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i libri
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Alain Borne
Poeta
al suo tavolo
Traduzione e
cura
di Lucetta
Frisa
Postfazione di Philippe Biget

ISBN-13 978-88-7536-291-1
2011
pp. 124
cm 12x22,5
€ 12,00
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Alain Borne nasce a
Saint-Pont, nell’Allier, il 12 gennaio 1915. Trascorre la
giovinezza e la maggior parte della sua vita nella cittadina
di Montélimar. Si interessa fin da giovanissimo alla poesia.
Subisce l’influenza di Jammes, Claudel, Mallarmé. Scopre i
poeti surrealisti, tra cui Breton, Aragon e Eluard. Legge
Milosz, Rilke, Michaux. I suoi primi versi appaiono nel 1935
nell’antologia Les jeunes poètes de France e su
diverse riviste tra cui La Proue, Corquibe,
Toutes aures, Pyrénées. Tra il 1934 e il 1938
studia diritto.
Nel 1938 fa il servizio militare. Viene riformato
nell’ottobre del 1939 e nell’aprile del 1940 è trasferito in
Dordogna. Studia diritto a Grenoble e si iscrive come
avvocato all’Ordine degli avvocati di Montélimar.
Nel 1942 a Lione crea la rivista Confluences, che
diventerà anche casa editrice. Nel 1946 fonda con Pierre
Seghers Poésie 40. Nello stesso anno partecipa al
Comitato Nazionale degli scrittori, insieme ad Aragon e
Eluard. Si rifiuta di vivere a Parigi e continua ad abitare
a Montélimar, dove esercita la professione di avvocato.
Perde il padre nel 1951. Nel 1954 riceve il Premio Artaud
per il libro En une seule injure. Tra il 1939 e il
1960 è autore di una ventina di raccolte poetiche tra cui
Cicatrices des songes, En une seule injure,
Terre de l’été, Poème à Liselei, L’eau fine
e Encres. Partecipa a diverse riviste con poesie e
testi teorici su Baudelaire, Rimbaud, Mallarmé.
Tra il 1955 e il 1957 compie un lungo viaggio a Roma e a
Napoli.
Nel 1958 la madre si ammala gravemente e viene ricoverata a
Lione e poi ancora a Montélimar. Borne non abita più
nell’appartamento dove viveva con lei, al numero 31 del
boulevard Aristide-Briand, ma è spesso ospite di amici e fa
abuso di alcol. La madre si spegnerà nel maggio del 1961.
Il 21 dicembre del 1962 Borne muore in un incidente d’auto a
La Palud (Vaucluse), lasciando un’ampia opera postuma, quasi
completamente inedita in Italia. Alcune poesie di Encres
sono apparse in traduzione italiana, a cura di Lucetta
Frisa, sulla rivista La mosca di Milano, 16 e nel
sito web http://rebstein.worldpress.com.
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I testi |
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I sentimenti
espressi da Borne (approcci diversi al sentimento amoroso e
all’erotismo, la ribellione alla condizione umana,
l’ossessione della morte e della finitezza, ecc) sono sempre
legati in modo intrinseco a un’arte di scrittura che si
rifiuta ostinatamente di rivelarci i suoi segreti. Si, sono
stato e sono ancora sedotto dal modo in cui il fondo e la
forma riescano a fondersi, al punto di poter parlare di
forma-senso come la definì Michel Decaudin nella rivista
SUD (56/57, 1985). Sedotto da questa insolita
combinazione di lirismo postromantico e di rivolta, di
tenerezza e di veemenza, di sete d’assoluto e di nichilismo.
Tutta questa complessità sarà adesso accessibile al lettore
italiano grazie alla presente selezione delle poesie e alla
qualità della loro traduzione.
