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Autrice ironica e satirica, Graziella Poluzzi
produce poesie, aforismi, epitaffi, battute, favole, testi di teatro
comico e cabaret. Vive a Bologna.
Dal 1995 al 2003 ha ideato e prodotto una fanzine d’umorismo
nero, Macabrina, con vari autori e vignettisti,
collaborando al mensile “L’Informatore”
della Feniof (Associazione Naz. Pompe Funebri) con uno spazio
umoristico (dal 1998 al 2000) e con il Transilvania
kafé.
È una componente del Gruppo ’98 di Poesia, che si
ritrova presso la Libreria delle donne di Bologna.
Teatro: due spettacoli ironici recenti con la regia di Maria Rosa
Damiani ed Ida Strizzi (Itc).
Compare in varie antologie, fra cui: L’amore e
l’umore (Torino Pink Humour, Caus-Glenat, 1993), Siamo
senza parole (L. Tufani editrice, 1997), Così
ridiamo (L. Tufani, 1999), Ragazze non fate versi
(Zona editrice, 1999), Pink Ink (Zona editrice,
2003), L’albero degli aforismi
(Lietocolle, 2004) e Nuove declinazioni (antologia
di tredici aforisti, Edizioni Joker, 2005).
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Scritte a margine delle più note fiabe
per bambini, da cui traggono spunti e personaggi, le “poesie
fiabesche” di Graziella Poluzzi prendono spunto da situazioni
archetipiche per aprirsi a una serie di paradossali invenzioni,
riflessioni e divagazioni che ne stravolgono e capovolgono il senso
originario (ammesso che questo esista) in direzione di una
interpretazione “post-femminista”, chiarita fin dal
sottotitolo e esplicitata dall’Introduzione
dell’Autrice.
C’è quindi, in questa sorta di riscrittura, un
malizioso intento provocatorio, condotto con grazia e levità
di tocco: della fiaba - già sottilmente inquietante,
intessuta più di incubi che di sogni - viene sottolineata in
fondo l’infinita possibilità poietica, la
capacità di far sorgere innumerevoli variazioni (a tema o,
come in questo libro, a tesi). Graziella Poluzzi esplora dunque la
possibilità del capovolgimento parodico (p. 7, p. 17), della
rivelazione inattesa (p. 13, p. 14, p. 16),
dell’interpretazione “politica” o della
semplice e divertita re-invenzione goticheggiante (l’intera
sezione III).
Soprattutto, però, quest’operazione non fa che
confermare la vitalità del genere fiabesco, il quale
accetta, metabolizza e rende così lecita ogni sorta di
stravolgimento in virtù della propria potenza poietica e
della profondità a cui giacciono in noi le sue radici.
Un percorso letterario interessante, quindi, che presenta una cifra
assolutamente originale e promette sviluppi futuri altrettanto
sorprendenti.
Mauro Ferrari
* * *
La bella addormentata
Dormiva da cent’anni nel suo letto regale,
perfettamente conservata,
prodigi delle streghe, finché arrivò
lui, il principe, e la baciò:
torpore del risveglio, come un disgelo
dopo una lunga ibernazione
e poi quel viso chino su di lei,
non bello, un volto cadaverico
un incarnato giallognolo-verdastro,
assomigliava a Frankenstein, il mostro,
un volto rappezzato, cupo, emaciato.
Le parve un incubo.
Richiuse gli occhi ed invocò le streghe
delle tenebre e le fate dell’aurora:
“Se posso, preferirei dormire
cent’anni ancora”.
* * *
Le scarpette di cristallo
Erano molto belle
quelle scarpette splendenti
di luce e decorate,
ma non erano per niente comode,
anzi, indossate, erano impossibili,
terribili, perché mai gliele
aveva regalate?
Le sorse un dubbio.
Che genere di principe
le era capitato?
Si vide sotto al vischio
nel salone illuminato;
erano soli, lui le sfilava le scarpe,
a piedi nudi, champagne in bella vista:
insieme in un brindisi incrociato.
Che fosse un principe
del tipo “feticista”?
* * *
Decalogo di una donna liberata
1° Ricordati sempre che:
una casalinga meno fa, più è apprezzata per il
lavoro svolto.
2° La scopa è bella… solo per i voli di
Maga Maghella.
3° Sempre sia lodata la moda “strappetto
cencioso”.
4° Onora le ragnatele: sono opere d’arte di
tessitrici ignote.
5° Il ferro da stiro è un utensile molto pericoloso:
ci si può bruciare e l’ago, benché
piccolo, è un orrido strumento di tortura. Meglio evitarli,
se non sei masochista.
6° Ricordati di frequentare qualche sabba di tanto in tanto,
per non perdere i contatti indispensabili.
7° Scompari di scena per qualche giorno, almeno una volta
all’anno, per far notare la tua utilità. Saranno
tutti assai lieti di rivederti, quando ti deciderai a ritornare.
8° Vietato lavare i piatti l’otto marzo. È
il giorno adatto per fracassarli tutti.
9° Più che la casa, occorre tenere in buon ordine la
propria casella di posta... elettronica.
10° Donna moderna oggi, adeguata ai tempi correnti:
virtù forse non tante sul “morale”,
però sa essere... “virtuale”.
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