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i libri

Pietro Cardona

Racconti dell'attesa

2007

ISBN 978-88-7536-156-3

pp. 48

cm 12x21

€ 9,00

 

L'autore

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L'autore

Pietro Cardona è nato nel 1976 a Torino, città dove vive e lavora. Laureato in lettere alla facoltà dell’Ateneo cittadino, oggi lavora nel campo della cooperazione sociale.
Fin da giovanissimo coltiva la passione per la musica, prima con lo studio del pianoforte presso il Conservatorio “Giuseppe Verdi”, poi con il rock, il punk e le sonorità più sperimentali in un percorso iniziato nei primi anni ’90 con i “Frammenti”, gruppo di cui cura le parti di chitarra. Nel 2005 ha pubblicato la sua prima raccolta poetica Ritratti e tempo per i tipi delle edizioni Palomar di Bari.

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I testi

La poesia di Pietro Cardona ci appare costruita con quella parsimonia e densità che traspare dagli esordi più brillanti e maturi, frutto di una lunga sedimentazione di letture e riflessioni; il poeta torinese, infatti, ci propone una raccolta di grande compiutezza espressiva e contenutistica, stilisticamente misurata sul ritmo di un verso libero musicale ma al contempo mai troppo distante dalle cadenze della prosa e quindi, modernissimo nell’annunciare una possibilità di canto strozzato sempre vicino alla dissonanza.
Il filo conduttore del volume ci sembra annunciato già dal titolo e dalle modulazioni tematiche offerte dai primi testi: l’attesa, nata dalla distanza e dall’assenza (Codice di una mancanza) e acuita dalla predisposizione all’ascolto del vero poeta; sono innumerevoli i loci testuali che potrebbero testimoniare di questa amplissima area macrotematica, che oltretutto il poeta modula con sottile abilità.
È, quella di Cardona, una poesia di transiti, arrivi e scoperte, come provano del resto gli stessi incipit delle primissime poesie: «Le lettere sono arrivate solo ieri»; «Domani arrivano due treni dal sud»; «Quando giungemmo insieme». La prima poesia si apre con un traghettamento – misterioso perché i contorni situazionali sono lasciati nell’indeterminato – di lettere ma anche di un «me e un te» che aprono alla dimensione del colloquio ma, forse, ancora più a una complicità esistenziale che dà forza all’Io poetico ed amplia i suoi territori lungo tutto l’arco della raccolta: «Sono stato nei posti più lontani / questo pomeriggio, con te». Anche il secondo testo di cui si è citato l’incipit – il quale comunque apre a una dimensione più corale, quasi storica – nutre una vena tematica in cui parla di ricognizione delle possibilità dell’Io alla ricerca di un proprio mondo: si tratta ad esempio delle splendide poesie di ambientazione montanara Settembre e Mezzanotte, probabilmente i punti più alti del volume.

Quella di Cardona è anche una poesia di tempi: un tempo della vita che si evolve e ammette alla presenza del «tu», vincendo infine «una distanza / un tempo creduta incolmabile» (Oceano) e inaugurando il momento intenso e goduto della comunione e della complicità (Prima della sera): un calmo Oceano, appunto, che segue le mareggiate della vita e si situa nel senza tempo sottratto alla corrosione del divenire.

 

Mauro Ferrari
 

* * *


Le lettere sono arrivate solo ieri
con l’ultimo ferry della sera
che traghetta qui una parte
di me e di te
ogni giorno.

 

 

* * *

 

Preghiera del tempo

 

 

Una linea interrotta
parla il linguaggio dei segni
è tempo di lasciare andare
di ascoltare ancora
scendere la sera con il frastuono
lontano del traffico sopra i viali.


È ancora il momento della scelta
l’ultimo rituale
chiamare a raccolta
tutti i tuoi antichi, preghiera del corpo
ascoltare
l’ultimo silenzio abbandonato
chini sul territorio

invocazione laica
alla stirpe.

 

* * *

 

Mezzanotte

 

 

Finalmente martedì sera
arrivammo alla terrazza Padovani
l’ultima sosta per piantare il campo
prima del campanile.

Una tenda esile, provvisoria
quattro tiri di corda solamente
ancora mancavano
alla bandierina rossa, accanto
il piccolo pilone votivo

ma la notte era perfetta per il campo
limpida dopo giorni, ininterrotti di tramontana
ripassavamo il percorso, chiodo a chiodo
controllavamo complici i moschettoni
facendo sciogliere
un po’ di neve nel padellino.

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