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Sono «fanciulle
emozioni» quelle che affollano le pagine di Andrea Vignolo, poeta
che giunge all’esordio con questo interessante Poesie,
osservazioni e vento: un libro che già dimostra, a dispetto del
verso citato in apertura, maturità di accenti e ampiezza di temi.
È una poesia tutta Sturm und Drang, quella del poeta genovese
che ci appare genui-namente ricco di slanci verso il mondo e verso
gli affetti, e che mostra non di rado lo spirito angelico e pugnace
di un Parsifal («Eppure guerriero eri / e forse dentro lo sentivi, /
dolce angelo dal cuore puro»,); al proposito, ci pare notevole la
riuscita della poesia 26 giugno, in cui lo stesso rapporto
con la Donna/ Poesia è reso come un inseguimento e una battaglia.
La vena di Vignolo è però ulteriormente arricchita da un senso di
acuta contusione a contatto con la banalità e la malvagità del
mondo, la quale produce come esito testi di lancinante ripiegamento
e riflessione, in cui al fanciullo subentra l’uomo con la sua
esigenza primaria di dar conto dell’esperienza e medicare i dolori.
Questa dimensione esperienziale, composita e vitalissima, si cala in
accenti sofferti e forti, che passano dalla dimensione orizzontale
dello spazio a quella verticale della spiritualità («Tendo
all’Infinito / e il mio percorso / si trasforma») e che si calano in
una versificazione a volte acerba ma sempre sincera, attenta e
misurata.
Un libro nel nome della Poesia che spira nel vento più volte citato
e che, con la ricchezza della contraddittorietà, rappresenta sia
l’energia distruttiva che quella creativa: l’esperienza e le
pulsioni, l’essere e il divenire, gli slanci ottimistici e le
ferite. Una bella prova di esordio da parte di un poeta da cui ci
attendiamo, già in tempi brevi, ulteriori prove di maturazione.
Mauro Ferrari
* * *
26 giugno
Anche oggi sei qui, ad interrogarmi,
esigente e misteriosa, beffarda e curiosa.
Mi chiedi ciò che solo tu puoi sapere,
mi mostri miriadi di indizi sovrapposti,
ti burli di me mentre mi coccoli,
mi schiaffeggi sorridendomi.
Poi vento... impertinente, bizzarro,
pare suggerire qualcosa... Poi gira,
tuo segreto alleato.
Non ti stanchi di chiedere,
non mi stanco di rispondere;
sbaglio all’ultima domanda e
devo ricominciare.
Mi arrabbio, rido, ti tengo in braccio,
ti bacio piano, arrossisco un po’.
Ti temo ma mi tuffo in te,
ti amo perché non riesco a capirti,
ti inseguo col cuore in gola.
Tu continui a scappare;
io sempre, e solo per un attimo
riuscirò ad acchiapparti.
Io guerriero. Tu battaglia.
* * *
Uomini d’odore
Un’alba di ghiaccio era lì,
che pur il tramonto alla sera
non lasciava prevedere.
Ma nella valle tutto pareva incurante di tutto.
Forse non aveva immagine.
Forse non aveva suono.
Ma una tempesta di odori schiaffeggiava lo stupore,
stupore di uomini soffocati nei bar.
Le grida, vere,
tanto umane da essere tremende,
arrivavano da dentro.
Morivano là fuori,
rimbalzanti in un muro di gomma.
Il dolore, le risate, le lacrime,
le partite a biliardo e le uccisioni promesse.
Non avevano immagine,
non avevano suono,
in quelle umane voci pastose,
annaffiate d’alcol sotto le luci al neon.
Ma l’odore era forte,
l’odore è sempre forte.
L’umano tempestoso odore.
* * *
La banda e i
conigli
Scossa oggi, Superba,
nella tua architettura medievale,
ad arte pensata per meglio proteggerti
quando fosti repubblica.
La banda sonante,
improvvisa e fuggente,
da vicolo a vicolo,
apre la strada ai bimbi
con i loro cappelli a orecchie di coniglio.
Ti scuotono oggi nel tuo storico cuore
col loro canto, scomposto e puro.
Mi scopro a sorridere,
gioisco per il dono
improvviso e rinfrancante.
Passano sotto di me e
giù, nel vicolo,
accanto ad un gruppo di malandrini.
Anche in costoro,
traditi dai sorrisi involontari
il cuore si ammorbidisce,
mentre osservano l’urlo della vita.
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