|
Pietro Cardona è nato
nel 1976 a Torino, città dove vive e lavora. Laureato in lettere
alla facoltà dell’Ateneo cittadino, oggi lavora nel campo della
cooperazione sociale.
Fin da giovanissimo coltiva la passione per la musica, prima con lo
studio del pianoforte presso il Conservatorio “Giuseppe Verdi”, poi
con il rock, il punk e le sonorità più sperimentali in un percorso
iniziato nei primi anni ’90 con i “Frammenti”, gruppo di cui cura le
parti di chitarra. Nel 2005 ha pubblicato la sua prima raccolta
poetica Ritratti e tempo per i tipi delle edizioni Palomar di
Bari.
0 |
|
La poesia di Pietro
Cardona ci appare costruita con quella parsimonia e densità che
traspare dagli esordi più brillanti e maturi, frutto di una lunga
sedimentazione di letture e riflessioni; il poeta torinese, infatti,
ci propone una raccolta di grande compiutezza espressiva e
contenutistica, stilisticamente misurata sul ritmo di un verso
libero musicale ma al contempo mai troppo distante dalle cadenze
della prosa e quindi, modernissimo nell’annunciare una possibilità
di canto strozzato sempre vicino alla dissonanza.
Il filo conduttore del volume ci sembra annunciato già dal titolo e
dalle modulazioni tematiche offerte dai primi testi: l’attesa, nata
dalla distanza e dall’assenza (Codice di una mancanza) e
acuita dalla predisposizione all’ascolto del vero poeta; sono
innumerevoli i loci testuali che potrebbero testimoniare di
questa amplissima area macrotematica, che oltretutto il poeta modula
con sottile abilità.
È, quella di Cardona, una poesia di transiti, arrivi e scoperte,
come provano del resto gli stessi incipit delle primissime
poesie: «Le lettere sono arrivate solo ieri»; «Domani arrivano due
treni dal sud»; «Quando giungemmo insieme». La prima poesia si apre
con un traghettamento – misterioso perché i contorni situazionali
sono lasciati nell’indeterminato – di lettere ma anche di un «me e
un te» che aprono alla dimensione del colloquio ma, forse, ancora
più a una complicità esistenziale che dà forza all’Io poetico ed
amplia i suoi territori lungo tutto l’arco della raccolta: «Sono
stato nei posti più lontani / questo pomeriggio, con te». Anche il
secondo testo di cui si è citato l’incipit – il quale
comunque apre a una dimensione più corale, quasi storica – nutre una
vena tematica in cui parla di ricognizione delle possibilità dell’Io
alla ricerca di un proprio mondo: si tratta ad esempio delle
splendide poesie di ambientazione montanara Settembre e
Mezzanotte, probabilmente i punti più alti del volume.
Quella di Cardona è anche una poesia di tempi: un tempo della vita
che si evolve e ammette alla presenza del «tu», vincendo infine «una
distanza / un tempo creduta incolmabile» (Oceano) e
inaugurando il momento intenso e goduto della comunione e della
complicità (Prima della sera): un calmo Oceano,
appunto, che segue le mareggiate della vita e si situa nel senza
tempo sottratto alla corrosione del divenire.
Mauro Ferrari
* * *
Le lettere sono arrivate solo ieri
con l’ultimo ferry della sera
che traghetta qui una parte
di me e di te
ogni giorno.
* * *
Preghiera del tempo
Una linea interrotta
parla il linguaggio dei segni
è tempo di lasciare andare
di ascoltare ancora
scendere la sera con il frastuono
lontano del traffico sopra i viali.
È ancora il momento della scelta
l’ultimo rituale
chiamare a raccolta
tutti i tuoi antichi, preghiera del corpo
ascoltare
l’ultimo silenzio abbandonato
chini sul territorio
invocazione laica
alla stirpe.
* * *
Mezzanotte
Finalmente martedì
sera
arrivammo alla terrazza Padovani
l’ultima sosta per piantare il campo
prima del campanile.
Una tenda esile, provvisoria
quattro tiri di corda solamente
ancora mancavano
alla bandierina rossa, accanto
il piccolo pilone votivo
ma la notte era perfetta per il campo
limpida dopo giorni, ininterrotti di tramontana
ripassavamo il percorso, chiodo a chiodo
controllavamo complici i moschettoni
facendo sciogliere
un po’ di neve nel padellino.
0 |