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i libri

Graziella Poluzzi

 

Poesie fiabesche

con Principi improbabili
e Cenerentole rivisitate

ISBN 88-7536-063-4

2006

pp. 48

cm 12x21

€ 8,00

 

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L'autore

Autrice ironica e satirica, Graziella Poluzzi produce poesie, aforismi, epitaffi, battute, favole, testi di teatro comico e cabaret. Vive a Bologna.
Dal 1995 al 2003 ha ideato e prodotto una fanzine d’umorismo nero, Macabrina, con vari autori e vignettisti, collaborando al mensile “L’Informatore” della Feniof (Associazione Naz. Pompe Funebri) con uno spazio umoristico (dal 1998 al 2000) e con il Transilvania kafé.
È una componente del Gruppo ’98 di Poesia, che si ritrova presso la Libreria delle donne di Bologna.
Teatro: due spettacoli ironici recenti con la regia di Maria Rosa Damiani ed Ida Strizzi (Itc).
Compare in varie antologie, fra cui: L’amore e l’umore (Torino Pink Humour, Caus-Glenat, 1993), Siamo senza parole (L. Tufani editrice, 1997), Così ridiamo (L. Tufani, 1999), Ragazze non fate versi (Zona editrice, 1999), Pink Ink (Zona editrice, 2003), L’albero degli aforismi (Lietocolle, 2004) e Nuove declinazioni (antologia di tredici aforisti, Edizioni Joker, 2005).

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I testi

Scritte a margine delle più note fiabe per bambini, da cui traggono spunti e personaggi, le “poesie fiabesche” di Graziella Poluzzi prendono spunto da situazioni archetipiche per aprirsi a una serie di paradossali invenzioni, riflessioni e divagazioni che ne stravolgono e capovolgono il senso originario (ammesso che questo esista) in direzione di una interpretazione “post-femminista”, chiarita fin dal sottotitolo e esplicitata dall’Introduzione dell’Autrice.
C’è quindi, in questa sorta di riscrittura, un malizioso intento provocatorio, condotto con grazia e levità di tocco: della fiaba - già sottilmente inquietante, intessuta più di incubi che di sogni - viene sottolineata in fondo l’infinita possibilità poietica, la capacità di far sorgere innumerevoli variazioni (a tema o, come in questo libro, a tesi). Graziella Poluzzi esplora dunque la possibilità del capovolgimento parodico (p. 7, p. 17), della rivelazione inattesa (p. 13, p. 14, p. 16), dell’interpretazione “politica” o della semplice e divertita re-invenzione goticheggiante (l’intera sezione III).
Soprattutto, però, quest’operazione non fa che confermare la vitalità del genere fiabesco, il quale accetta, metabolizza e rende così lecita ogni sorta di stravolgimento in virtù della propria potenza poietica e della profondità a cui giacciono in noi le sue radici.
Un percorso letterario interessante, quindi, che presenta una cifra assolutamente originale e promette sviluppi futuri altrettanto sorprendenti.

                                                                                                        Mauro Ferrari

 

* * *

 

La bella addormentata

Dormiva da cent’anni nel suo letto regale,
perfettamente conservata,
prodigi delle streghe, finché arrivò
lui, il principe, e la baciò:
torpore del risveglio, come un disgelo
dopo una lunga ibernazione

e poi quel viso chino su di lei,
non bello, un volto cadaverico
un incarnato giallognolo-verdastro,
assomigliava a Frankenstein, il mostro,
un volto rappezzato, cupo, emaciato.

Le parve un incubo.

Richiuse gli occhi ed invocò le streghe
delle tenebre e le fate dell’aurora:

“Se posso, preferirei dormire
cent’anni ancora”.

 

* * *

 

Le scarpette di cristallo

Erano molto belle
quelle scarpette splendenti
di luce e decorate,
ma non erano per niente comode,
anzi, indossate, erano impossibili,
terribili, perché mai gliele
aveva regalate?

Le sorse un dubbio.
Che genere di principe
le era capitato?

Si vide sotto al vischio
nel salone illuminato;
erano soli, lui le sfilava le scarpe,
a piedi nudi, champagne in bella vista:
insieme in un brindisi incrociato.

Che fosse un principe
del tipo “feticista”?

 

* * *

 

Decalogo di una donna liberata
 

1° Ricordati sempre che: una casalinga meno fa, più è apprezzata per il lavoro svolto.

2° La scopa è bella… solo per i voli di Maga Maghella.

3° Sempre sia lodata la moda “strappetto cencioso”.

4° Onora le ragnatele: sono opere d’arte di tessitrici ignote.

5° Il ferro da stiro è un utensile molto pericoloso: ci si può bruciare e l’ago, benché piccolo, è un orrido strumento di tortura. Meglio evitarli, se non sei masochista.

6° Ricordati di frequentare qualche sabba di tanto in tanto, per non perdere i contatti indispensabili.

7° Scompari di scena per qualche giorno, almeno una volta all’anno, per far notare la tua utilità. Saranno tutti assai lieti di rivederti, quando ti deciderai a ritornare.

8° Vietato lavare i piatti l’otto marzo. È il giorno adatto per fracassarli tutti.

9° Più che la casa, occorre tenere in buon ordine la propria casella di posta... elettronica.

10° Donna moderna oggi, adeguata ai tempi correnti: virtù forse non tante sul “morale”, però sa essere... “virtuale”.

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