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i libri

Giulia Grigoletto

Piede d'impronta

2006

ISBN 88-7536-079-0

pp. 32

cm 12x21

€ 5,50

 

L'autore

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L'autore

Giulia Grigoletto è nata a Milano dove risiede ed opera in contesto psicosociale. Collabora con varie riviste scientifiche ed è insegnante yoga per adulti e bambini. La sua azione di cura nella relazione d’aiuto si caratterizza utilizzando vari linguaggi espressivi e creativi, con l’intento di riabilitare una comunicazione portatrice di significato.
Ha collaborato con il musicoterapeuta e psichiatra Denis Gaita allestendo uno spettacolo la cui esperienza è sfociata nel racconto Una voce poco fa, pubblicato sulla rivista “La Mosca di Milano”.
Sue poesie sono state pubblicate nelle antologie: Versi-diversi (Ed. Melusine, 1998) e Luoghi del desiderio (Bocca editori, 2003).

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I testi

Questo libro è un percorso iniziatico verso la parola poetica sentita da Giulia Grigoletto come punto d’arrivo di una lenta e difficile via che passa per una nuova percezione di se stessi e del rapporto con il mondo. Solo così, secondo l’autrice, si apre la possibilità di trovare un’autentica parola di poesia: «fungendo da pelo al corpo / si avviò il cammino», e poi «è al faro del braccio / che sedevo in devoto ascolto». Riappropriarsi del cor-po, sentirne la “verità” significa avvertirlo come origine del nostro abitare il mondo, e significa quindi conoscerlo e dargli ascolto. Il viaggio è difficile e doloroso, e attorno tutto si oppone alla possibilità di ascoltarne la “voce” senza mediazioni intellettuali e difese cerebrali. Per questo occorre spogliarsi di ogni habitus mentis. Occorre una rinascita e in tal senso il poemetto all’era dell’acquario evoca proprio un’epoca a venire che dovrebbe vedere prevalere concordia e armonia tra gli umani. Ma non dobbiamo credere che la Grigoletto abbia una visione ideologica del percorso da compiere: «con le viscere in mano / prese il fuori del dentro / l’affamata e implorò».
I testi di Piede d’impronta sono sovente invocazioni rivolte a figure ancestrali: la luna che «alberga nel letto», ma soprattutto la grande dea. La donna divina compare circondata da serpenti che – sia mitologicamente sia simbolicamente – sono immagine della potenza ambivalente del femminile: «siamo in cucina / grande dea del tempo / della magia guarita / da saperi di serpente? / e mostrati / o seno del cuore / in pelle di pitone». Va sottolineato un altro pregio di questo libro: il sapere nominare anche l’esperienza di tutti i giorni, ma entro una visione ampia. L’addentrarsi in una dimensione casalinga svela una donna che è «condannata agli istinti», ma insieme «affamata» di verità.
In questa ricerca di parola originaria ha un peso importante il lavoro dell’autrice in campo psicosociale e la collaborazione con lo psichiatra e musicoterapeuta Denis Gaita, così come l’aver partecipato per anni al laboratorio di ricerca sul mito e sulla scrittura poetica dell’Associazione Culturale Melusine. Il lettore infatti sente di leggere qui una “poesia onesta”, come direbbe Saba, poesia che non è frutto di artificio.
Testo dopo testo Giulia Grigoletto procede alla ricerca di una parola che avanza per lacerti e senza la sintassi consueta, tentando le strade verso la sacralità e la verità della vita che solo la poesia può afferrare.

                                                                                                   Gabriela Fantato

 

* * *

 

siamo in cucina
grande dea del tempo
della magia guarita
da saperi di serpente?

e mostrati
o seno del cuore
in pelle di pitone

 

* * *

 

è al faro del braccio
che sedevo in devoto ascolto
il tumulto dalle pietre

e ho respirato
lo sguardo sul fare del giorno
o al tramonto quando
la sera confonde
cielo e mare

nell’infrangersi dell’onda
pesca dal porto
sciabordio alle barche

è al faro del braccio
lingua di terra nel mare
che ho portato il corpo stanco

ora qui tra il cemento
ancora porta nutrimento

 

* * *

 

pioverà, sui remi in barca
                    mare grosso e turbolento
                    tira vento dalle tue parti

                    indosso i colori della tua veste
                    di terra di sole lasciato sulla pelle
                    il sapore del dare

                    le nuvole oscurano
                    il cielo innaffia la partenza
                    umida e afosa è l’aria

                    una leggerezza salda
il passo che s’allontana

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