vizio di una reciproca negazione delle parti, o delle voci» (Dopo la poesia).
I canoni sono dei giochi, lo sanno perfino coloro i quali ne hanno teorizzati di enormi (Harold Bloom in testa), e comunque si formano a prescindere dall’attività dei critici. Tutto sta a non curarsene, anche perché i canoni in lotta fra loro non vanno a vantaggio delle opere ma a lustro dei critici. Quello che io propongo non è né un canone né un contro-canone ma una ricognizione il più possibile smaliziata.
Generalmente gli scritti hanno subìto una leggera revisione formale rispetto all’eventuale precedente pubblicazione in rivista: sono state eliminate alcune ovvietà, qualche aspetto è stato precisato meglio, la forma è stata rivisitata e sono stati corretti i refusi, tutte modifiche che naturalmente non sono evidenziate; sono invece segnalate modifiche sostanziali al testo avvenute per la comparsa in rivista o in occasione di questa pubblicazione: reintegri o cancellazioni sostanziali di parti dello scritto, fusioni fra più scritti. Per ogni brano è indicata la sede di precedente pubblicazione, e colgo l’occasione per ringraziare i direttori e gli editori delle riviste che hanno permesso questa operazione.
Non sempre la scelta ha riguardato le mie pagine critiche più “belle” o più originali: talvolta sono stati raccolti scritti non certo entusiasmanti perché si occupavano di libri a mio avviso interessanti, e ritengo che questo sia un modo importante di far parlare le pagine dei poeti prima della vanità dei critici, regola di ordine di entrata e gerarchia di volume sonoro la cui importanza ben pochi operatori letterari sembrano aver compreso.

 

                                                                                                                   S.M.

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Recensioni

a. XXXIII, fasc. I, n. 126/2005 [Stefania Della Badia]  leggi

  giugno 2005 [Gianluca Bocchinfuso]  leggi

   [Matteo Fantuzzi]  leggi

   [Raffaele Piazza]  leggi

Riconoscimenti
Dello stesso autore  

Sandro Montalto, Scribacchino

Sandro Montalto, L'eclissi della chimera

Sandro Montalto, Forme concrete della poesia contemporanea

Sandro Montalto, Tradizione e ricerca nella poesia contemporanea

Sandro Montalto, (a cura di) Fallire ancora, fallire meglio

Sandro Montalto, Monologhi di coppia

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