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Questo libro è un percorso iniziatico
verso la parola poetica sentita da Giulia Grigoletto come punto
d’arrivo di una lenta e difficile via che passa per una nuova
percezione di se stessi e del rapporto con il mondo. Solo
così, secondo l’autrice, si apre la
possibilità di trovare un’autentica parola di
poesia: «fungendo da pelo al corpo / si avviò il
cammino», e poi «è al faro del braccio /
che sedevo in devoto ascolto». Riappropriarsi del cor-po,
sentirne la “verità” significa
avvertirlo come origine del nostro abitare il mondo, e significa quindi
conoscerlo e dargli ascolto. Il viaggio è difficile e
doloroso, e attorno tutto si oppone alla possibilità di
ascoltarne la “voce” senza mediazioni intellettuali
e difese cerebrali. Per questo occorre spogliarsi di ogni habitus
mentis. Occorre una rinascita e in tal senso il poemetto all’era
dell’acquario evoca proprio un’epoca a
venire che dovrebbe vedere prevalere concordia e armonia tra gli umani.
Ma non dobbiamo credere che la Grigoletto abbia una visione ideologica
del percorso da compiere: «con le viscere in mano / prese il
fuori del dentro / l’affamata e
implorò».
I testi di Piede d’impronta sono sovente
invocazioni rivolte a figure ancestrali: la luna che «alberga
nel letto», ma soprattutto la grande dea. La donna divina
compare circondata da serpenti che – sia mitologicamente sia
simbolicamente – sono immagine della potenza ambivalente del
femminile: «siamo in cucina / grande dea del tempo / della
magia guarita / da saperi di serpente? / e mostrati / o seno del cuore
/ in pelle di pitone». Va sottolineato un altro pregio di
questo libro: il sapere nominare anche l’esperienza di tutti
i giorni, ma entro una visione ampia. L’addentrarsi in una
dimensione casalinga svela una donna che è
«condannata agli istinti», ma insieme
«affamata» di verità.
In questa ricerca di parola originaria ha un peso importante il lavoro
dell’autrice in campo psicosociale e la collaborazione con lo
psichiatra e musicoterapeuta Denis Gaita, così come
l’aver partecipato per anni al laboratorio di ricerca sul
mito e sulla scrittura poetica dell’Associazione Culturale
Melusine. Il lettore infatti sente di leggere qui una “poesia
onesta”, come direbbe Saba, poesia che non è
frutto di artificio.
Testo dopo testo Giulia Grigoletto procede alla ricerca di una parola
che avanza per lacerti e senza la sintassi consueta, tentando le strade
verso la sacralità e la verità della vita che
solo la poesia può afferrare.
Gabriela Fantato
* * *
siamo in cucina
grande dea del tempo
della magia guarita
da saperi di serpente?
e mostrati
o seno del cuore
in pelle di pitone
* * *
è al faro del braccio
che sedevo in devoto ascolto
il tumulto dalle pietre
e ho respirato
lo sguardo sul fare del giorno
o al tramonto quando
la sera confonde
cielo e mare
nell’infrangersi dell’onda
pesca dal porto
sciabordio alle barche
è al faro del braccio
lingua di terra nel mare
che ho portato il corpo stanco
ora qui tra il cemento
ancora porta nutrimento
* * *
pioverà, sui remi in
barca
mare grosso e turbolento
tira vento dalle tue parti
indosso i colori della tua veste
di terra di sole lasciato sulla pelle
il sapore del dare
le nuvole oscurano
il cielo innaffia la partenza
umida e afosa è l’aria
una leggerezza salda
il passo che s’allontana
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