i libri

Bernard Noël

Artaud e Paule

ISBN 88-7536-032-4

2005

pp. 72

cm 12x22,5

€ 10,00

 

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Romanziere, saggista, poeta, drammaturgo, Bernard Noël nasce il 19 novembre del 1930 a Sainte-Geneviève-sur-Argence. La sua ricerca poetica si muove nel segno di Artaud, Blanchot, Bataille, in un’incessante ricognizione del rapporto tra scrittura e corpo, tra eros e linguaggio. Noël non è solo poeta, ma anche saggista politico, con riflessioni sul «totalitarismo mentale» e sul «dispotismo della libertà», e filosofico (sue alcune osservazioni sull’enigma del nome nella Sindrome di Gramsci). Come romanziere ha scritto, negli anni ’60, Il castello di Cène, che fece scandalo per la violenza erotica, vista come violenza politica.
Ha scritto per e su diversi pittori, da Moreau a Géricault, da Masson a Magritte, da Giacometti a Matisse, e sono numerose le sue collaborazioni (plaquettes e libri d’arte) con pittori contemporanei.
La sua opera spazia dal 1958 al 2006. Per le edizioni Lignes & Manifestes pubblica: Artaud et Paule, L’Enfer dît-on, Le Retour de Sade, Le lieu des signes. Per le edizioni P.O.L.: Journal du regard, Onze romans d’oeil, Treize cases de je, Le 19 octobre 1977, La Reconstitution, Portrait du Monde, L’Ombre du double, Le Syndrome de Gramsci, La Castration mentale, Le Reste du voyage, La Langue d’Anna, L’Espace du poème, Magritte, La Face de silence, La Peau et les Mots, La Maladie du sens, Romans d’un regard, Un Trayet en hiver, Les Yeux dans la couleur. Per le edizioni Fata Morgana: Une messe blanche, Souvenirs du pâle, Le double Jeu du tu (con Jean Frémon), D’une main obscure, Le Château de Hors, Le Tu et le Silence, Roman de postures. Per le edizioni Flammarion-Léo Scheer: Les Premiers mots. Per le edizioni Gallimard: Le Château de Cène, André Masson, La chute des temps, Extraits du corps. Per le edizioni Talus d’Approche: Le Sens la sensure, Le rencontre avec Tatarka, Quelques guerres. Per le edizioni Unes: Fables pour ne pas, Extraits du corps, Vers Michaux, Correspondance (con Georges Perros), Lettres verticales. Per L’Atelier des Brisants: Vieira da Silva, Onze voies de fait, Le Roman d’Adam et Eve. Per le edizioni Ombres: La Maladie de la chair. Per le edizioni Scorff: Site transitoire. Per le edizioni Memoire du livre: Dictionnaire de la Commune.
I libri in traduzione italiana sono: Il castello di Cène (Milano, ES, 1991); Diario dello sguardo (Milano, Guerini e Associati, 1992); Il rumore dell’aria (Venezia, Edizioni del Leone, 1996); La caduta dei tempi (Milano, Guanda, 1997); Notti al castello (Roma, L’Airone, 1998); Simbad il marinaio (Roma, Motta junior, 1999); Paroles. Specchi e versi dell’erotismo con Pey Serge (Roma, Avagliano, 1999); Distanze. Tre monologhi, con Peter Porter ed Edoardo Sanguineti, (ivi, 2000); Estratti del corpo (Milano, Mondadori, 2001); La sindrome di Gramsci (Lecce, Manni, 2001); La malattia della carne (Catanzaro, Abramo, 2003); Artaud e Paule (Novi Ligure, Joker, 2005). Tra i suoi principali traduttori: Donatella Bisutti, Fabio Scotto, Antonio Prete, Lucetta Frisa.

