i libri

Paola Mongelli

 

Della visione inquieta


 

Testo critico di Dario Capello

ISBN-13 978-88-7536-234-8

2009

pp. 32

cm 12x19

€ 8,00

 

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L'autore

Formatasi all’Accademia Albertina di Belle Arti, Paola Mongelli intraprende sin da principio una personale ricerca attraverso l’immagine fotografica. Oggi è presente con le sue opere in diverse collezioni private e fondazioni. Vive e lavora a Torino.
Servendosi di un bianco e nero ottenuto con procedimenti fotografici tradizionali, ritrae una realtà carica di valori affettivi ed emozionali, con la quale intrattiene un dialogo fatto di empatia, contemplazione, di riflessioni sulla condizione umana che prendono spunto dalle corrispondenze tra l’essere, la natura e i suoi elementi, in una dimensione in cui l’esplorazione di sé e l’osservazione del mondo finiscono per sovrapporsi.
Stimolo centrale di questo lavoro è la volontà di rivelare la natura nascosta delle cose, mettere a fuoco l’anima del mondo dietro alla molteplicità delle forme.
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I testi

Vedere le cose è vederle quali esse sono come accadimenti dell’anima. Nelle opere di Paola Mongelli esiste un intervallo vuoto, un frammezzo tra prossimità e distanza. È la coscienza di chi osserva l’opera che viene chiamata a completare questo vuoto, questa suggestione di tracce, questo solco di grazia. Qui circola un’anima, e noi non riusciremo mai a localizzarla. I confini dell’anima, come ben vedeva Eraclito, «per quanto tu vada… non potrai trovare…». Ma i confini, nel cosmo immaginativo della Mongelli, non sono semplici limiti del finito, ma ciò a partire da cui un’immagine inizia la sua essenza, che è poi la verità di qualunque luce. Come un’invocazione. Luce d’allarme e luce di veggenza. E la veggenza, in fondo, è quasi l’inverso del guardare.
C’è sempre, costante, qui, un’idea di forma dove un senso lotta con il suo altrove, con la frana che tutto smentisce. Ogni evidenza diventa un enigma che tenta di squarciare la sua tenebra, o di preservarne il desiderio. Ogni pienezza sembra sbarrata. Tutto ciò si potrebbe chiamare: senso della notte, coscienza dell’ombra che si muove sotto le cose.
Tutto ciò richiama molto da vicino il senso vertiginoso racchiuso nel passo celeberrimo del Libro di Isaia: «Guardia, che cosa dici della notte? – Guardia, a che punto è la notte?». A questa domanda la Guardia sentinella risponde enigmaticamente che la notte rimane, quantunque venga il mattino, e che bisogna tornare a domandare, a domandare senza fine...
[...]

Paola Mongelli fa propria, per via istintiva, la formula aristotelica della conoscenza secondo la teoria scolastica. Nihil potest homo intelligere sine phantasmata. E vede, e trasceglie nel vedere, con gli occhi di questo phantasma. Visione dettata da un dàimon, dal potere di un dèmone della fantasia che guida lo sguardo. Ma forse il dèmone in questione più precisamente si potrebbe chiamare un duende, il folletto geniale e sgusciante, la serpentina imprevedibile che accende di senso nuovo le immagini di tutti i giorni. Certe immagini, certe fotografie hanno l’aria di essere convenute lì, previste e non previste, come a testimoniare la concretezza di ogni fantasma.
Viene da domandarsi allora se esista un nesso tra l’evocazione magica e l’evocazione estetica. La risposta non è facile.
[...]

 

                                                                             Dal testo di Dario Capello

 

* * *

 

   Cotonou, bambine (Africa), 2007

 

 

   Interno, 2001
 

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