i libri

Bernard Noël

L'ombra del doppio

ISBN-13 978-88-7536-124-7

2007

pp. 128

cm 12x22,5

€ 12,00

 

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L'autore

Romanziere, saggista, poeta, drammaturgo, Bernard Noël nasce il 19 novembre del 1930 a Sainte-Geneviève-sur-Argence. La sua ricerca poetica si muove nel segno di Artaud, Blanchot, Bataille, in un’incessante ricognizione del rapporto tra scrittura e corpo, tra eros e linguaggio. Noël non è solo poeta, ma anche saggista politico, con riflessioni sul «totalitarismo mentale» e sul «dispotismo della libertà», e filosofico (sue alcune osservazioni sull’enigma del nome nella Sindrome di Gramsci). Come romanziere ha scritto, negli anni ’60, Il castello di Cène, che fece scandalo per la violenza erotica, vista come violenza politica.
Ha scritto per e su diversi pittori, da Moreau a Géricault, da Masson a Magritte, da Giacometti a Matisse, e sono numerose le sue collaborazioni (plaquettes e libri d’arte) con pittori contemporanei.
La sua opera spazia dal 1958 al 2006. Per le edizioni Lignes & Manifestes pubblica: Artaud et Paule, L’Enfer dît-on, Le Retour de Sade, Le lieu des signes. Per le edizioni P.O.L.: Journal du regard, Onze romans d’oeil, Treize cases de je, Le 19 octobre 1977, La Reconstitution, Portrait du Monde, L’Ombre du double, Le Syndrome de Gramsci, La Castration mentale, Le Reste du voyage, La Langue d’Anna, L’Espace du poème, Magritte, La Face de silence, La Peau et les Mots, La Maladie du sens, Romans d’un regard, Un Trayet en hiver, Les Yeux dans la couleur. Per le edizioni Fata Morgana: Une messe blanche, Souvenirs du pâle, Le double Jeu du tu (con Jean Frémon), D’une main obscure, Le Château de Hors, Le Tu et le Silence, Roman de postures. Per le edizioni Flammarion-Léo Scheer: Les Premiers mots. Per le edizioni Gallimard: Le Château de Cène, André Masson, La chute des temps, Extraits du corps. Per le edizioni Talus d’Approche: Le Sens la sensure, Le rencontre avec Tatarka, Quelques guerres. Per le edizioni Unes: Fables pour ne pas, Extraits du corps, Vers Michaux, Correspondance (con Georges Perros), Lettres verticales. Per L’Atelier des Brisants: Vieira da Silva, Onze voies de fait, Le Roman d’Adam et Eve. Per le edizioni Ombres: La Maladie de la chair. Per le edizioni Scorff: Site transitoire. Per le edizioni Memoire du livre: Dictionnaire de la Commune.
I libri in traduzione italiana sono: Il castello di Cène (Milano, ES, 1991); Diario dello sguardo (Milano, Guerini e Associati, 1992); Il rumore dell’aria (Venezia, Edizioni del Leone, 1996); La caduta dei tempi (Milano, Guanda, 1997); Notti al castello (Roma, L’Airone, 1998); Simbad il marinaio (Roma, Motta junior, 1999); Paroles. Specchi e versi dell’erotismo con Pey Serge (Roma, Avagliano, 1999); Distanze. Tre monologhi, con Peter Porter ed Edoardo Sanguineti, (ivi, 2000); Estratti del corpo (Milano, Mondadori, 2001); La sindrome di Gramsci (Lecce, Manni, 2001); La malattia della carne (Catanzaro, Abramo, 2003); Artaud e Paule (Novi Ligure, Joker, 2005). Tra i suoi principali traduttori: Donatella Bisutti, Fabio Scotto, Antonio Prete, Lucetta Frisa.
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I testi

Ogni cosa mentale ha il suo retroterra che si perde nelle tenebre. La scrittura cerca di dialogare con la figura che si mantiene nella lontananza, nell’ oscurità. O ci dà l’ illusione di mantenersi così. Per molto tempo si è creduto che quel laggiù fosse in qualche aldilà mentre invece si trova nell’ al-diquà. Che è molto prima, dalla parte dell’ origine irraggiungibile e non di un dopo la cui porta è la morte. Chi scrive, qui o altrove, vede alzarsi la sua ombra, la vede avanzare, indietreggiare, perdersi. Ma è proprio la sua ombra? O soltanto il suo doppio? L’ Io non è nulla finché non si riflette nel Tu, ma in questo incontro il Tu cancella l’ Io perché su di lui ha il vantaggio del silenzio. Così la lingua dell’ Io rimbalza sul Tu poi, essendosi riflesso in lui, riempie d’ ombra la bocca dell’ Io. D’ ombra e di silenzio. Carica della sostanza oscura di questo ritorno, la lingua trascina nella pagina la presenza essenziale del Tu come se, vuota e bianca, la superficie specchiasse il paradiso perduto dell’ unità.


Bernard Noël

 

* * *

 

sequenza 3


che cosa ci rende vivi

la mano si alza nera
la bocca è piena di tu

ciascuno sogna una metà
un te messo a nudo

tutto il sapere è una tomba
laggiù si muove la lingua

poi è una cucitura dell’ombra
in fondo agli occhi spogli


*

il tu dentro di te è un’anima

d’ombra tutto ciò che fu detto
nessuno ha un altro corpo

quel fumo là in fondo
un nome sulla lingua

tra i denti della notte
il silenzio è terra d’aria

luogo per mettere dell’altro
al centro di sé
 


*

lui e voi e chi polvere

del corpo stoffa di me
un po’ di nero su nessuno

qualcuno è uscito dal fiato
ha mangiato il mio viso

è dove io sono
quando non sono nulla

un sacco di tenebre
sottosopra


*

che cos’è la morte

dimenticanza del vetro e tu
entri nella materia

è inabitabile la transizione
tutto vuoto l’occhio vede

la sua carne d’ombra
la sostanza del passaggio si unisce

al gesto che fa passare
l’io verso il tu


*

è forma ma non di me

viso senza tratti
spessore forse del silenzio

nulla va fino in fondo al tu
una lama di miraggio buca l’occhio

tutto ciò che è fuori vive meglio
non più io non più esclusione ma chi

è dentro quell’essere là
colmo della mia stessa notte


*

carne di nulla tutta impagliata

di lingua niente saliva
neppure una manciata d’aria

un chi diviso in cosa
gli occhi vorrebbero inghiottirlo

la bocca lotta con una materia
un gusto di ferita

il corpo d’un tratto manca di corpo
continua tanto lontano da sé


*

che cos’è l’oggettività

la terra è curva e il senso
un dado buttato nell’occhio

lo spazio divora tutti i luoghi
bianca notte la bocca vede

il suo tu qualcosa una fossa
nell’aria una mano va via

ritagliando la forma del mondo
davanti ad ognuno si alza l’altro


*

la piega di un gesto un labbro

nel fumo qualcuno cammina
attraverso di sé e

non se ne va il tempo
tocca le mie ossa un’ombra

cerca la mia presenza
nella luce che uccide

tutta la vita scorre fuori
la memoria più non respira


*

un tu inciso nello sguardo

scava di fronte lo stesso buco
centrale come nell’occhio

chi è solo vede la solitudine
alla fine di tutto un viso nero

forbici d’illusione
ritagliano un io d’angelo

la sua ala nella mia bocca
è la lingua del tu

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