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I testi

Bernard Noël, Artaud e Paule (Traduzione di Lucetta Frisa)

Paule Thévenin, Antonin Artaud nella vita (Traduzione di Marco Dotti)

Marco Dotti, Paura e desiderio

 

* * *

 

Antonin Artaud durante gli ultimi tre anni della sua vita scrive migliaia di pagine. Queste pagine sarebbero restate per la maggior parte sconosciute, se Paule Thévenin non avesse dedicato loro la vita. Ho visto di persona le pile di quei quaderni, ne ho avuto un certo numero tre le mani. Immaginate dei quaderni di scuola dalle grosse righe regolari e la carta fragile e grigiastra (quella del tempo di guerra). Sono tutti coperti da una scrittura spezzata, aguzza, irregolare, ancora scossa da una trance. In certi casi, si sovrappongono un testo a matita e uno a penna, aggiungendo il palinsesto alla grafia già difficile. Questa massa di scrittura è indubbiamente una scrittura ma è anche la materia scaturita così com ’è da un corpo che ha subìto a lungo il peggiore di tutti i supplizi: la tortura dello spirito. Intendo dire che questa massa è ugualmente inseparabile dallo stato psichico come dall’ attività mentale che esprime, e a questo duplice contenuto deve la sua unicità nella storia. I quaderni di Artaud sono quaderni, ma una volta aperti sono il corpo di Artaud, trafuso lì dal fenomeno di un ’immediatezza di scrittura che fa di loro il deposito di quanto oserei definire la sua carne verbale.

                                                                                                        Bernard Noël

 

* * *

 

II


Primavera 2001

Devo ancora ribadire tutto questo?
Il pudore mi ha sempre trattenuto dal confessare ciò che mi ha condotto fin qui e che, all’inizio, mi aveva obbligato a scrivere questo testo in memoria di Paule. Riprendo in mano la Lettre à un ami e rileggo queste frasi che mi sconvolgono: «Allora, perché questa lettera e perché a voi? È molto semplice: mi è venuto naturalmente ricordandomi uno dei nostri primi incontri. Mi avevate portato delle lettere di Antonin Artaud e abbiamo parlato a lungo. Il genere di domande che faceste sul mio lavoro, il modo in cui le facevate, i vostri silenzi attenti, l’impressione che mi avete dato di essere finalmente ascoltata: tutto questo mi ha indotto a dirvi di più in quei pochi minuti di quanto avessi fatto con nessun’altro, prima di voi. E tutto senza provare il sentimento di svelarmi senza pudore, un po’come se vi rivelassi una verità perseguita sia da me che da voi. Scrivendovi, non facevo che riprendere un incontro lasciato in sospeso. Qualche giorno dopo, facendovi allusione, voi mi diceste di avere avuto, a tratti, l’impressione di assistere a qualcosa di simile a una scena primitiva. Mi aveva piuttosto turbata e mi turba ancora non appena torno a riflettere su tale argomento [...]».
Queste righe mi fanno violenza, tanto più che non smetto di dimenticare ciò che mi ricordano - indubbiamente perché l’amnesia protegge dalla perdita. Ritengo la loro presenza, in un’ultima analisi, indispensabile. Eppure, a cinque anni da quando sono state scritte, ho sempre rinviato di collocarle - e in seguito rinviato la loro pubblicazione sebbene la consideri indispensabile all’assolvimento di un debito.
Ho veramente detto a Paule di aver avuto la sensazione di assistere a qualcosa di simile a una scena originaria? Non lo so ma certamente il ricorso a questa formulazione e alla sua collocazione all’inizio della Lettre nel contesto di una scena di amicizia si carica di significato e costituisce uno svelamento.
Là dove non esisteva nessuna sessualità, si apriva uno spazio sacrificale che si apparentava alla scena virtuale di un teatro: il Teatro della crudeltà.
In questa scena Artaud raccoglieva i suoi fedeli e li rappresentava. La scena era della stessa natura del suo corpo rinato senza organi nello spazio verbale occupato dalla sua scrittura.
Trova qui il suo spazio la scena primitiva intravista al tempo dell’incontro descritto da Paule ed è l’equivalente di quella che viene definita come "nozze di sangue", solo che in questo caso non c’è la vena aperta né lo scambio di vita. Non c’è niente di simile, e tuttavia qualcosa di analogo: uno scambio mentale sancito da un atto di realtà sopra un foglio timbrato per la sua consacrazione.
Ma come dire che a quel punto Paule sposa l’opera di Artaud e quindi il suo corpo di carta in cambio del suo corpo carnale?
In seguito, è la vita e la fedeltà a costituire la prova di questo dono.
Nella Lettre à un ami Paule esplicita per la prima e unica volta, l’intimità del suo lavoro sui quaderni, e ne consegue che, per un processo naturale, ci lasci indovinare la scena originaria della sua passione. La decifrazione che la occupa ne è la materializzazione e quest’ultima comporta, al limite, un incorporamento…

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