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i libri
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Luigi Sasso
Tutti i nomi
del mondo
Disegni Marco Locci

ISBN-13 978-88-7536-229-4
2009
pp. 54
cm 12x19
€ 8,00
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L'autore |
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Luigi
Sasso (1954) vive a Genova. Si è occupato di alcuni degli
autori più innovativi della letteratura degli ultimi secoli,
da Vittorio Imbriani a Carlo Dossi, da Giorgio Manganelli a Vladimir
Nabokov, da Max Frisch a Samuel Beckett. Ha scritto anche
sull’opera di alcuni importanti artisti, come Kandinskij,
Dubuffet, Bacon, Masson e Chagall.
Tra le sue opere una monografia su Antonio Porta (Firenze, La Nuova
Italia, 1980), Il nome nella letteratura (Genova,
Marietti, 1990), Il sogno del pavone (Pavia, Liber,
1994), Nomi di cenere (Pisa, ETS, 2003) e Fuori
dal paradiso (Novi Ligure, Joker, 2005).
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I testi |
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Sopravvivere
a una catastrofe insinua un germe, una malattia che finisce per
minacciare l’esistenza del soggetto, devastare i tessuti
connettivi che fanno parte del corpo dell’individuo. I nomi
sono i primi a subirne le conseguenze. Scompaiono, si cancellano,
vengono dimenticati. Il rischio è che in questo modo
intacchino la stabilità dell’individuo che
dovrebbe ricordarli, a cui essi hanno affidato la
possibilità di sottrarsi al nulla. Perché non
è soltanto nel nostro nome che si raggruma e si rafforza la
nostra identità, ma anche, forse soprattutto, in quello
degli altri.
Michihiko Hachiya annotò in un diario, tra il 6 agosto e il
30 settembre 1945, gli eventi di cui fu vittima e insieme testimone a
Hiroshima. Si tratta, come è facile immaginare, degli
spaventosi effetti dell’esplosione nucleare, del lampo,
chiamato in giapponese la pika: la distruzione di
interi quartieri, lo strazio dei morti e dei feriti, il manifestarsi di
sintomi spesso letali a distanza di giorni dall’esplosione,
il tentativo disperato di prestare soccorso – chi tiene il
diario, pubblicato nel 1955, è un medico –
nell’assoluta carenza di mezzi, di medicinali, di viveri,
nell’ignoranza della vera natura dell’esplosione e
degli effetti delle radiazioni, in quanto l’arma atomica era
a tutti sconosciuta.
Il 24 agosto, dopo essere almeno in parte guarito dalle proprie ferite
e aver iniziato quindi a prestare soccorso ai numerosi pazienti che di
giorno in giorno affluiscono al suo ospedale, Hachiya fa un sogno. Gli
sembra di essere a Tokyo, dopo il terremoto, circondato da cadaveri,
tutti con gli occhi fissi verso di lui. Sul palmo della mano una
ragazza regge un occhio, e l’occhio all’improvviso
schizza verso l’alto. Hachiya vede l’occhio
scendere verso di lui, «un enorme globo oculare nudo che
puntava dritto sulla mia testa», dice, e resta immobile,
mentre l’occhio, in alto, continua a fissarlo. Si sveglia col
fiato mozzo, e comprende la ragione di quel sogno. Qualcuno, giorni
prima, gli aveva raccontato di un individuo, a Hijiyama, che reggeva
uno dei suoi occhi sul palmo della mano, e quel racconto lo aveva
profondamente impressionato. Cerca di ricordare il nome di quel
narratore, ma non vi riesce. Il commento di Hachiya è
significativo, perché mostra come alcuni degli effetti del
trauma dopo l’esplosione siano la perdita di memoria, o
perlomeno il suo funzionamento discontinuo e frammentario, il
dissolversi delle identità, anche quelle più care
e conosciute, la dissociazione tra nome e volto, la minaccia, reale
come le altre conseguenze dell’esplosione, della follia:
«Quest’amnesia per i nomi mi preoccupava: dopo la pika,
non riuscivo a ricordare come si chiamassero molti dei miei amici.
Talvolta, i nomi mi tornavano alla mente, ma subito li dimenticavo.
Talaltra, invece, ricordavo i nomi ma non i volti. Temevo che, se
quell’insopportabile turbamento psichico fosse continuato,
avrei finito con l’impazzire».
È importante notare come Hachiya ribadisca il nesso molto
stretto tra i nomi e i volti. Dalle sue parole comprendiamo ancora una
volta, ma questa volta sullo sfondo tragico di un mondo ridotto in
macerie, che il nome ci identifica come se fosse ormai parte del nostro
corpo, al pari di un profilo, o di uno sguardo.
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Luigi Sasso,
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