In questo volume sono presenti tutti i maggiori titoli e si
potrà spaziare dall’ispirazione solare di Terre de l’été
alla ribellione esistenziale di Le plus doux poignard,
dall’onirismo dei Poèmes à Lislei alla crudezza
talvolta morbosa di Indociles, dal lirismo di
Treize, al candore incantato dell’infanzia di L’eau
fine. Stessa differenza per quanto concerne la prosodia:
versi brevi e nervosi in Terre de l’été, versi ampi e
fluidi in Poèmes à Lislei, raffinatezze di poema in
prosa come in Demain la nuit sera parfaite ecc.
Nell’insieme delle raccolte, si scoprono sapienti mescolanze
(più frequenti di quanto sembri) di espressioni quasi
prosaiche con audacie alla Rimbaud.
Al termine della sua prefazione, Lucetta Frisa apre una
prospettiva di riflessione che meriterebbe uno sviluppo più
amplificato: quello della lettura di Borne dal punto di
vista storico. Ricordiamo innanzitutto che Borne faceva
parte di quella generazione di poeti che iniziò a scivere
negli anni 30, avvertendo la necessità di decantare il
retaggio degli sconvolgimenti della rivoluzione surrealista
avvenuta nella decade precedente. Dopo, come molti altri
scrittori, espresse con forza e amarezza le disillusioni del
dopoguerra. Si pensa ovviamente ad Albert Camus, autore
emblematico di questo movimento e che Borne ammirava. Ma
altre somiglianze possono venire studiate. Penso, ad
esempio, all’ossessione della morte, così caratteristica in
Borne e che si ritrova presso il suo contemporaneo italiano
Dino Buzzati, in particolare in Il deserto dei tartari.
Ci sono altre convergenze come quello sguardo tenero e allo
stesso tempo funereo rivolto alla donna amata. Spero che i
lettori italiani mi perdoneranno, se definisco il celebre
verso di Cesare Pavese (Verrà la morte e avrà i tuoi
occhi) come tipicamente borniano. Esiste dunque un vasto
campo d’analisi sul disincanto di questa generazione che
accede alla maturità dopo il 1945 ma con questo si andrebbe
molto al di là delle intenzioni della mia modesta
postfazione.
Dalla Postfazione di Philippe Biget
*
* *
Poeta al suo tavolo
L’edera entra nella stanza senza amore
tavolo bianco, foglio bianco, anima bianca,
dal muro i morti lo guardano scrivere
anche l’edera sa che dovremo morire.
Il sangue scivola dal cuore alla mano.
Lui chiama la vita con parole ignote:
l’amore che descrive è forse per domani
giorno di sole dove tutto sarà nudo?
*
* *
Per avere toccato il tuo corpo
Per avere toccato il tuo corpo, la mia mano
saprà scrivere meglio.
Le stesse ore
suonano nella stessa aria
ed eccoci di nuovo divisi
da lei e da loro.
Ma il ricordo del tuo arrivo
è un nuovo inchiostro
a cui tornerò
per stendere davanti a me
un’altra luce e un’altra ombra.
E il desiderio di te
è nebulosa
dove già percepisco stelle nuove.
Ma la promessa del tuo corpo
mi trafigge prima di farmi fiorire
ed è col tuo lieve fantasma
di penna e pensiero
che qui mi addormento.
*
* *
Notte calma
Notte calma
sono di ruggine le serrature
e il sangue è più pesante,
quale odoroso rumore
esplode nella porta?
Sei un grande pittore notturno,
il vento entra nel quadro
d’un uomo in piedi sulla soglia
dal lungo viso rigato di luna.
Lontano vedo nel prato secco
la tua ombra illanguidire
e la siepe fitta di rosa canina
dove l’amore avrebbe tanto profumo.
E vedo il cielo nebbioso
perdersi nei tuoi capelli,
e Belzegeuse dal dolce nome
raddoppiare il tuo oro di una corona.
E questo vive più di un’immagine
ed anch’io entro nel gioco,
il tuo viso morde il mio viso,
le stelle mi bagnano il letto,
e sono l’acqua di questo nuoto
dove tu sfidi la forza dei gigli.
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