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i libri

Ivana Tanzi

Stanze e distanze

ISBN 88-7536-051-0

2005

pp. 80

cm 12x21

€ 10,00

 

L'autore

I testi

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L'autore

Ivana Tanzi, nata a Parma, risiede a Milano dove ha esercitato la professione di insegnante di Lettere.
Nel 1987 ha pubblicato la raccolta di versi Un sasso un sogno ed altro, ed. Firenze Libri.

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I testi

Quella di Ivana Tanzi è una poesia concettualmente molto densa, eppure sempre innervata da una vena lirica che dona leggerezza ai suoi versi, e si modula su una pronuncia ritmicamente tesa e vivace, immediata ma lontano dal cantabile, mai “facile”.
Poesia come inseguimento di una traccia o, meglio, come esercizio di tiptologia di «una voce che chiama / oltre porte socchiuse» per trovare «d’una cosa l’indizio» (p. 6), tastando «cauta i muri e le finestre / dai vetri traballanti» (p. 7): accenni che non possono che consegnarci l’immagine di un prigioniero desideroso di trovare vie nel mondo. L’accenno a Magrelli non è casuale: si veda «Mi muovo correndo fra le cose», con la sua apertura saldamente assertiva, che può ricordare, anche nell’affrontare il rapporto con la scrittura, il famoso «io abito il mio cervello come un tranquillo possidente le sue terre» del poeta romano.
Ivana Tanzi offre un approccio alla poesia emotivamente caldo ma scevro da misticismi e isteria, che punta alla chiarezza della «perfetta geometria» (p. 25) raggiunta in modo esemplare in numerosi testi straordinari per levità e precisione di tocco, come ad esempio «Sei nato quando fiorisce» (p. 12) o «Il mio quartiere, Trenno…» (p. 49). Eppure, si tratta di una poesia che parte dalla nozione di sconfitta iniziale dello scrivente, se questi volesse tracciare direttamente i confini della Cosa in Sé, e che si concentra per conseguenza su ciò che, della realtà, può essere più saldamente afferrato e quindi detto, trascritto. Non siamo, sia chiaro, nei territori del realismo bozzettista o dell’autobiografismo confessionale, bensì all’interno di una poesia come consapevolezza del reale a partire dal vissuto: il che spiega i rapidi lacerti memoriali che portano a galla, come improvvise riemersioni, luoghi, volti e momenti che non possono che darsi per accenni: appunto rimanenze, tracce.
In una poesia siffatta, l’Io scrivente non può che essere motore del desiderio di «racimolare il tesoro / di qualche pietruzza scampata qua e là / per il peso e la luce / d’una minuscola sua / verità» (p. 53): si veda, in questa poesia esemplare per acutezza, centralità tematica ed esecuzione espressiva, come il peso del significato vada a gravare su quell’unico morfema terminale: quella «verità» (su cui oltretutto grava la responsabilità di una rima, solo un poco alleggerita dalla sua relativa e cantabile «facilità») raggiungibile solo per frammenti. «Ciò che resta lo dicono i poeti» può significare ciò che rimarrà nel tempo come opera umana, certamente, ma anche ciò che non è del tutto svanito o distrutto, e che va detto con responsabilità: e forse, oggi come non mai, è la poesia che può arrecare salvezza, seppure una salvezza residuale e tutto sommato paradossalmente disperata, di sole: «Povere / parole, avulse straniate sparate / a raffica, irriconoscibili / con l’accento sbagliato, vuote / così diverse / da quelle che cerco» (p. 62 ).
Il testo come luogo della perenne sconfitta, come si diceva, ma anche forse dell’unica possibile vittoria sulla moria dei tempi.

                                                                                                       Mauro Ferrari

 

* * *

 

Ogni poesia è conchiusa
perfetta geometria
concentrato
dado
per il brodo
non si legga
con sentimento
è del tutto superfluo
qualsiasi condimento.

 

* * *

 

Stanze e distanze

Temo le stanze vuote
dove l’eco inattesa risveglia il rimpianto
di piccole case e di grandi
distanze.
Amo le stanze vuote...

 

* * *

 

Il mio quartiere, Trenno, è tra i prediletti
dalla nebbia
che vi trascorre lunghe notti
d’inverno e vi sosta
fino al mattino inoltrato,
talvolta anzi non s’alza
nemmeno a mezzogiorno.
                                 Ma basta
arrivare all’altezza di via Millelire
e ti sorprende il sole
e il nitore che torna a contorni e colori
e il tram che s’affaccia tra file
di platani spogli, e si snoda
seguendo la curva del viale,
è un giocattolo giallo di latta
regalato a Natale.

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Recensioni

  a. II, n. 5, gennaio-marzo 2006

Di Ivana Tanzi, parmense, è Stanze e distanze. Poesia fatta di chiarezza, elegante ed essenziale, nella quale le descrizioni degli stati d'animo nascono da scatti interiori e riescono a focalizzare una condizione umana vissuta in pienezza.

 

  n. 7/2006 [Anastasia Favuzzi]  leggi

  [Michele Battaglino]  leggi

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