i libri

Ghérasim Luca

 

La Fine del mondo

(Poesie 1942-1991)

a cura di Alfredo Riponi

ISBN-13 978-88-7536-298-0

2012

pp. 146

cm 12x22,5

€ 13,00

 

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L'autore

Ghérasim Luca (1913 - 1994). Ghérasim Luca (Salman Locker) nasce a Bucarest nel 1913, da una famiglia ebrea askenazita. Entra presto in contatto con parecchie lingue, in particolare il francese, lingua della cultura letteraria, yiddish, rumeno e tedesco. Il suo interesse per il surrealismo risale alla fine degli anni trenta; entra in corrispondenza con André Breton. Nel breve periodo di libertà prima del comunismo Luca dà vita a un gruppo surrealista con alcuni amici. Dispone di una tipografia e di un luogo di esposizione, e adotta la lingua francese nel suo desiderio di rompere con la lingua materna. All’avvento del comunismo, nel 1947, cerca di lasciare la Romania con l’amico Dolfi Trost, ma è catturato alla frontiera. La sola possibilità di lasciare la Romania è un visto per Israele, lo ottiene solo cinque anni dopo. Resta in Israele solo pochi mesi, qui per sfuggire al servizio militare obbligatorio vivrà recluso in una grotta illuminata solo da uno specchio che riflette i raggi del sole. Raggiunge Parigi nel 1952, città che non lascerà più. Qui pubblicherà il suo primo grande libro, Héros-Limite, con la casa editrice Soleil Noir. In Francia vivrà sempre da apolide, e finirà per accettare di essere naturalizzato francese solo a seguito di una procedura di espulsione. Questa prova susciterà in lui la memoria delle vecchie vessazioni, legate a fascismo e comunismo. Il 9 febbraio 1994 a mezzanotte, dopo aver scritto il suo ultimo messaggio, dirà di voler lasciare «questo mondo dove non c’è più posto per i poeti» e si getterà nella Senna. Tra le sue opere: Le Vampire passif, Éditions de l’Oubli, Bucarest 1945; Héros-Limite, Le Soleil Noir, Paris 1953; La Fin du monde, Editions Petitthory, Paris 1969; Le Chant de la carpe, Le Soleil Noir, Paris 1973; Paralipomènes, Le Soleil Noir, Paris 1976.
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I testi

La poesia di Ghérasim Luca è un “ondeggiamento” del pensiero, che raccoglie l’eredità filosofica e letteraria della modernità e la sovverte. Quest’antologia offre, per la prima volta al lettore italiano, la possibilità di entrare nell’universo creativo di Ghérasim Luca (1913-1994) attraverso un percorso poetico di grande suggestione, che raccoglie i testi di più forte impatto emotivo (Il sogno in azione, Al limitare d’un bosco), senza tralasciare i classici dei suoi recitals (Quarto d’ora di cultura metafisica), le prime prose poetiche surrealiste (Un Lupo attraverso una lente) e quello che può essere considerato il suo manifesto poetico, inedito in volume (Il beccheggio della mia lingua). Il titolo scelto per l’antologia La Fine del mondo riprende quello del libro uscito nel 1969, dove si trovano testi che costituiscono, secondo le parole di Ghérasim Luca, «un’arte erotica» della poesia. Nel poema Il suo corpo leggero c’è un’unica domanda ripetuta da un capo all’altro del testo ̶ è la fine del mondo? ̶ che indica la fragilità dei rapporti tra l’uomo e quel che lo circonda.

* * *

Il beccheggio della mia lingua


Parole duttili
e fin dall’inizio celate:
la conca del silenzio sfiora quella delle scogliere...
perciò questo racconto

Catturato dal magnete del nonsenso
parlo pressappoco di questo
per dire precisamente quello

Io sono ahimè!
dunque mi si pensa

(Il cieco mira all’aquila
e tira su un sordo)

Così io vivo
ciò che vedo
e la mia voce si vota
all’io che s’estingue

Come il «duttile» nel dubbio
sono io il «suono» dei miei sogni?

All’ascolto di quest’orgia
di parole e di asceti
il mio Demone sonoro agisce
su un mondo che si nega
s’annega e s’annoda
in fondo alla mia gola

Stregone per onde ritmi
orde...

Per il rito della morte delle parole
scrivo le mie grida
le mie risa più che folli: false
e la mia etica fonetica
la getto come un sortilegio
sul linguaggio

Al di qua di questo
e al di là di quello
Fuori fuori di me

Perché essere altrove
strappa prima l’ora
poi il metro
la loro fine è qui
muro del suono
dove si fucila un eroe
infinito
la cui onda invisibile
getta un tessuto di parole
– un infimo drappo funebre –
sul nudo di una muta
sdraiato come un otto
nelle braccia dello zero..
 

* * *

 

Grida vane


Nessuno a cui poter dire
che non abbiamo niente da dire
e che il niente che ci diciamo
continuamente
ce lo diciamo
come se non ci dicessimo niente
come se nessuno ci dicesse
nemmeno noi stessi
che non abbiamo niente da dire
nessuno
a cui poterlo dire
nemmeno a noi stessi

Nessuno a cui poter dire
che non abbiamo niente da fare
e che non facciamo nient’altro
continuamente
che è un modo per dire
che non facciamo niente
un modo di non far niente
e di dire quel che facciamo

Nessuno a cui poter dire
che non facciamo niente
che non facciamo
che quel che diciamo
cioè niente.

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