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Virginia Boldrini è nata a Mirandola nel
1951, vive a Udine. Coltiva numerosi interessi fra cui, da alcuni anni,
la scrittura breve e i giochi di e con le parole. Per
l’editore Campanotto ha curato il libro Un’idea
tira l’altra. Esercizi di scrittura ri-creativa
(2004) e pubblicato il libro Viaggio a Limerick e dintorni (2006).
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È il 1972 quando un giro di amici di
Umberto Eco, Sergio Morando e Paolo De Benedetti, propongono la forma
del limerick ai lettori di Wutki, la rubrica di
giochi e di posta del mensile Linus. I lettori
risposero subito, con caterve di limerick che finirono per comporre un
«Giro d’Italia dei limerick» che ancora
oggi viene citato come leggendario dalle persone più
insospettabili. Normalmente non si ha idea di quante cose dei giornali
di oggi provengano dal vecchio Linus, e basti dire
che comprare Linus era l’unico modo
allora per leggere le vignette del già grandissimo e
già geniale Altan. I direttori dei giornali di oggi erano
lettori del Linus di allora, e da Giovanni Gandini
e Oreste del Buono hanno imparato tanto. Il Giro d’Italia dei
limerick, come la rubrica di posta di OdB, penso che abbiano predicato
– a chi aveva orecchie per ascoltare –
un’attenzione, una considerazione non di maniera nei riguardi
di chi leggeva le pagine del giornale. Oggi la chiamiamo, stancamente,
«interattività»: allora era
un’idea viva e vivace di giornalismo. Il gioco attraeva
perché quella del gioco è innanzitutto una
pragmatica: un modo per pensare e impostare le relazioni fra le
persone. I giornali già avevano provato a informare,
formare, indottrinare, spiegare, indurre, plasmare le coscienze: far
giocare le persone, invece, era un programma quasi inedito e di grande
intelligenza. Lo dimostra il fatto che siamo ancora qui a parlarne,
ammesso che io non ne stia parlando da solo, come un anziano
mentalmente instabile che bofonchia cose che non stanno interessando
più a nessuno.
(dalla Prefazione di Stefano Bartezzaghi)
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